Partire per questo viaggio è stato per me realizzare un desiderio che custodivo nel cassetto dei sogni ormai da anni, e quello che mi ha lasciato nel cuore e nella mente lo custodirò e proteggerò, per sempre, come un tesoro prezioso.
Partire così, senza aspettative, senza immaginarmi niente di tutto quello che mi potevo ritrovare a vedere, a vivere, partire, come dissi a Stefania appena arrivata, a cuore aperto, pronta a ricevere ogni tipo di emozione e pronta a dare quello di cui c’è più bisogno, in due parole tanto Amore, forse è stato proprio questo a farmi vivere questo viaggio a 360 gradi. La prima impressione, la mattina del primo agosto alle 6.30, appena arrivati a Moroto House è stata di sentirmi a casa, una sensazione di calore familiare mi ha fatto sentire subito a mio agio nel posto e con i miei compagni di viaggio, ed anche grazie a loro, ad ognuno di loro, questo viaggio è stato reso davvero speciale.
Le giornate sono scorse veloci, scandite nei tempi e impegnate nelle nostre attività, scaldate dal sole dell’Africa, la pioggia ci ha dato solo il benvenuto e l’arrivederci!!! In queste righe voglio ricordare quelle che per me sono state le esperienze più significative, anche se ogni giorno trascorso in Uganda mi ha regalato qualcosa di particolare, comprese quelle vissute un po’ più da turista.
Il primo ricordo va alla prima esperienza nelle scuole, il pomeriggio del 2 agosto siamo andati alla St. Mary School, e di quel pomeriggio rimarrà indelebile la sensazione di imbarazzo di fronte all’entusiasmo, alla gioia e all’essere completamente travolta da tutti quei bambini, ognuno di noi è stato assalito da un gruppo di bimbi e nel piazzale echeggiava un unico grido “bye muzungu”, a ripensarci bene credo di essere rimasta immobile nella stessa posizione per diversi minuti a domandarmi: “e ora come faccio a farli divertire un po’?”, ma è bastato poco perché sono stati loro a saperci coinvolgere in fretta nei loro giochi, nelle loro canzoni e nei loro balli, e soprattutto nella loro gioia di averci li con loro ed essere tutti per loro!
Come possibile dimenticare le due giornate a Gossace, li abbiamo assaporato, seppure per poco, la vita del villaggio, le loro abitudini, le loro attività, i loro disagi,il loro forte senso di condivisione, siamo entrati nelle loro abitazioni, camminato per le loro strade…e sentirsi sempre e comunque i benvenuti!L’immagine che più mi riempie il cuore di gioia è quell’immenso cerchio composto dai bimbi e noi wuzungu, in mezzo al prato, contornato dal verde della foresta e dal cielo azzurro senza una nuvola….che sensazione di serenità ho provato distaccandomi per qualche minuto da quel cerchio e osservare i sorrisi dei bimbi e i nostri e quel meraviglioso panorama!
Ovviamente c’è stato anche l’impatto con la realtà più dura, vedere dove dormono i bimbi dell’orfanotrofio gestito da Vincent, sapere che li ci sono periodi dove è garantito un solo pasto al giorno, sapere che nel giro di pochi mesi ci sono stati molti casi di malaria e che le scorte dei medicinali sono finite e non c’è la possibilità di rifornirsene, venire a conoscenza che chi è malato di AIDS, non ha la possibilità di curarsi perché gli viene negato il diritto a percepire i medicinali necessari gratuitamente….tanta rabbia, tanto senso di impotenza, attenuato però dalla loro forte speranza in un futuro migliore, che viene letta quotidianamente nei loro grandi occhi scuri.
La trasferta a Lowero dove la vogliamo mettere???Li abbiamo avuto la possibilità di incontrare e conoscere padre Anacleto, persona dalla quale c’è solo da prendere esempio, uomo carismatico, coinvolgente colto e carico di un amore per la vita, che sa trasmettere agli altri in un modo molto semplice e naturale, è solo grazie a lui che Lowero è diventato un villaggio capace di accogliere i bambini a scuola, capace di curare gli abitanti, è stata infatti costruita un’infermeria, che io chiamerei piuttosto un piccolo pronto soccorso, c’è una chiesa, luogo di co

La destinazione del 5 per mille non sostituisce, in alcun modo, la scelta dell’8 per mille e non comporta oneri aggiuntivi per il contribuente; è infatti una quota di imposte a cui lo Stato rinuncia a favore degli enti “no profit” per sostenere le loro attività.

COME FARE

Al momento dell’annuale dichiarazione dei redditi, nella sezione riservata al 5 per mille del CUD, 730 e MODELLO UNICO, firma nel riquadro riservato alle organizzazioni non lucrative di utilità sociale e riporta il codice fiscale dell’Associazione bhalobasa Onlus.

Il Codice Fiscale da riportare è il seguente: 90025750507

È sera, l’aria è calda ma non soffocante, l’ambiente decisamente familiare. È la terza volta che questo aeroporto mi accoglie ed ormai è come vedere un parente lontano, noto ogni differenza, lui probabilmente ogni nuova ruga. Fuori troviamo il solito bus da 12 posti, padre Andrew ci aspetta alla Mazzoldi, la missione che ci ospita, perché non siamo neofiti, per David è addirittura la quinta volta. Sappiamo quello che ci aspetta, eppure è sempre un’emozione fortissima respirare questa terra. Nel venire in Uganda con Bhalobasa ci sono tappe immancabili a cui ho pensato fin dal momento in cui l’idea di questo viaggio ha cominciato a prendere corpo, Gossace e Luwero. Dopo gli abbracci e i saluti la prima domanda a Andrew è proprio: quale giorno ci andremo? E quando poi passeremo in Tanzania? Ma è tardi, la stanchezza mi prende gli occhi e le gambe e non è necessario tutto e subito: siamo arrivati in Africa!
La strada per Luwero mi sembra infinita e brevissima allo stesso tempo. Ecco siamo già al mercato e al bivio dove la strada principale, sterrata, sta per finire e ci si inoltra nella foresta. Apriamo tutti il finestrino per non perdere la parte migliore che regala l’inerpicarsi per questi piccoli sentieri a bordo del Van, un gridare continuo, gioioso e prorompente: Bye Mzungu! (Ciao Uomo bianco). Sono i piccoli bimbi del villaggio che ci corrono incontro appena sentono il rombo del motore. Agitano le piccole mani a più non posso e si fermano d’improvviso, impietriti, se scoprono che siamo più vicini di quanto pensassero. Ma il sorriso non se ne va dai loro volti. E dietro di loro, meno esuberanti, madri, nonni, giovani che portano il carbone, che dirompono in immensi sorrisi se solo ammicchiamo un saluto. Tra una capanna e la successiva i commenti fra noi sono drammaticamente identici: “non era così la volta scorsa”. Molte più numerose sono le pance gonfie, molti di più i bimbi mal vestiti e gli adulti stremati. La povertà avanza inesorabilmente. Padre Anacleto ci aspetta lavorando infaticabile, nonostante la malaria, al dormitorio per volontari insieme agli operai. Ormai gli attacchi di febbre e i tremori non sono poi così forti, dice sorridendo. Ci accompagna a vedere le aule nuove della scuola; la prima é ormai abitata da classi di alunni che solo un anno e mezzo fa si riunivano sotto un grande albero. E già mi vedo, al prossimo viaggio, dormire nelle nuove stanze, per ora solo mattoni e fieno, che allora saranno abitate da letti a castello e piccoli essenziali arredi di legno, così caldi e accoglienti. Quanta emozione veder realizzato tutto questo, mi ha fatto quasi sentire importante sapere di esserne parte, anch’io sono parte del Bhalobasa e della realizzazione dei suoi progetti. Anche il dispensario continua la sua non facile attività e l’infermiera mi riconosce, ci abbracciamo. È bello ritrovarsi.
Il Van corre nonostante il fango insidioso dei sentieri che le piogge insistenti rendono un gioco d’azzardo. Siamo contenti però che si proceda spediti, la nostra meta è Gossace. Vincent, il gigante buono, così lo avevo soprannominato al primo incontro per la statura imponente e la grandezza del suo cuore, è con noi, seduto in fondo, silenzioso. Purtroppo il suo fisico risulta ancora più sofferente e, ne sono certa, cresce anche la preoccupazione per tutti i piccoli ospiti di Gossace. Sono dieci anni che ha dato vita a questo luogo che accoglie orfani e bimbi che ereditano il male incurabile, spettro dell’Africa, ma anche molti piccoli dei villaggi circostanti senza opportunità di futuro. Grazie a Dio oggi ne troviamo pochi, i compagni sono in “ferie” presso famiglie che li ospitano per questi pochi giorni in cui non c’è scuola, così da offrirgli il calore e la considerazione che una casa può dare. Anche qui l’alloggio per volontari è quasi pronto: una villa rispetto alle povere, se pur dignitose, capanne in cui vivono gli insegnanti. Non manca l’occasione di ridere con i ragazzi rimasti…

A cavallo dei mesi di settembre ed ottobre, alcuni volontari del Bhalobasa hanno partecipato ad un viaggio in Ecuador, compiuto dal Gruppo tematico internazionale del CNCA. Numerosi sono i progetti che i viaggiatori hanno avuto opportunità di visitare per rendersi conto da una parte delle tipologie di bisogni presenti in quel paese, dall’altra delle forme di intervento che le organizzazioni sostengono quotidianamente.
Però più che riportare una descrizione di quest’ ultime, merita tentare di accostare il lettore al valore basilare che si è osservato animarle: una grande passione, la determinazione data dal cosiddetto “crederci”, la forza docile ma tenace che guida e mantiene l’impegno di queste persone che dobbiamo inevitabilmente immaginare rapportato al contesto nel quale si trovano ad operare; la società, il costume, le condizioni economiche e quelle sociali, la distribuzione dei beni e dei servizi, l’accesso ed il possesso di strumenti e valori quali l’istruzione e la salute, in Ecuador sono tutte realtà enormemente diverse da quelle presenti in Europa ed in Italia e, non è banale ricordalo, di una diversità che, al di là delle possibili e molteplici cause, spesso coincide con arretratezza, insufficienza, sottosviluppo, degrado, emarginazione, sopravvivenza. Allora, in tale scenario, non manca di apparire anche inverosimile, quasi miracoloso, che delle persone comuni ed anonime dedichino il loro tempo e le loro energie, a volte ben più che in una forma di “semplice” volontariato, da tanto che le organizzazioni sono, appunto, organizzate, strutturate, insediate ed infiltrate nel tessuto sociale, per aiutare, assistere ed accompagnare in un percorso di crescita e liberazione sia individuale che sociale, bambini, adolescenti, ragazzi e famiglie, tutti soggetti assediati e logorati da violenza, soprusi, abusi, droga, alcolismo, delinquenza, carcerazione, disoccupazione, disagio e disperazione; mali di ogni parte del mondo, ma non in tutte le parti del mondo presenti con la medesima portata e virulenza.
Ai partecipanti al viaggio i volontari e le associazioni umanitarie ecuadoriane hanno mostrato case famiglie in cui sono ospitati bambini, bambine ed adolescenti, che temporaneamente od in via definitiva sono tolti alle famiglie di provenienza per porre rimedio alla loro non rara storia di vittime di abusi e violenze; ci sono stati incontri con operatori di centri impegnati nella tutela e nella promozione dei diritti umani, ignorati a vario livello in ogni contesto sociale, oppure di strutture attive nel fornire servizi sanitari ed assistenziali agevolati per quanti non sono in grado di accedere alla sanità di massa (di carattere quasi esclusivamente privato, se tanto negli ospedali pubblici i pazienti debbono perfino portarsi i presidi medico-chirurgici!), con un’attenzione particolare alle necessità delle donne; c’è stata poi l’accoglienza dei viaggiatori da parte di comunità andine di “Campesinos” che si adoperano nel difendere la tradizionale gestione di tutti gli aspetti civili e sociali della vita degli abitanti dei villaggi della regione, quindi in autonomia rispetto alle istituzioni ed alla amministrazione pubblica, riferendo alla figura di un “capo” della comunità il potere giuridico, morale, sanitario ecc.; i campesinos di queste terre cercano poi di trarre sostentamento e crescita per le loro comunità sviluppando un’economia dalla realizzazione e vendita, solo in sito, di manufatti ad opera delle donne del posto, appositamente riunitesi in un consorzio produttivo.
L’anno che verrà sarà perciò importante per il Bhalobasa, che vedrà sempre più larghi gli orizzonti dei suoi interventi, ma lo sarà anche per l’Ecuador che potrà vedere rafforzate le risorse e verosimilmente i risultati ad opera di quanti hanno a cuore la sua gente e per essa si mettono in gioco.