di Gianmarco Braccini
“In India non si muore più di fame, l’alimentazione è senza dubbio molto deficitaria, ma non si muore più di fame. Le vere emergenze sono l’istruzione e l’accesso alle cure sanitarie”. Con queste parole l’allora vescovo di Asansol-Burdwan e oggi di Calcutta padre Elias Frank ci descrisse le problematiche dell’India moderna, in un incontro in una casa Caritas, dove eravamo ospitati lo scorso anno a Burdwan, West Bengala, India.
L’India è un paese popoloso (un miliardo e quattrocento milioni di abitanti) pieno di contraddizioni; si va dalla bomba atomica alla gente che continua a dormire sui marciapiedi con un tetto di Nylon sulla testa, dove il servizio pubblico in generale è di scarsissimo valore (scuole, ospedali, medicina territoriale ecc.) ed il privato è di eccellenza con scuole di altissimo livello in lingua inglese che sfornano matematici, fisici e informatici di grande valore, cliniche con medici specializzati nel Regno Unito o negli Stati Uniti che sono in grado di esprimere l’eccellenza in tutte le discipline mediche. Una politica conservatrice associata ad un integralismo religioso che vede prevalere l’Induismo come religione dominante che influenza anche la vita pubblica. Questo contesto ovviamente è estremamente sfavorevole a quelle politiche di sostegno per coloro che sono più poveri e che non avendo accesso ai servizi privati, non godono di nessuna cura né culturale né sanitaria. Questo è quello che abbiamo visto e di cui ci siamo resi conto nello scorso viaggio.
Bhalobasa sono anni che si occupa di sostegno culturale per i più deboli; sono ben oltre mille i sostegni a distanza che favoriscono lo studio dei bambini e dei ragazzi e che li accompagnano anche fino all’università, ma nel sanitario era stato fatto meno, soprattutto come interventi sul territorio. Le parole di Padre Elias hanno fatto scattare in me qualcosa, mi sono chiesto come potevo far si che delle persone nullatenenti potessero avere accesso a delle cure efficaci? Io sono un dentista e so cosa vuol dire curare le persone in questo ambito e cosa serve per farlo. L’India, oltretutto, è un paese dove medici e dentisti ci sono e dove numerose leggi controllano la professione. Non possiamo pensare di andare e fare noi qualcosa perché qui non ne avremmo il titolo. Ho visitato anche uno studio dentistico e ho visto che le attrezzature presenti sono di buon livello. Allora è nata in me l’idea che ha portato al “Progetto Dentista”. Il concetto è molto semplice: convenzionarsi con un professionista del posto al quale inviare i pazienti con problemi odontoiatrici, lui li visita, ci riferisce (anche con foto) quali patologie ha riscontrato e noi paghiamo la terapia. Ho lanciato l’idea a Bhalobasa, che mi ha subito sostenuto, e quando sono tornato in Italia, anche alla mia unità pastorale di Limiti, Pappiana, Pontasserchio, e San Martino Ulmiano e oggi anche di S. Andrea in pescaiola.Grazie alla donazione di molte persone che hanno generosamente contribuito, siamo riusciti a raccogliere sul progetto 2000 Euro e, con questo piccolo gruzzolo, grazie a Sharmistha, la nostra responsabile sul territorio, oggi quel progetto è realtà. Sono state visitate più di 50 persone, di queste molte curate con farmaci, soprattutto bambini, e 29 sono attualmente in terapia dal dentista. Una cura dentale in India costa circa 5 euro e vista la spesa esigua vorremmo che questa realtà continui anche negli anni futuri; ecco perché anche quest’anno abbiamo chiesto che la nostra unità pastorale ci sostenga. E’ partita una raccolta fondi attraverso i salvadanai di avvento e un evento che è stato fatto prima di Natale. Speriamo anche di trovare altre persone che ci appoggino nel finanziare il progetto per renderlo una realtà stabile di sostegno ai poveri dello Slum di Akra.
Per maggiori informazioni: https://www.bhalobasa.it/info-progetto/?id=795






