Dedicato a Mogisho Charles

Profilo d’Africa ligneo, scuro, netto, si staglia sulla bianca parete della mia camera. Buio perfetto, silenzio. Il mio comodo letto mi accoglie. Condizioni ideali per un sonno profondo, invece mi giro e rigiro. Apro gli occhi prima della sveglia e mi sento già stanca. Riposavo decisamente meglio con la luce che filtrava da ogni parte, su di un materasso affossato, rumori, canti, versi di uccelli ad ogni ora; e qualche formica che si muoveva ad un palmo dal mio naso accanto al cuscino. In Congo sì che dormivo bene!
Apro gli occhi. Nel buio intravedo quel profilo che porta con se tutta la carica di questo viaggio appena concluso. La forza di ciò che ho vissuto, stavolta, di questo incredibile continente. Tante sono le immagini che tornano alla mente, o forse riemergono dal cuore. Come vorrei che un fotografo dall’alto le avesse immortalate.

Katana non è vicina al centro abitato, per alcuni giorni la nostra vita si è svolta in questo luogo “africano” come non mai. Il tempo scorre, acquistando tutta la sua importanza. Qui non si corre, qui non si “ruba” il tempo ad un’attività o all’altra, non si tralascia un saluto ad un passante per sbrigarsi, né si fugge smorzando le conversazioni non indispensabili. E’ importante incontrarsi, darsi la mano, guardarsi negli occhi. Ci si ferma, si chiede della famiglia dei propri cari e se ci sono notizie dal luogo da cui si proviene. Così si diffondono le notizie da una parte all’altra del paese.
Ed è così che appena arrivate abbiamo saputo, condividendo un pranzo con altre persone fino ad allora sconosciute fra loro, che in Costa D’Avorio la situazione politica è molto difficile. Il momento è delicato il presidente uscente non riconosce i risultati dell’ultima elezione e, di conseguenza, il nuovo eletto, rifiutandosi di lasciare il potere. La guerra civile è alle porte. E queste donne discutono sul modo di rientrare nel paese prima possibile, perché presto le autorità potrebbero impedirlo. Conoscono bene il rischio ma i parenti, gli amici, e la loro terra è là, dunque anche il loro posto.
Che differenza con gli argomenti affrontati durante i pasti italiani, penso.
Camminando per le grandi vie del villaggio immerse in una vegetazione rigogliosa, avvertiamo tutta la purezza di questo stile di vita. A momenti invidiando coloro che vi abitano, ci crogioliamo nella bellezza di questo popolo che non ha perso l’importanza del rapporto umano e con la natura. Ma ben presto queste considerazioni oniriche devono lasciar spazio alla parte più dura di questa realtà.
Alla scuola Mwanda Fille ci aspettano tutte le alunne in abiti “da cerimonia”, coloratissimi pagne (le stoffe tipiche delle donne africane), legati sulla spalla sinistra. Sotto il sole cocente ballano senza stancarsi, con il sorriso sulle labbra e la gioia che traspare da ogni movimento. Hanno preparato anche delle poesie che recitano con grande enfasi. L’argomento più ricorrente, che siano delle classi più avanzate o delle più piccole, ci stupisce molto. %E

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