20 giugno – Giornata Mondiale del Rifugiato.
di Simona Caroti
20 giugno — Giornata Mondiale del Rifugiato.
“Rifugiato” è una parola che cancella le persone. Le riduce a un’etichetta, a una pratica, a un numero. Ma dietro quella parola c’è sempre qualcuno: una ragazza che vuole riprendere e terminare gli studi, un padre che cerca un lavoro dignitoso, una famiglia che immagina una nuova casa, un bambino o una bambina che sperano di tornare a scuola con i e a giocare, serenamente.
Questa immagine di Emergency https://www.emergency.it/ (che ringraziamo e con cui spesso, con il Gruppo Emergency Pisa, collaboriamo) lo dice meglio di tante parole. E i numeri, se li lasciamo parlare, raccontano la stessa cosa.
A fine 2025 nel mondo erano 117,8 milioni le persone costrette a lasciare la propria casa: una ogni 70 abitanti del pianeta. Di queste, oltre il 73% è accolto in Paesi poveri o a medio reddito, non nella ricca Europa che pure tanto se ne preoccupa.
Per la prima volta in dieci anni il numero è in lieve calo. Ma non è una vittoria: dipende soprattutto da rientri forzati o avventati verso Paesi ancora insicuri – Afghanistan, Siria, Sudan – dove tornare significa spesso ricominciare dalla paura.
E da noi? In Italia, nel 2025, su circa 78.000 domande esaminate il 70% è stato respinto, e solo il 7,6% ha ottenuto lo status di rifugiato, contro una media europea del 23%. Numeri che ci dicono quanto sia stretta, oggi, la porta della protezione.
Come Bhalobasa, lo vediamo ogni giorno: tutto cambia quando si passa dai numeri alle storie! Quando il “milione” diventa una ragazza che fa i compiti, un padre che impara una lingua nuova, un bambino che fa sport con i suoi nuovi amici. I numeri ci servono per capire la dimensione di ciò che accade.
Ma è solo incontrando le persone che capiamo davvero.
Oggi, dietro ogni parola, proviamo a vedere un volto!
Fonti: UNHCR, Global Trends 2025; dati Italia 2025 (Centro Astalli / Ministero dell’Interno).
Immagine: Emergency.