di Lucia Gnesi

Uganda, uno dei tanti paesi dell’Africa dove la povertà non ha limiti.
Nel corso degli anni ho avuto occasione di fare viaggi in Africa, ma sempre presso strutture organizzate, con tutti i comfort, i divertimenti, l’allegria e la spensieratezza che ti aspetti in occasioni del genere. Ed è tutto bello, tutto fantastico, e minimamente ti passa per la testa che ci sono luoghi dove invece a mala pena si riesce a sopravvivere.
Questa volta, grazie all’opportunità che mi ha dato Bhalobasa, ho fatto un viaggio diverso, nel vivo dell’Africa.
Il grande entusiasmo iniziale per questa nuova esperienza mano a mano che si avvicinava la partenza si è trasformato sempre più in paura, la paura di non essere in grado di affrontare quello che fino ad allora avevo conosciuto solo per sentito dire e che ora invece avrei toccato con mano. La paura di non saper gestire le situazioni che si sarebbero presentate, ma soprattutto le emozioni.
La stragrande maggioranza delle persone pensa che sia una perdita di tempo e di denaro aiutare i paesi più poveri, molti pensano che queste persone vengano semplicemente mantenute. Bisognerebbe che tutti vedessero con i propri occhi.

Luweero
Uno dei tanti villaggi sperduti nella foresta. La povertà non va cercata, la vedi appeni arrivi. Ma poi ti accorgi che in questo luogo prevalgono dignità, solidarietà, orgoglio per ciò che riescono e sono riusciti a fare. Serve l’aiuto di qualcuno, ma queste persone, le donne soprattutto, hanno dato vita, ad esempio, ad un gruppo autogestito, che si occupa di coltivazioni, cucito e anche di catering. E l’orgoglio con il quale si sono presentate (ognuna di loro occupa un ruolo all’interno del gruppo) ti fa capire che anche nel mezzo al nulla ci sono il desiderio e la volontà di migliorare. C’è la voglia di costruire qualcosa, di provare ad avere un futuro migliore soprattutto per i propri figli. E per realizzare questi sogni hanno bisogno di una mano che le guidi, ma forse presto riusciranno a farne a meno, ad andare da sole. Lo leggi nei loro occhi.

Lo Slum
Una realtà dove, nonostante tutto, qualcuno vuole ancora sperare.
Il degrado ti entra dentro, ad ogni passo sempre di più, e ti guardi intorno incredula, e ti convinci che è solo un sogno, che presto ti sveglierai. Ma non è così. E’ tutto orribilmente vero. Sono veri i quattro metri quadrati di baracca nei quali vive una famiglia, la fognatura a cielo aperto che sembra un fiume e che con le piogge esonda allagando quelle baracche già fatiscenti, la mancanza di cibo (un misero pasto al giorno se va bene). E in tutto questo troneggia il racket. Sì, esiste anche qui. Quando esci dallo slum sei devastata, quasi non riesci a parlare. E come se non bastasse ti scontri con quegli occhioni di bambine che come sprigionano tutta la gioia di vederti, celano la disperazione di un abuso recente.

Emozioni forti, contrastanti, indescrivibili, perché in tutto questo si distinguono i bambini, sempre ed ovunque.

Beh, siamo emozionati.
Ha da poco compiuto sessant’anni il nostro amico, fondatore e presidente onorario, Armando.
Ma tutto quello che è, che ha fatto, tutte le vite che ha incontrato e cambiato, tutte le vite e i viaggi solidali che ha vissuto, cercando le cause delle ingiustizie che cercava al contempo di colmare, tutte le sfide che ha lanciato, tutto il coraggio della sua voce… in questi pochi anni stanno stretti. Così come stanno stretti nelle pagine di questo primo libro sul suo cammino, così denso e ricco di emozioni infatti… “Armando Zappolini, un prete secondo Francesco”.
Contemplativo, sognatore con i piedi nel fango, costruttore di ponti. Un uomo, un prete, sempre pronto a confortare e sollevare con abbracci e presenza da pene e lutti, a benedire gioie e unioni, con parole che arrivano dentro. Un prete sociale, sempre vicino a chi soffre, sempre dalla parte di chi è dimenticato, a dare voce e risposte a chi non è ascoltato.
La prima presentazione del libro si svolgerà il 21 novembre, alle ore 18.00, nel Centro Pastorale Madre Teresa di Calcutta di Perignano (Pisa). Interverranno don Luigi Ciotti, presidente di LIbera, S.E. Monsignor Andrea Migliavacca, Vescovo di San Miniato e coordineraà don Alessandro Andreini. Nel volantino sono indicate le date e i luoghi delle altre presentazioni, le prime. Vi aspettiamo.
💡Il libro però è già disponibile e per acquistarlo potete contattarci scrivendo a comunicazione@bhalobasa.it, vi daremo tutte le informazioni necessarie.

Restano pochi giorni per confidare nell’approvazione definitiva, al Senato, della nuova legge sulla cittadinanza, già approvata dalla Camera a fine 2015.
Come associazione Bhalobasa, avendo già partecipato attivamente alla raccolta firme della campagna L’Italia sono anch’io auspichiamo fortemente che questa legge, basata su ius soli temperato e su ius culturae, possa essere approvata, dando così a circa 900.000 bambini e ragazzi, che sono nati, vivono e studiano in Italia, la possibilità di essere, anche formalmente, quello che sono ormai da molti anni o da sempre: italiani.
Questa legge esprime molti dei principi che sono base e fondamento della nostra associazione e che, come tali, sono confluiti nel nostro Statuto e nella nostra Carta dei Valori che ne è parte integrante. Uguaglianza, come descritta dall’articolo 3 della Costituzione, superamento di ogni discriminazione, parità di diritti, inclusione e centralità della scuola.
Questa legge si propone di dare la cittadinanza a bambini e ragazzi, nati in Italia, figli di genitori stranieri che vivono nel nostro Paese stabilmente e che hanno un lavoro e una casa, quindi persone pienamente integrate nella nostra società.
Questa legge, infine, mette al centro la scuola e la sua importanza grazie allo ius culturae, dando, ad esempio, l’opportunità di diventare cittadini italiani a bambini e ragazzi nati in Italia o arrivati dopo la nascita che abbiano frequentato la scuola per almeno cinque anni e completato almeno un ciclo di studi.
A fronte di tutto questo riteniamo che approvare questa legge sia un atto di giustizia sociale e di civiltà secondo noi improcrastinabile.

Il CONSIGLIO DIRETTIVO

Sono mesi che CASA SARA, a Sokourani, in Burkina Faso, soffre per la mancanza di acqua. La vecchia pompa funzionava male e la struttura è andata avanti con fatica, pompando acqua manualmente e trasportando pesanti bidoni, giorno dopo giorno.
Finalmente sono riusciti ad avere l’equipe tecnica per l’installazione e l’acqua è salita abbondante nello Chateau d’eau, per la gioia di tutti.
“Un grande GRAZIE _ dice la nostra referente Grazia Le Mura – alla Ditta Pedrollo spa che ci ha regalato la pompa e all’Associazione “Bhalobasa”, che ha fatto da tramite, e alle Associazioni “Queen of Peace” e “Nasara” per il trasporto in container fino a Ouagadougou.
L’altra pompa, quella del forage, se tutto va bene sarà installata sabato.
L’acqua è gioia… e gioia sia.

Vogliamo raccontarvi una storia speciale, tra famiglia, amicizia e sguardo rivolto verso il mondo, com’è Bhalobasa.
Ci ha scritto Lorenzo Macchi che insieme alla moglie, Sinem Ogis, voleva ringraziarci perché alcuni volontari e amici di Bhalobasa, come regalo, hanno voluto spontaneamente destinare una donazione al progetto Teresa, dedicato a proteggere le bambine dello slum di Kampala, in Uganda, com’è spiegato bene nella “bomboniera” scelta dagli sposi, speciale anch’essa.
Lorenzo e Sinem, la loro famiglia, tengono molto a questo progetto tanto che Sinem stessa, originaria di Smirne, in Turchia, sostiene una delle bambine. E si aprirebbe un’altra pagina… che però la madre di Lorenzo, Miria Fulceri, volontaria della segreteria e del settore Comunicazione ha raccontato già talmente bene che vi rimandiamo alle sue parole (www.bhalobasa.it/2017/07/storia-di-angel), senza aggiungerne altre.
Sinem e Lorenzo, che ci ha spesso aiutato con le traduzioni e da bravo avvocato anche in alcuni passaggi importanti per noi, si sono incontrati in Inghilterra durante gli studi post laurea.
Niente, nessuna distanza li ha separati. Lei poi in Germania e lui poi in Italia, poi di nuovo in Inghilterra, poi in Turchia insieme e ancora in viaggio, in movimento. Per costruire le loro vite, forti dei loro obiettivi come dei loro sentimenti, fino al matrimonio, celebrato in Italia e poi a Smirne. Le loro famiglie insieme sono una bella rappresentazione di ciò che è Bhalo, dell’idea delle relazioni senza confine, del mondo che sa accoglierci, sorprenderci e unirci ovunque.
La loro storia, la scelta della bomboniera, preparata come sempre con attenzione e cura, da Silvia Papineschi e Oriella Tognoni, le volontarie che se ne occupano con passione, la gioia per il regalo-donazione al progetto, al posto del consueto regalo di nozze, è qualcosa che volevamo farvi conoscere. Abbiamo avuto la loro autorizzazione a farlo, nonostante siano riservati, hanno avuto piacere di condividere. Ci auguriamo che siano di ispirazione per altre coppie in procinto di sposarsi… una bomboniera Bhalo e una donazione per un progetto così importante, un sostegno a distanza, sono gesti di solidarietà importanti che possono solo moltiplicarlo, l’amore.
Ancora auguri Sinem e Lorenzo, da parte di tutti noi. E grazie!