Ci siamo svegliati con una notizia terribile.

Un altro (sembra ormai del tutto sicuro) attacco terroristico a Ouagadougou, in Burkina Faso, in un ristorante turco molto vicino al luogo del precedente attacco. Ci sono almeno 17 morti e 9 feriti.

Abbiamo un legame molto stretto con il Burkina, consolidatosi negli anni… pensiamo ai nostri referenti, amici, ai bambini che sosteniamo, ai tanti cooperanti che incontriamo durante i nostri frequenti viaggi nel Paese.

Abbiamo sostegni a distanza, per consentire ai bambini di andare a scuola e numerosi progetti, anche importanti. Siamo vicini al Burkina, ancora di più, continueremo a operare nel Paese con ancora più forza e determinazione.

Non lasceremo la mano dei nostri amici burkinabè e insieme andremo avanti nella realizzazione di quel cambiamento e miglioramento di vita che, nel nostro piccolo e insieme a loro, stiamo compiendo.

Oggi i nostri volontari hanno incontrato anche i ragazzi e le ragazze della Precious School di Kampala, una cattedrale di speranza in un quartiere estremamente periferico e povero.
Hanno parlato, si sono fatti domande, hanno rinsaldato l’amicizia. Negli anni abbiamo visto questa struttura lievitare, ingrandirsi, accogliere sempre più studenti. A ogni ritorno ci sorprendevamo. Abbiamo accolto progetti e proposte, li abbiamo realizzati.

Ogni volta che tornavamo ci colpiva la rete, rinforzata dal filo spinato, che delimitava l’area in cui è situato l’edificio. Fuori alcuno dei bambini del quartiere tendevano le mani verso di noi. Quante nostre e loro mani si sono intrecciate strette, diventando poi carezze!
Bastavano due passi e dentro tutto cambiava _ quanto è importante il sostegno a distanza! _ blocchi di aule, alcune anche molto grandi, laboratori e dormitori.

La Precious College School è cresciuta molto sia per numero di alunni che per qualità di insegnamento. Per tale motivo gli studenti possono sostenere gli esami nazionali ugandesi nei locali della loro scuola… il sostegno a distanza, la relazione, buoni referenti e una progettazione che parta dalle loro reali esigenze cambia davvero le cose e le vite.

Per informazioni: sponsorship@bhalobasa.it, progetti@bhalobasa.it.

Oggi il nostro gruppo in viaggio in Uganda è tornato a “In need Home”. La struttura si trova all’interno del più grande slum della capitale Kampala e grazie alla collaborazione preziosa di Anny, referente e ormai per noi riferimento, abbiamo sostegni a distanza e progetti, come quello delle aule scolastiche, alcuni anche in divenire.
Pensiamo, ancora una volta, alla differenza che può fare per un bambino che nasce in una zona povera e disagiata come questo slum avere la possibilità di contare su mura protette, dentro le quali trovare solidarietà, cure, cuore… un ambiente protetto.
La possibilità, tramite il sostegno a distanza, di andare a scuola.
La soglia tra lo slum e la struttura di “In need home”, poterla attraversare, coincide sempre più spesso con la soglia tra avere un futuro e non averlo, visto che la situazione, in quel contorcersi di baracche, privazioni, sporcizia e dolore è ancora più critica.
Con Anny e i suoi collaboratori Simone Del Cesta, il capogruppo, e i volontari, hanno parlato del progetto Teresa e di quando sia fondamentale.
Solo questa settimana tre bambine sono state vittime di violenza… vi invitiamo a leggere/rileggere la prima storia di SaD, scritta da Miria Fulceri, perché la nostra volontaria sa raccontare molto bene, con verità e profondità, mai disgiunte da delicatezza e rispetto, una delle storie del Progetto Teresa e il progetto stesso, basta cliccare qui.

Per informazioni su come attivare un sostegno a distanza: sponsorship@bhalobasa.it, per nformazioni sui progetti che stiamo portando avanti a In need home: progetti@bhalobasa.it.

Ci sono sempre difficoltà e disagi, tanti, troppi, ma ogni volta che torniamo, qui come in altri luoghi, di pari passo aumentano la speranza e la sua concretezza, grazie al sostegno di ognuno di voi!

Insieme, possiamo!

STORIE DI SAD
Cris, Legame d’amore

Scendiamo dalla barca che ci ha condotto dall’isola di Bumbire alla terraferma. Un gruppo di occidentali impauriti, scortati da africani altrettanto impauriti. 75 minuti di silenzio assoluto, rotto soltanto dal rumore delle onde, alte e terribili… scendiamo e finalmente parliamo. Grati alla vita, grati alla terra che calpestiamo.
È mattina. Il sole illumina questo splendido angolo di Tanzania e noi siamo felici. Seduti intorno a un tavolo, assaporando tè, caffè, samosa e chapati che ci sembrano squisiti, ritroviamo il senso del nostro viaggiare. E parliamo.
Padre Pascal riassume il programma della giornata, ci ricorda che, poche ore dopo, incontreremo Cris. Già, Cris! Tra le onde del lago l’avevamo dimenticata. Pascal ci racconta la storia di una bambina come tante, di un destino comune a troppi bambini in questa parte di mondo. Cris aveva un padre e una madre, una volta, ma si sono perduti, inghiottiti dal male del mondo… dalla fame, dalla malattia, dall’ingiustizia e lei se l’è cavata da sola. Un fagottino piangente alle porte di un villaggio.
Parole lucide, essenziali, scevre da quei facili giudizi che spesso inquinano i nostri pensieri, quassù, a nord del Mediterraneo. Nessun riferimento a colpa, egoismo, cattiveria, c’è spazio soltanto per l’umana pietà.
Ma l’Africa ha il cuore grande e non è necessario partorire per essere madre. Così una donna del villaggio, attratta da un pianto strano, che le sembrava quello di un animale ferito, cercando la fonte del suono che magneticamente la attraeva, incontrò, nascosta tra le fronde, la piccola che piangeva.
Incontro d’amore. Incontro tra la bambina e la donna che immediatamente divenne madre.
Ma il sentimento si scontra con l’antico ostacolo che opprime questa parte del mondo: il denaro. La mancanza cronica di denaro. Pascal ci spiega che la donna non ce la fa a sfamare un’altra bocca, non ha i mezzi. Ci chiede di attivare un progetto, di elaborare strategie per dare un futuro alla bambina, per… Non termina la frase.
“Io. Vorrei pensarci io… “
Mentre noi proviamo a elaborare un piano, un nostro compagno di viaggio si propone, seguendo quell’istinto che spesso si fa potente e indica la strada giusta da seguire.
E nasce un legame.
Incontriamo la piccola, vestita a festa, un po’ impaurita da tutte le facce strane che vede intorno a sé. Poi, pian piano si scioglie, si rasserena. Ne approfittiamo per prenderla in braccio, sentirne il calore, stringere quel legame creato per caso, che, con un filo invisibile, unirà per sempre i nostri destini. Guardiamo il suo viso inconsapevole, che sembra esprimere tutto il senso del nostro viaggio e siamo ancora più felici di essere scesi da quella barca.

Silvia Marini
Volontaria del Settore Comunicazione

Storie di SAD, storie di Bhalo
Qualcosa di importante

Cris è un nome di fantasia e nella foto non è ritratta. Raccontiamo la sua storia, grazie a Silvia e a Nicola Mumoli (il medico del quale si parla nella storia) per far capire come un sostegno a distanza, un progetto e la collaborazione con un buon referente, come Paschal, in questo caso, possano cambiare la vita di un bambino o di una bambina… ma non vogliamo in alcun modo ledere i diritti di Cris e degli altri bambini e bambine così piccoli e così già provati.
Vogliamo solo proteggerli, in ogni modo, e donare loro una vita migliore.
Per informazioni: sponsorship@bhalobasa.it, progetti@bhalobasa.it.

Condividiamo il comunicato del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza – CNCA, di cui Bhalobasa fa parte. Anche noi siamo con Medici Senza Frontiere.

“Vogliamo schierarci ancora una volta pubblicamente dalla parte di MSF e delle Ong che stanno lavorando nel Mediterraneo per salvare quante più vite di migranti che sono costretti ad arrivare in Europa con mezzi di fortuna.
Fa bene MSF a rifiutare il protocollo del governo sulla gestione dei salvataggi in mare. Questo atteggiamento del governo non fa che aumentare i problemi. A nessuno è chiaro il reale motivo per cui sulle navi che salvano i migranti ci debbano essere delle forze di polizia. Si militarizza in questo modo anche l’aiuto umanitario.
La stessa inchiesta che ha portato al sequestro dell’imbarcazione Iuventa, di una Ong tedesca, grazie all’inchiesta di Famiglia Cristiana sembra rilevare dei contorni alquanto ambigui.
Non si può scaricare sulle organizzazioni della società civile i problemi creati da anni di errori dei governi occidentali in Africa a svantaggio di quelle popolazioni, e politiche di immigrazione inutili e controproducenti come la nostra Bossi-Fini.
La stessa scelta del governo per un impegno militare in acque libiche appare come un film già visto e la collaborazione nel respingere i migranti verso la Libia è un atto contro l’umanità. Tutti sanno, governo compreso, che in Libia non esistono i diritti umani e che i campi di accoglienza sono dei lager dove le persone subiscono violenze di ogni tipo.”