Tutto il giorno a pensare a quali parole scegliere per esprimere, forte!, la nostra solidarietà per l’aggressione subita dai volontari di Como senza frontiere, accerchiati e insultati, durante una loro riunione, da quindici militanti di Veneto Fronte Skinheads. Ci siamo sentiti al loro posto, empatia assoluta.
“Noi non abbiamo reagito _ dice Annamaria Francescato, la portavoce dell’associazione _ ci hanno sicuramente preso di sorpresa, ma non avremmo potuto fare altro che starcene seduti e buoni. Eravamo soprattutto donne con un’età media di 60 anni e altre persone dai 18 agli 80 anni. Se le cose fossero degenerate ci avrebbero sopraffatti”.
Tutto il giorno a pensare a cosa dire a questi volontari che sentiamo come noi… e poi ci sono venute queste parole… semplici, ma vere e intense, che speriamo li raggiungano: non siete soli, siamo con voi. Siamo in quella stanza dove vi hanno circondato e offeso. Insieme non abbiamo paura. Insieme a tantissime altre associazioni e persone che vi hanno espresso solidarietà, affetto, vicinanza possiamo essere più forti di qualsiasi intimidazione e moltiplicare progetti, iniziative e atti concreti di giustizia sociale a favore delle persone più emarginate e socialmente fragili. Il bene non si ferma. Insieme andiamo avanti!

🎀Fiocco rosa in “casa” Bhalo.
Stanotte è nata Chiara! La figlia del nostro presidente, amico, riferimento etico e tante altre cose belle e importanti, Alessandro Cipriano, e di Marily Rizzelli, che abbiamo subito adorato per la sua dolcezza, il suo carattere e la sua solarità… dopo due secondi che stava insieme ad Alessandro era già a servire ai tavoli per un evento di solidarietà Bhalo con i suoi amici. Il sorriso è la sua cifra!
Ale e Marily si sono conosciuti in ospedale, entrambi sono medici e condividono professione, vita, valori e sentimenti… siamo felici che tra le difficoltà di un lavoro tanto impegnativo, il volontariato e la bellezza quotidiana di un sentimento importante sia arrivato questo splendido coronamento di amore.
Benvenuta piccola Chiara, sei appena arrivata e già ci rendi tutti più contenti! Auguri da tutti noi Ale e Marily!

💖Mentre contemplo il tuo viso, il mistero mi travolge; tu che appartieni a tutti, sei diventato mio.
Per paura di perderti, ti tengo stretto al cuore. Quale magia il tesoro del mondo ha consegnato nelle mie fragili braccia?”
(da: “The Crescent Moon” di Rabindranath Tagore – traduzione dall’inglese di G. Carro, 2012)

Grandissima partecipazione alla prima presentazione del libro di Armando Zappolini, “Un prete secondo Francesco”, Edizioni San Paolo, nel Centro Pastorale Madre Teresa di Calcutta.
Ed emozioni a non finire!
Don Luigi Ciotti, presidente di Libera e caro amico di Armando, ha sottolineato come questo libro, che racconta la vita del sacerdote, rappresenti bene anche uno degli importanti insegnamenti di Don Tonino Bello, specialmente quando sottolineava che dobbiamo avere il coraggio di parlare proprio quando tutti stanno in silenzio. “In questo libro Armando esprime compiutamente il senso della sua vita _ ha aggiunto Don Ciotti _ un incontro continuo tra il ‘cielo’ e la dimensione contemplativa, verticale della preghiera, e la ‘terra’ la dimensione orizzontale, ovvero la direzione della relazione e del contatto stretto con la sofferenza, il dolore delle persone, spesso le più povere ed emarginate in tante parti del mondo”.
“Sono sempre sorpreso _ ha detto Andrea Migliavacca Vescovo _ di quanto riesca a fare Armando e di quante persone sia capace di raggiungere e coinvolgere. Papa Francesco, riferendosi spesso a Paolo VI, ama ripetere che in questo tempo abbiamo molto più bisogno di testimoni che di maestri e anche il racconto di una vita come quella di Armando nel libro può essere testimonianza della bellezza viva del Vangelo. Le parole del Papa non vanno solo ripetute, vanno vissute, magari chiedendo a noi stessi, quando vediamo una persona povera, emarginata, in difficoltà: cosa posso fare io?”.
Gli interventi si sono alternati a letture di brani, molto intensi e a tratti commoventi, del libro: i viaggi a Calcutta, l’esperienza nella comunità di recupero per tossicodipendenti a Usigliano, la dimensione contemplativa e quella nel mondo, come sottolineava Ciotti, sempre a braccetto.
Scrivendo di Bhalobasa Armando ha detto, a pagina 181 del suo libro: “a noi interessa questo: ‘I care, come don Lorenzo Milani ripeteva spesso ai suoi ragazzi di Barbiana per liberarli da quella emarginazione culturale che li faceva prigionieri della loro montagna, ancor più della mancanza di strade per arrivarci. A noi interessa ciò che accade nel mondo e intorno a noi: vogliamo abitare tutto ciò facendo la nostra parte”.
Non possiamo che dire grazie al nostro presidente onorario e fondatore per questo libro che consigliamo di leggere e di vivere, sfogliare e sfogliare ancora, regalare e regalarsi. I diritti saranno devoluti ai progetti di volontariato internazionale del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza – CNCA, di cui Armando è presidente.
▶️ Per info: tra le foto il volantino con le date delle prossime presentazioni del libro. Per info sull’acquisto: comunicazione@bhalobasa.it.

La piccola grande storia di un “sognatore con i piedi nel fango
di Armando Zappolini

L’idea di scrivere un libro sulla piccola storia della mia vita non mi era mai passata per la mente. Chi mi conosce sa che preferisco “scrivere” relazioni, sogni, impegni che ti accompagnano ogni giorno e che trovano forza negli incontri e nelle opportunità che la vita ti presenta.
La proposta mi è stata fatta l’anno passato a Cinisi, il 7 dicembre, quando partecipavo come ogni anno al ricordo di Felicia Impastato.
Che interesse poteva suscitare la mia storia? Non pensavo e non penso che essa sia stata così importante da meritare di essere letta dalle future generazioni. Tantomeno volevo scrivere le mie “memorie”, avendo ancora (se Dio vorrà) tanta strada da fare e tanti sogni da realizzare.

Ho accettato la proposta delle “Edizioni San Paolo” per restituire dignità e una casa a tanti uomini e donne, preti e laici, che in questi anni si sono sentiti più o meno estranei nella chiesa a causa del loro impegno sociale. Tanti di loro non hanno avuto la mia fortuna, fatta da uomini e donne che hanno condiviso il mio cammino e costruito nelle parrocchie e nelle associazioni un modo bello di vivere il Vangelo; tanti hanno lasciato il sacerdozio o hanno trovato nell’impegno sociale quella strada che la chiesa aveva loro chiuso.
Poi arriva Papa Francesco e quello che appariva “strano” ritorna “normale”, la chiesa si trasforma da casa dei perfetti in “ospedale da campo”, l’impegno sociale non è più soltanto una pia opera di carità, ma elemento costitutivo della esperienza religiosa.
Sono tornato a casa! Ho ritrovato nelle parole e nei gesti di Papa Francesco quel sogno di chiesa che mi aveva accompagnato negli anni della mia formazione in seminario, che era stato annunciato solennemente dal Concilio Vaticano II e che poi però era scomparso nelle grotte carsiche di un cristianesimo molto devoto e poco aperto al mondo, che vedeva nel mondo soltanto un nemico e non un luogo da abitare e contaminare.

“Un prete secondo Francesco” è un titolo ambizioso ed impegnativo. Lo ha scelto la casa editrice. Mi piace pensarlo come uno di questi segnali che sulle nostre belle montagne indicano il sentiero e non fanno perdere la strada. Mi auguro che possa servire a chi sta camminando sulle vie di questo mondo, da prete o da laico, per trovare sempre la strada più bella, quella dove i sogni si realizzano e riempiono di gioia. Anche camminando nel fango, con sogni belli nel cuore.

Chiro Camp, un sogno realizzato!
Di Silvia Marini

Ricordo molto bene il mio primo viaggio nell’Africa profonda. Era l’agosto del 2009. Partii con due grosse valigie, cariche di tutto… idee, sogni, paura e la solita voglia di cambiare il mondo… Partii con un gruppo strano e variopinto, amici di lunga data, altri conosciuti appena e poi gli scout di Pontedera, giovani, pieni di vita, di coraggio e di allegria. Per me, ex scout, è stato come aprire una finestra sul passato, viaggiare nello spazio e nel tempo. Gli scout avevano un progetto, elaborato dopo aver conosciuto Father Caesar, responsabile degli scout ugandesi; volevano realizzare un campo scout anche in Uganda.
Nel vortice di colori, sapori, musica, rapita da tutte quelle esperienze che in poche ore travolgono e poi chiedono una vita intera per essere comprese… conobbi il luogo che avrebbe ospitato il campo scout: Chiro Camp! Ricordo che, immersi nella potente natura africana, seduti sulle sponde del lago Vittoria, mentre un’aquila ci guardava dall’alto, appollaiata su un albero e pensosa, anche noi lasciammo scorrere i pensieri. Ci interrogammo sul senso del nostro viaggio, stupiti dallo strano destino che ci aveva riunito lì, sotto il cielo africano, sorvegliati da un’aquila reale… Qualcuno disse che essere scout, in Italia, significa cercare uno stile di vita autentico, rinunciare al superfluo, ma dov’era il superfluo in quell’angolo di mondo? Allora forse anche il senso dello scoutismo è un altro… Domande senza risposta, o meglio, domande che svelano sempre la stessa risposta: disuguaglianza, squilibrio e l’ingiustizia che governa il mondo.
Poi l’aereo ci riportò a casa e la vita riprese il ritmo consueto.
E il campo scout? Il progetto procedeva tra ostacoli, difficoltà, risorse insufficienti… gli scout organizzavano eventi per raccogliere fondi, e anche Bhalobasa faceva la propria parte, con il proprio stile, permeato di generosità e condivisione.
Tornai in Uganda nel 2012. Di nuovo a Chiro Camp. I progressi erano enormi! Strutture in muratura destinate ad accogliere i ragazzi, campi coltivati, alberi da frutto e ancora un panorama di struggente bellezza… Ricordo uno spettacolo realizzato solo per noi, musica, danza, giochi acrobatici, mangiatori di fuoco, un turbine di colori e la splendida accoglienza africana. Ci salutammo con la promessa di tornare e visitare il campo perfettamente compiuto.
Ancora frenetica raccolta fondi, speranze e delusioni, progressi e battute d’arresto, fino a quando riceviamo la notizie che Chiro Camp sarà inaugurato nel luglio 2016.
Siamo tutti invitati!
E così, durante il mio terzo viaggio in Uganda, con un nuovo gruppo, arriviamo a Chiro Camp per quella che pensavamo fosse una semplice giornata di festa. Le dimensioni dell’accoglienza ci travolgono e un po’ ci inquietano… Stringiamo centinaia di mani, riceviamo parole, sorrisi, affetto, troppo per noi, proviamo quasi imbarazzo … e scopriamo la targa, che, con poche, essenziali parole, esprime affetto e gratitudine.
Father Caesar ci spiega che le strutture che abbiamo contribuito a realizzare diventeranno anche una scuola per i bambini più piccoli, figli dei pescatori dei villaggi vicini, frutto di un’umanità dimenticata, altrimenti destinati a un futuro di marginalità…
Ancora una volta si impongono alla mia mente le parole di Nelson Mandela “L’istruzione è l’arma più potente per cambiare il mondo” e penso, con una punta di orgoglio, che forse… un po’ ci abbiamo provato a cambiare il mondo!