Cari amici e care amiche di Bhalobasa,

in questo momento così difficile, l’associazione ha provato il forte desiderio di comunicare con ognuno di voi, inviando un augurio speciale.
Abbiamo proposto un regalo di Natale che possa unirci, che guardi lontano e che si ispiri ai valori che condividiamo.
Non possiamo incontrarci al consueto appuntamento del pranzo di Natale, non potremo scambiarci i regali del nostro mercatino, ma possiamo contribuire alla realizzazione di un grande progetto.

Nella speranza di raggiungere davvero ognuno e ognuna di voi, proponiamo la nostra lettera di auguri e il nostro biglietto di ringraziamento.

La grande famiglia Bhalobasa ringrazia.

LETTERA DI AUGURI
Perché il Natale sia davvero la festa di tutti,
regaliamo un sorriso ai bambini di CASA S.A.R.A.

Carissimo amico, sostenitore e donatore,
scriviamo per condividere idee e pensieri, in questo tempo strano e per mantenere una relazione
con te.
Mentre tutto cambia e appare incerto, Bhalobasa continua il proprio lavoro con la passione e
l’amore di sempre. Non ci siamo fermati, abbiamo soltanto lavorato in modo diverso. Non
abbiamo dimenticato i nostri amici africani e indiani ed abbiamo attivato dei Progetti per aiutarli
a difendersi dal virus che in certi paesi potrebbe assumere proporzioni devastanti. Abbiamo
anche attivato un Progetto mirato al nostro paese, una raccolta fondi a favore dell’Azienda
Ospedaliera Universitaria Pisana e la risposta dei donatori è stata come sempre emozionante.
Non possiamo che ringraziare per la fiducia che costantemente ci viene accordata.
Ma non vogliamo fermarci qui.
Ora che il Natale si avvicina, sentiamo la mancanza del nostro evento annuale, della nostra bella
giornata di festa, magico incontro con i colori e i sapori del mondo, così abbiamo avuto un’idea
per sentirci più vicini.
Abbiamo pensato di creare un regalo di Natale speciale, da offrire a familiari e amici, a tutti
coloro che desiderano regalare gioia e sorrisi. Per questo abbiamo raccolto l’invito di Grazia Le
Mura, nostra referente in Burkina Faso, che da anni segue bambini burkinabè di Casa Sara nel
loro percorso scolastico e di vita. Grazia ha avviato una raccolta fondi per acquistare un pulmino
più grande per accompagnare i bambini a scuola.
Se lo desideri puoi vedere questi splendidi bambini cliccando qui: https://www.facebook.com/grazia.lemura/videos/3282206125225571/
e se desideri aiutarci alla realizzazione del piccolo grande sogno di questi bambini, puoi fare una
donazione
sul conto corrente bancario IBAN IT 62 N 02008 71132 000104712560
o sul conto corrente postale n.14320568 entrambi intestati all’Associazione OnlusBhalobasa.
Scrivi nella causale: progetto n. 585, oppure Scuolabus per casa SARA
(puoi trovare maggiori informazioni sul progetto visitando il nostro sito alla pagina progetti)
Ancora grazie per il costante aiuto che ci dai!

BIGLIETTO DI RINGRAZIAMENTO

Questo l’ho pubblicato adesso con le foto

“Come nasce un Progetto?”. Questa domanda mi è stata posta durante un incontro in cui raccontavo cosa fa l’Associazione “Tante mani per… uno sviluppo solidale” in Burkina Faso. “Dalla vita”, ho risposto senza esitare. Sì, dalla vita! Vivi in terra di missione e incameri sollecitazioni che arrivano dritte al cuore, ascolti i battiti del quotidiano, scruti la sofferenza della gente con cui condividi la fatica del vivere in un contesto in cui tutto sembra essere contro, ascolti, custodisci, rifletti, coltivi idee, fai crescere dentro di te semi di speranza e sogni un giorno di realizzare quello che culli nel cuore. Poi, almeno questa è la mia storia, accade che il sogno del cuore incontra una mano che chiede “cosa si può fare per il Burkina”. È il momento della Provvidenza e il sogno diventa realtà.
Tanti Progetti sono stati realizzati a Bobo Dioulasso e a Sokourani grazie al sostegno di Bhalobasa. Tanti piccoli-grandi sogni sono diventati realtà. In piena emergenza Covid ci arriva l’affettuosa domanda di Bhalobasa: “cosa possiamo fare per il vostro villaggio?”. Ed ecco nascere un Progetto che, partendo dalla vita e dai bisogni reali, ha coinvolto 40 famiglie di Sokourani. Un Progetto con due fasi che ha entusiasmato tutti e ridato speranza ai nostri cuori provati dal confinamento. La prima fase attenzionava il bisogno di igiene e la seconda il bisogno di una maggiore autonomia economica. Nella prima fase, “Facilitare il festo-barriera di lavarsi lavamani”, è stato consegnato a ogni famiglia un lavamani con una piccola scorta di sapone. Nella seconda fase, “Prevenire la crisi economica avviando un’attività generatrice di reddito”, ogni famiglia ha ricevuto un gallo e due galline con abbeveratoio mangiatoia e mangime per avviare un piccolo allevamento domestico.
Stavamo gustando la gioia dei risultati di questo straordinario Progetto nato non a tavolino ma scrutando i bisogni del momento, quando alla porta del nostro impegno è arrivato un nuovo “toc toc” di Bhalobasa. Giovanni Carmignani, responsabile dei Progetti di Bhalobasa, ci scrive che è uscito un bando del Ministero degli Esteri per il finanziamento di Progetti volti a iniziative di pace e umanitarie in sede internazionale e ci sollecita a redigere un Progetto. Gli amici di Bhalobasa, con affetto e stima, ci stimolano a intraprendere sempre nuovi cammini, a non fermare i nostri passi, ad avere il coraggio di osare.
Il tema della pace in Burkina è molto sentito e la pace è costantemente minata dai continui attacchi terroristici che stanno mettendo in ginocchio l’intero Paese. Il Burkina è quasi tutto “zona rossa” e l’efferata violenza degli attacchi scoraggia chiunque a viaggiare e a investire nel nostro paese. Il tema tocca le corde del cuore e sveglia un sogno che riposa in un cantuccio: educare al dialogo i più piccoli per costruire ponti di pace. Ed ecco che, nonostante l’intensa e complicata stagione delle piogge e i bambini di CASA SARA che a turno si ammalano, nasce il Progetto “Imparare a dialogare per costruire la pace”. Mentre si redige il Progetto e prende volto il sogno, tra l’incertezza dell’approvazione e la convinzione che è urgente avviare una capillare sensibilizzazione al tema del dialogo e della pace, cresce il desiderio di far crescere semi di convivialità e di raddoppiare l’impegno nel seminare speranza tra i solchi di questa terra martoriata dalle difficoltà.
Abbiamo una struttura, ma priva di arredo: il progetto, in una prima fase, prevede l’arredamento della struttura per adibirla a luogo d’incontro e formazione. Poi, la realizzazione di una biblioteca che abbia al centro il tema della pace. Infine, ma non per ultimo, la realizzazione di per-corsi sul tema del dialogo e della pace, delle differenze e della convivialità. L’arredamento sarà realizzato in loco da giovani artigiani burkinabè e, pertanto, il Progetto porterà lavoro qui, darà opportunità economiche e farà crescere professionalmente giovani che faticosamente stanno costruendo il loro futuro.
Arriva il responso: il nostro progetto è 3° in graduatoria, ha ottenuto il finanziamento e adesso bisogna rimboccarsi le maniche.
Conosciamo bene quella bellissima sensazione di entusiasmo che accarezza dolcemente la fatica e fa gioire nel vedere in prospettiva un altro sogno che diventa realtà. Sì, i progetti nascono dalla vita.

STORIA DI DEBBY, PIANISTA SULL’OCEANO,
di Silvia Marini

Le cose vanno così, nella grande famiglia Bhalobasa. Tutto nasce un po’ per caso, da una scintilla che si accende e, in qualche modo, indica il percorso.
Nel 2017 un gruppo di viaggiatori approda nell’isola di Gossaba, sul delta del Gange, luogo un po’ magico, ai confini del mondo… Massimo e Irene, con la consapevole esperienza, maturata in lunghi viaggi in India, guidano il gruppo. Tante persone diverse, mosse da diversi perché, lasciano agio e comodità, per intraprendere un cammino di conoscenza, che apre porte e lascia segni indelebili nella coscienza.
Ed ecco dunque l’isola di Gossaba! Father Ujjwal Mondal, parroco di Gossaba, con cui Bhalobasa collabora da anni, presenta una terra bellissima e sofferente, dove le persone lottano per soddisfare bisogni elementari, dove i contrasti appaiono nella loro drammatica evidenza.
Father Hujjwal è persona concreta, abituata ad affrontare problemi e spesso a risolverli. Ci parla di un bambino, della sua mamma, del suo destino. Ed è così che incontriamo Debby! Il ragazzo è sveglio, intelligente e sensibile, ama la musica e la conoscenza. Frequenta una English Medium School e suona il pianoforte. Talenti a profusione che si scontrano con un antico ostacolo: il denaro, la mancanza cronica di possibilità economiche. La situazione diventa drammatica alla morte del padre di Debby. Il fragile equilibrio precipita. Orfani e vedove non hanno vita facile in alcuni angoli del mondo. Debby e la mamma vengono accolti da uno zio, ma per poco tempo. Devono trovare una nuova sistemazione, che consenta loro di vivere serenamente e permetta al ragazzo di proseguire gli studi.
Ed è su questo terreno che ci incontriamo. Ed è così che nascono le storie belle di cui è costellato il cammino di Bhalobasa. Father Ujjwal chiede collaborazione. I viaggiatori non hanno dubbi. Contatti frenetici India – Italia, decisioni rapide, dettate dal bisogno istintivo di scegliere la via del fare, la via del bene.

Il progetto parte. Un gruppo di amici si innamora del piccolo pianista sull’oceano indiano, decide di sostenerne gli studi e, più recentemente, anche di finanziare la costruzione di un’abitazione dignitosa per la mamma. E noi seguiamo il nostro amico, mentre, nelle vesti di piccolo muratore, contribuisce alla costruzione della casa che li accoglierà.
Nasce così il progetto n. 548 “Un tetto per Debby e la sua mamma”, cui molti hanno collaborato, inviando donazioni. https://www.bhalobasa.it/progetti/info-progetto/?id=548

La storia di Debby e della sua mamma è emblematica, ben rappresenta la realtà indiana, a doppia velocità: crescita per pochi, dura fatica quotidiana per tanti.
Ancora una volta pensiamo che noi non cambieremo il mondo, ma forse possiamo facilitare il cammino delle persone che incontriamo. Animati da questa convinzione, regaliamo a chi ci ha seguito, note di speranza…

Ringraziamo tanto l’ITIS di Pontedera per averci invitato ad aprire la proiezione di una rassegna di film sul tema della migrazione. È stato solo l’inizio di un rapporto con la nostra associazione.
È stato particolare ed emozionante, per una volta, non sederci sulle poltroncine davanti allo schermo, nella sala 1 del Cineplex Pontedera, la più grande, ma averlo dietro le spalle, lo schermo.
Davanti avevamo la bellezza di 400 studenti e studentesse che ci hanno donato ascolto e attenzione mentre parlavamo di Bhalo, della sua storia e delle sue attività e dicevamo loro quanto potessero insegnare a noi adulti, spesso bloccati da chiusure e pregiudizi, la loro apertura agli altri e il loro spirito di inclusione spontanei.
400 ragazzi e ragazze, tutti diversi e tutti uguali, vicini e complici, di diverse origini, ma senza differenze. Una piccola comunità che può davvero avere un ruolo importante nella società in cui viviamo. “Siete cittadini del presente per quello che potete trasmettere nelle comunità in cui vivete, siete cittadini del futuro per come potrete migliorare le comunità in cui vivete, grazie alle esperienze di incontri, interazione, apertura e integrazione che state vivendo fin da adesso, senza filtri di alcun tipo.”
Abbiamo chiuso l’intervento leggendo alcune frasi del discorso che Malala Yousazfai, della stessa età dei ragazzi e delle ragazze che avevamo davanti quando vinse il Nobel per la Pace, fece ritirando il Premio:
Questo premio non è solo per me. È per i bambini dimenticati che vogliono un’istruzione. È per i bambini spaventati che vogliono la pace. È per i bambini senza voce che vogliono il cambiamento. Sono qui per i loro diritti, per dare loro voce… Non è il momento di averne compassione. È il momento di agire, per fare in modo che sia l’ultima volta che a dei bambini è sottratta l’istruzione.”
Abbiamo detto a quel bel gruppo di studenti e studentesse che speriamo tanto siano proprio loro la voce di tanti che non ce l’hanno e la forza che manca a chi è più fragile per avere diritti, sostegno, un futuro.
Per contattare Bhalobasa per un intervento nelle scuole, di ogni ordine e grado: comunicazione@bhalobasa.it.

Ringraziamo il settimanale diocesano di San Miniato, La Domenica, e il suo direttore,Don Francesco Ricciarelli, per aver dato così tanto spazio, nell’ultimo numero, al nostro più recente viaggio in Burkina Faso, agli incontri e alle storie che ne hanno fatto parte e alla nostra associazione. A questo link il settimanale nella sua veste completa:
http://sanminiato.chiesacattolica.it/wp-content/uploads/sites/2/2018/12/La-Domenica-2018-12-23.pdf

di Simona Caroti
BHALOBASA: STORIE E VOLTI DAL BURKINA FASO
Siamo tornati in Burkina Faso tra novembre e dicembre 2018, torneremo presto dai nostri amici burkinabè. 
Nel Paese che Thomas Sankara ribattezzò “Terra degli uomini integri” (Burkina Faso significa appunto questo, nelle due lingue burkinabè principali: môre e dioula) Bhalobasa opera dal 2006 con sostegni a distanza e progetti, in gran parte del territorio. 
La nostra associazione ha portato in Burkina l’esperienza maturata dal 1991 (anno in cui è nata a Kolkata, in Bengala Occidentale) in India, fondata da Don Armando Zappolini e da Padre Orson Wells, vicina all’esperienza di Madre Teresa con la quale noi volontari e volontarie abbiamo stretto un solido rapporto fino alla sua morte. 
Dopo dodici anni di attività in Burkina Faso è sorprendente ogni volta tornare, durante i nostri viaggi di verifica, e renderci conto di cosa è nato e prosperato nel tempo: conquiste faticate e maturate piano, centimetro dopo centimetro, tra la arida brousse, i tramonti profondi e le piogge che a volte sembrano senza fine. I nostri referenti e le nostre referenti hanno spesso dedicato la vita, o parte di essa, a far crescere un Paese complesso, difficile, dalle condizioni oggettive molto ostiche, eppure estremamente accogliente, aperto, ospitale, sincero. Sankara affermava ripetutamente che il vero aiuto è quello che permette alle persone di aiutarsi da sole e proprio questo la nostra associazione e noi come volontari e volontarie cerchiamo dall’inizio: con i sostegni a distanza, con la scuola e l’istruzione per i bambini e le bambine, con i progetti in ambito sanitario, alimentare, agricolo, contro malattie e malnutrizione. 
Nel nostro decalogo del viaggiatore (nato da mille e una chiacchierata dei vari gruppi, di età, professioni, percorsi diversi, dai discorsi spontanei che facciamo, condividendo esperienze intense, particolari e belle, emozioni anche travolgenti, delusioni e risultati importanti) abbiamo scritto, tra le altre cose: “non chiedermi dove vado, ma chi incontro”. Ogni viaggio è fatto di incontri, di storie, come la nostra associazione. Di questo ultimo viaggio ne vogliamo raccontare due che secondo noi sono un buon compendio di tutto quello che abbiamo vissuto e che, nella sua completezza, non riusciremmo mai a esprimere a parole. 

LA STORIA DI DAMASE
Ha poco più di vent’anni, viene dal villaggio di Tougouri e adesso frequenta l’università a Ouagadougou, la capitale. Ha studiato grazie a Bhalobasa (e anche la sua insegnante ha vissuto la stessa esperienza) e nella sua storia c’è tutto il senso del sostegno a distanza, della generosità di una o più persone che decidono di dare fiducia a un bambino o a una bambina lontani geograficamente, ma vicini in lettere e scambi di racconti sulle proprie vite, e di permettere loro di studiare (con 57 Euro all’anno, nel caso del Burkina Faso) cambiando per sempre il corso della loro esistenza. Damase conosce tre lingue e sta studiando con profitto la quarta, l’italiano, vuole diventare giornalista e lavorare come cooperante, “conosco bene le risorse e le criticità del mio Paese, per questo voglio aiutarlo più che posso”. Il ciclo della povertà che si spezza per sempre, un ragazzo uscito da una piccola casa di un piccolo villaggio, molto amato dalla sua famiglia che però non poteva provvedere economicamente ai suoi studi se non aiutata, è riuscito a trasferirsi nella capitale del Burkina, ad andare all’università, a mettere concrete basi ai suoi sogni e a breve potrà trasformare la fiducia dei suo sostenitori in aiuto e sviluppo per il suo Paese. Nelson Mandela diceva che l’educazione è l’arma più potente che può cambiare il mondo. Ci crediamo molto, lo abbiamo toccato con mano, negli anni, nei Paesi in cui operiamo, dove centinaia e migliaia di vite di bambini e di ragazzi sono cambiate per sempre. Giovani che lavorano, aiutano altri bambini in difficoltà, le loro famiglie, i loro villaggi, il proprio Paese, anche perché desiderosi di “restituire”, come ci dicono spesso, in qualche modo ciò che è stato loro dato, tramite Bhalobasa. 

LA STORIA DI GRAZIA E PATRIZIA
Ci siamo chiesti tante volte come le difficoltà, le complessità, il caos, la stanchezza, le sensazioni che ti stringono il cuore in una morsa, nel bene e nel male, potessero alla fine di un viaggio con Bhalobasa fondersi in un movimento armonico… come sudore, scomodità, macinare chilometri, spostarsi molto, dormire poco ecc. potessero dare risorse nuove, allargare il cuore e lucidare la mente. Conoscere Grazia Le Mura e Patrizia Zerla, due delle preziose referenti di Bhalobasa, è uno di quegli incontri che dà risposte.
Vivono in Burkina Faso, prima a Bobo Dioulasso, poi a Sokourani stabilmente, hanno la cittadinanza burkinabè, in questi ultimi anni hanno cambiato il volto di questi luoghi unendo umanità e spirito imprenditoriale, ascolto e visione, pragmatismo e solidarietà.
A Bobo sono andate nelle periferie della città, tra i più poveri tra i poveri, ispirandosi a Madre Teresa, e molti adesso hanno lavoro, i loro figli vanno a scuola, il futuro li circonda e aspetta.
Hanno accolto a I Dansé (benvenuto in lingua dioula) bambini e donne rimaste da sole, bambini denutriti e donne in difficoltà, istituendo un PAM, programma di accompagnamento nutrizionale. Grazie a loro i bambini e le bambine che non avevano neanche un pasto o al massimo avevano un pasto del tutto insufficiente per la crescita mangiano in modo equilibrato e crescono bene.
Poi è nata Casa S.A.R.A., a Sokourani, uno dei villaggi vicino a Bobo. Casa, centro polivalente, punto di accoglienza, fattoria e molto di più… Sara, scomparsa a soli venti anni, è il nome della ragazza alla quale è stato dedicato il centro e la cui famiglia ha permesso l’iniziale costruzione. S.A.R.A. è anche un acronimo: “sentirsi amati ridona amore”. Perché chi viene ospitato in questa struttura e lavora lì ha molto amore da ricevere per quello che ha passato, a volte è rimasto solo _ capita a molti bambini… _ ma ricevendo amore e fiducia a sua volta li rimette in circolo sotto forma di servizio, di affetto e di aiuto verso gli altri.
Un dinamismo formato famiglia che fa sentire a casa e che fa prosperare il centro e la fattoria grazie alle idee e alle capacità di Grazia e Patrizia.

IL VIAGGIO 
Il viaggio Bhalo comincia sempre quando termina, quando dopo tutto quello che si è visto e incontrato e vissuto ci si rende conto pian piano di saper dare sempre più valore alla vita degli altri, ai loro bisogni, senza distogliere lo sguardo da chi è più fragile, qui o in altre parti del mondo. La fragilità non è un ostacolo, non è un giudizio, non è una colpa, fa parte di ciascuno di noi. La fragilità è una condizione e spesso basta non voltarsi, ascoltare e dare il poco che si può per trasformarla in forza sia in chi dà sia in chi riceve. Perché dare e ricevere sono due dimensioni così contigue, sovrapponibili e reciproche che diventano subito una cosa sola.