Ringraziamo il settimanale diocesano di San Miniato, La Domenica, e il suo direttore,Don Francesco Ricciarelli, per aver dato così tanto spazio, nell’ultimo numero, al nostro più recente viaggio in Burkina Faso, agli incontri e alle storie che ne hanno fatto parte e alla nostra associazione. A questo link il settimanale nella sua veste completa: http://sanminiato.chiesacattolica.it/wp-content/uploads/sites/2/2018/12/La-Domenica-2018-12-23.pdf

di Simona Caroti BHALOBASA: STORIE E VOLTI DAL BURKINA FASO Siamo tornati in Burkina Faso tra novembre e dicembre 2018, torneremo presto dai nostri amici burkinabè.  Nel Paese che Thomas Sankara ribattezzò “Terra degli uomini integri” (Burkina Faso significa appunto questo, nelle due lingue burkinabè principali: môre e dioula) Bhalobasa opera dal 2006 con sostegni a distanza e progetti, in gran parte del territorio.  La nostra associazione ha portato in Burkina l’esperienza maturata dal 1991 (anno in cui è nata a Kolkata, in Bengala Occidentale) in India, fondata da Don Armando Zappolini e da Padre Orson Wells, vicina all’esperienza di Madre Teresa con la quale noi volontari e volontarie abbiamo stretto un solido rapporto fino alla sua morte.  Dopo dodici anni di attività in Burkina Faso è sorprendente ogni volta tornare, durante i nostri viaggi di verifica, e renderci conto di cosa è nato e prosperato nel tempo: conquiste faticate e maturate piano, centimetro dopo centimetro, tra la arida brousse, i tramonti profondi e le piogge che a volte sembrano senza fine. I nostri referenti e le nostre referenti hanno spesso dedicato la vita, o parte di essa, a far crescere un Paese complesso, difficile, dalle condizioni oggettive molto ostiche, eppure estremamente accogliente, aperto, ospitale, sincero. Sankara affermava ripetutamente che il vero aiuto è quello che permette alle persone di aiutarsi da sole e proprio questo la nostra associazione e noi come volontari e volontarie cerchiamo dall’inizio: con i sostegni a distanza, con la scuola e l’istruzione per i bambini e le bambine, con i progetti in ambito sanitario, alimentare, agricolo, contro malattie e malnutrizione.  Nel nostro decalogo del viaggiatore (nato da mille e una chiacchierata dei vari gruppi, di età, professioni, percorsi diversi, dai discorsi spontanei che facciamo, condividendo esperienze intense, particolari e belle, emozioni anche travolgenti, delusioni e risultati importanti) abbiamo scritto, tra le altre cose: “non chiedermi dove vado, ma chi incontro”. Ogni viaggio è fatto di incontri, di storie, come la nostra associazione. Di questo ultimo viaggio ne vogliamo raccontare due che secondo noi sono un buon compendio di tutto quello che abbiamo vissuto e che, nella sua completezza, non riusciremmo mai a esprimere a parole. 

LA STORIA DI DAMASE Ha poco più di vent’anni, viene dal villaggio di Tougouri e adesso frequenta l’università a Ouagadougou, la capitale. Ha studiato grazie a Bhalobasa (e anche la sua insegnante ha vissuto la stessa esperienza) e nella sua storia c’è tutto il senso del sostegno a distanza, della generosità di una o più persone che decidono di dare fiducia a un bambino o a una bambina lontani geograficamente, ma vicini in lettere e scambi di racconti sulle proprie vite, e di permettere loro di studiare (con 57 Euro all’anno, nel caso del Burkina Faso) cambiando per sempre il corso della loro esistenza. Damase conosce tre lingue e sta studiando con profitto la quarta, l’italiano, vuole diventare giornalista e lavorare come cooperante, “conosco bene le risorse e le criticità del mio Paese, per questo voglio aiutarlo più che posso”. Il ciclo della povertà che si spezza per sempre, un ragazzo uscito da una piccola casa di un piccolo villaggio, molto amato dalla sua famiglia che però non poteva provvedere economicamente ai suoi studi se non aiutata, è riuscito a trasferirsi nella capitale del Burkina, ad andare all’università, a mettere concrete basi ai suoi sogni e a breve potrà trasformare la fiducia dei suo sostenitori in aiuto e sviluppo per il suo Paese. Nelson Mandela diceva che l’educazione è l’arma più potente che può cambiare il mondo. Ci crediamo molto, lo abbiamo toccato con mano, negli anni, nei Paesi in cui operiamo, dove centinaia e migliaia di vite di bambini e di ragazzi sono cambiate per sempre. Giovani che lavorano, aiutano altri bambini in difficoltà, le loro famiglie, i loro villaggi, il proprio Paese, anche perché desiderosi di “restituire”, come ci dicono spesso, in qualche modo ciò che è stato loro dato, tramite Bhalobasa. 

LA STORIA DI GRAZIA E PATRIZIA Ci siamo chiesti tante volte come le difficoltà, le complessità, il caos, la stanchezza, le sensazioni che ti stringono il cuore in una morsa, nel bene e nel male, potessero alla fine di un viaggio con Bhalobasa fondersi in un movimento armonico… come sudore, scomodità, macinare chilometri, spostarsi molto, dormire poco ecc. potessero dare risorse nuove, allargare il cuore e lucidare la mente. Conoscere Grazia Le Mura e Patrizia Zerla, due delle preziose referenti di Bhalobasa, è uno di quegli incontri che dà risposte. Vivono in Burkina Faso, prima a Bobo Dioulasso, poi a Sokourani stabilmente, hanno la cittadinanza burkinabè, in questi ultimi anni hanno cambiato il volto di questi luoghi unendo umanità e spirito imprenditoriale, ascolto e visione, pragmatismo e solidarietà. A Bobo sono andate nelle periferie della città, tra i più poveri tra i poveri, ispirandosi a Madre Teresa, e molti adesso hanno lavoro, i loro figli vanno a scuola, il futuro li circonda e aspetta. Hanno accolto a I Dansé (benvenuto in lingua dioula) bambini e donne rimaste da sole, bambini denutriti e donne in difficoltà, istituendo un PAM, programma di accompagnamento nutrizionale. Grazie a loro i bambini e le bambine che non avevano neanche un pasto o al massimo avevano un pasto del tutto insufficiente per la crescita mangiano in modo equilibrato e crescono bene. Poi è nata Casa S.A.R.A., a Sokourani, uno dei villaggi vicino a Bobo. Casa, centro polivalente, punto di accoglienza, fattoria e molto di più… Sara, scomparsa a soli venti anni, è il nome della ragazza alla quale è stato dedicato il centro e la cui famiglia ha permesso l’iniziale costruzione. S.A.R.A. è anche un acronimo: “sentirsi amati ridona amore”. Perché chi viene ospitato in questa struttura e lavora lì ha molto amore da ricevere per quello che ha passato, a volte è rimasto solo _ capita a molti bambini… _ ma ricevendo amore e fiducia a sua volta li rimette in circolo sotto forma di servizio, di affetto e di aiuto verso gli altri. Un dinamismo formato famiglia che fa sentire a casa e che fa prosperare il centro e la fattoria grazie alle idee e alle capacità di Grazia e Patrizia.

IL VIAGGIO  Il viaggio Bhalo comincia sempre quando termina, quando dopo tutto quello che si è visto e incontrato e vissuto ci si rende conto pian piano di saper dare sempre più valore alla vita degli altri, ai loro bisogni, senza distogliere lo sguardo da chi è più fragile, qui o in altre parti del mondo. La fragilità non è un ostacolo, non è un giudizio, non è una colpa, fa parte di ciascuno di noi. La fragilità è una condizione e spesso basta non voltarsi, ascoltare e dare il poco che si può per trasformarla in forza sia in chi dà sia in chi riceve. Perché dare e ricevere sono due dimensioni così contigue, sovrapponibili e reciproche che diventano subito una cosa sola. 

di Chiara Del Carlo

“Il vero viaggio inizia quando torni”. Questa frase di Stefania Bagnoli (segretaria di Bhalobasa e capogruppo del viaggio con David Pistolesi, ndr) la capisco a poco a poco, realizzando ogni giorno che una parte di me ancora non è tornata del tutto. Alcune immagini sono incollate dentro al cuore, e questa “mia Africa” è vicina nonostante la lontananza geografica. Il ritmo delle persone ispira pace, tranquillità ma nello stesso tempo ad ogni passo dimostra la maestosità e la fierezza dell’esserci; i loro gesti sono dosati, pacati, mai fuori luogo, mai offensivi. Nonostante il pulsare della vita lungo le strade di Kampala, nonostante il traffico che affoga gli spostamenti, tutto sembra perfettamente regolato da un equilibrio interiore. Il senso di comunità è un altro aspetto tutto africano che mi ha toccato profondamente. Dal villaggio, in cui comunità vuol dire cantare e ballare tutti insieme dentro alla Chiesa aperta per l’oc- casione, allo slum, in cui comunità è farsi carico di una ragazza madre con problemi mentali, regalandole una casa di lamiere e cartoni che è tutta la sua vita. Gli sguardi africani, poi. Ti segnano, ti incidono. A volte li ho sentiti curiosi, al limite quasi della sfacciataggine, altre volte spaventati dal mio essere bianca, alcune volte insondabili, per la mia impossibilità anche solo di immaginare ciò su cui hanno dovuto posarsi. Mai accusatori, mai insidiosi. E sono stati proprio gli sguardi così sinceri a farmi sentire inadatta, in imbarazzo. Che cosa ci sto a fare io in mezzo a questo slum? Con quale presunzione io, bianca, ricca, arrivo qua e guardo la loro vita, giudicandola secondo il mio metro di giudizio? L’Africa è tante domande che non hanno risposta. “Perché?” questa è forse la domanda più dolorosa, almeno di quelle che mi sono posta io, poiché è intimamente collegata con “Che cosa posso fare io per cambiare tutto questo?”. Quello che ho capito grazie a questo viaggio è che non si può cambiare “tutto”, ma che ciò che fa la differenza è un “qualcosa”, che per noi può essere un minimo e insignificante gesto, ma che per qualcuno può voler dire “tutto”. Quello che mi ha preso la gola e il cuore quando siamo entrati nello slum di Kampala e che mi ha paralizzato per tutto il tempo è stato il senso di impotenza, che si è attenuato solo alla visione delle lacrime di gioia di una bambina a cui viene regalata un’uni- forme per poter frequentare la scuola che tanto desidera. È stato davvero un viaggio in tutti i sensi, dentro e fuori. Per questo devo ringraziare moltissimo anche i miei compagni di avventura, di riflessioni, di risate, di lacrime. L’Africa mi sarebbe sembra- ta un posto con un po’ meno luce senza la loro presenza. Io, da “piccolina” del gruppo, a tratti spaventata dalla differenza di età, ho scoperto in loro un’inaspettata fonte di forza e di vicinanza, che mi porto dentro insieme a tutti gli altri insegnamenti che, pole pole, si rivelano nella mia vita. Anche questo, per me, ha significato questo viaggio: la conferma che ciò che conta davvero non sono i numeri, non sono le differenze esteriori, ma l’energia, lo scopo, la strada che permette alle persone di incrociare i propri sentieri e scambiarsi qualche pezzetto di vita.

Concerto di solidarietà dell’Orchestra Stefano Tamburini al Teatro Era Omaggio a Fabrizio De André e ai nostri “Amici fragili”

Lunedì 25 giugno, a quasi quaranta anni dalla pubblicazione dello storico doppio LP live, l’Orchestra Stefano Tamburini, formata dagli allievi e dai docenti dell’Accademia della Chitarra Musica&C. di Pontedera, rende omaggio a questo caposaldo della storia della musica italiana con un’accurata selezione di 11 brani di Fabrizio De André, mantenendo intatti gli arrangiamenti della PFM. La preparazione del concerto ha richiesto un impegno di notevole portata sia per gli allievi che per i docenti-arrangiatori dell’Accademia, durato oltre sei mesi, poiché non esistendo in commercio spartito alcuno è stato necessario trascrivere “a orecchio” ogni singola nota, ridistribuendo fra i diversi strumenti di oltre 50 elementi le stesse melodie che musicisti del calibro di Franco Mussida (chitarre), Lucio Fabbrio (violino), Franz Di Cioccio (percussioni) suonarono nel tour che tra il 1978 e il 1979 portarono i P.F.M. e De André in giro per l’Italia e da cui furono tratti i due indimenticabili album. La voce di De André sarà interpretata da cinque talentuose allieve delle classi di canto dell’Accademia (Zoe Ciulli, Maria Elena Di Sarli, Erica Macchi, Daria Paola ed Eva Silvestri), metafora dell’eterna attualità che le melodie di Faber hanno ormai assunto, proprio come accade ai grandi classici. La direzione musicale è affidata al Maestro Giovanni Sbolci, Maestro dell’orchestra fin dalla sua nascita, dieci anni fa, mentre l’organizzazione generale è a cura del Direttore della scuola di musica, Luigi Nannetti che desidera ringraziare tutti i docenti che hanno prestato il loro prezioso lavoro di trascrizione e arrangiamento: Roberto Cecchetti, Raffaele Della Croce, Mirko Malacarne, Luigi Nannetti, Giovanni Sbolci, Lorenzo Petrizzo e Marco Vanni. L’Accademia della Chitarra conta oggi 400 allievi, impegnati nello studio di tutti i principali strumenti, classici e moderni, e grazie alle sue dimensioni e alla doppia convenzione firmata con i Conservatori di Livorno e di Lucca, è riconosciuta tra le migliori in Toscana, per qualità e varietà dell’offerta didattica.

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI, ENTRO IL 22 GIUGNO L’invito rivolto a tutti e a tutte, dunque, è per lunedì 25 giugno, nella splendida cornice del Teatro Era di Pontedera: il concerto sarà aperto dal Coro di Voci Bianche ‘Mi Cantino’, diretto dal Maestro Auro Maggini, e dalla JuniOrchestra, diretta da Luigi Nannetti, formati dagli allievi e dalle allieve under 12 dell’Accademia. Sarà una magnifica serata di musica e solidarietà… per i nostri “amici fragili”! Per prenotare scrivere, entro il 22 giugno, una mail a comunicazione@bhalobasa.it o un messaggio WhatsApp (no sms o telefonate) al numero: 349/4298444 entro il 22 giugno. Ingresso a offerta, il ricavato confluirà nel progetto “Una scuola per l’infanzia a Toécé”, in Burkina Faso.

IL PROGETTO Toécé è un villaggio a circa 100 chilometri a sud della capitale del Burkina Faso, Ouagadougou, sulla strada per Po. In quella zona Bhalobasa, durante i suoi frequenti viaggi nel Paese, ha conosciuto un gruppo di suore che lavoran nel centro nutrizionale e seguono la parrocchia. Durante uno dei viaggi nel 2017 abbiamo proposto loro di attivare alcuni sostegni a distanza e la collaborazione con quest referenti si sta rafforzando. Le suore vogliono costruire una scuola per l’infanzia perché ci sono molte donne con figli piccoli che lavorano e sarebbe un grosso aiuto per loro. C’è già un progetto pronto e per la realizzazione dell’edificio lavoriamo in team con un’associazione e un gruppo di persone, molto esperte di Burkina, che conosciamo da tempo, cari amici e care amiche sui quali contare. Il terreno dove sorgerà la scuola è già stato acquistato. Nelle vicinanze, inoltre, esiste un pozzo utilizzabile, indispensabile per l’esecuzione dei lavori. Per informazioni: progetti@bhalobasa.it. A questo progetto abbiamo dedicato anche la cena annuale di Lavaiano del 9 giugno per riuscire, nel più breve tempo possibile, a costruire la scuola!

Nel 2012, grazie alla professoressa Elisabetta Marini, abbiamo dato avvio, dapprima in Uganda e Tanzania, a un progetto contro la malnutrizione in collaborazione con l’Università di Cagliari. Ne sono seguiti tanti viaggi, numerosi convegni, pubblicazioni scientifiche, tradotte in più lingue, e risultati importanti, soprattutto per i bambini e le bambine che hanno adesso una qualità di vita decisamente migliore. E ne è seguita una prestigiosa pubblicazione scientifica sull’American Journal of Human Biology a cura di Elisabetta Marini, Ornella Comandini, Alessandro Cipriano, il nostro presidente, Giovanni Carmignani, il referente del settore progetti di Bhalobasa, Gabriele Carmignani e Deodatus Tiba, nostro referente a Bumbire, in Tanzania. Per la copertina è stata scelta una foto che richiama la pubblicazione all’interno, scattata in Tanzania, sull’isola di Bumbire, da Simona Caroti, referente del settore comunicazione, proprio all’inizio del progetto. Ritrae una bambina con una storia bella e intensa, come i suoi occhi, che stava, in quel momento, portando gli avocado alla mamma. Un incontro che portiamo nel cuore. Per leggere l’articolo completo su American Journa of Human Biology: onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1002/ajhb.23098 Per informazioni sul progetto: progetti@bhalobasa.it.

CONVOCAZIONE ASSEMBLEA ORDINARIA È stata convocata l’assemblea ordinaria per il 14 giugno 2018, alle ore 20:30 in prima convocazione e alle ore 21:00 in seconda convocazione, al Centro Pastorale Madre Teresa di Perignano, con il seguente ordine del giorno: 1. Approvazione bilancio consuntivo 2018 e preventivo 2019; 2. Incontro con Padre Orson; 3. Verifica cena annuale di sabato 9 Giugno 2018; 4. Comunicazioni del Presidente Alessandro Cipriano. Aspettandovi numerosi all’assemblea e all’evento del 9 giugno porgo i miei più cordiali saluti a tutti i soci. ❇️Allego anche la locandina/invito alla presentazione del libro del nostro fondatore e presidente onorario Don Armando Zappolini. Il presidente, Alessandro Cipriano