di Chiara Del Carlo

“Il vero viaggio inizia quando torni”.
Questa frase di Stefania Bagnoli (segretaria di Bhalobasa e capogruppo del viaggio con David Pistolesi, ndr) la capisco a poco a poco, realizzando ogni giorno che una parte di me ancora non è tornata del tutto.
Alcune immagini sono incollate dentro al cuore, e questa “mia Africa” è vicina nonostante la lontananza geografica.
Il ritmo delle persone ispira pace, tranquillità ma nello stesso tempo ad ogni passo dimostra la maestosità e la fierezza dell’esserci; i loro gesti sono dosati, pacati, mai fuori luogo, mai offensivi. Nonostante il pulsare della vita lungo le strade di Kampala, nonostante il traffico che affoga gli spostamenti, tutto sembra perfettamente regolato da un equilibrio interiore.
Il senso di comunità è un altro aspetto tutto africano che mi ha toccato profondamente. Dal villaggio, in cui comunità vuol dire cantare e ballare tutti insieme dentro alla Chiesa aperta per l’oc- casione, allo slum, in cui comunità è farsi carico di una ragazza madre con problemi mentali, regalandole una casa di lamiere e cartoni che è tutta la sua vita.
Gli sguardi africani, poi. Ti segnano, ti incidono. A volte li ho sentiti curiosi, al limite quasi della sfacciataggine, altre volte spaventati dal mio essere bianca, alcune volte insondabili, per la mia impossibilità anche solo di immaginare ciò su cui hanno dovuto posarsi. Mai accusatori, mai insidiosi. E sono stati proprio gli sguardi così sinceri a farmi sentire inadatta, in imbarazzo.
Che cosa ci sto a fare io in mezzo a questo slum? Con quale presunzione io, bianca, ricca, arrivo qua e guardo la loro vita, giudicandola secondo il mio metro di giudizio?
L’Africa è tante domande che non hanno risposta.
“Perché?” questa è forse la domanda più dolorosa, almeno di quelle che mi sono posta io, poiché è intimamente collegata con “Che cosa posso fare io per cambiare tutto questo?”.
Quello che ho capito grazie a questo viaggio è che non si può cambiare “tutto”, ma che ciò che fa la differenza è un “qualcosa”, che per noi può essere un minimo e insignificante gesto, ma che per qualcuno può voler dire “tutto”. Quello che mi ha preso la gola e il cuore quando siamo entrati nello slum di Kampala e che mi ha paralizzato per tutto il tempo è stato il senso di impotenza, che si è attenuato solo alla visione delle lacrime di gioia di una bambina a cui viene regalata un’uni- forme per poter frequentare la scuola che tanto desidera.
È stato davvero un viaggio in tutti i sensi, dentro e fuori. Per questo devo ringraziare moltissimo anche i miei compagni di avventura, di riflessioni, di risate, di lacrime. L’Africa mi sarebbe sembra- ta un posto con un po’ meno luce senza la loro presenza.
Io, da “piccolina” del gruppo, a tratti spaventata dalla differenza di età, ho scoperto in loro un’inaspettata fonte di forza e di vicinanza, che mi porto dentro insieme a tutti gli altri insegnamenti che, pole pole, si rivelano nella mia vita. Anche questo, per me, ha significato questo viaggio: la conferma che ciò che conta davvero non sono i numeri, non sono le differenze esteriori, ma l’energia, lo scopo, la strada che permette alle persone di incrociare i propri sentieri e scambiarsi qualche pezzetto di vita.

Concerto di solidarietà dell’Orchestra Stefano Tamburini al Teatro Era
Omaggio a Fabrizio De André e ai nostri “Amici fragili”

Lunedì 25 giugno, a quasi quaranta anni dalla pubblicazione dello storico doppio LP live, l’Orchestra Stefano Tamburini, formata dagli allievi e dai docenti dell’Accademia della Chitarra Musica&C. di Pontedera, rende omaggio a questo caposaldo della storia della musica italiana con un’accurata selezione di 11 brani di Fabrizio De André, mantenendo intatti gli arrangiamenti della PFM.
La preparazione del concerto ha richiesto un impegno di notevole portata sia per gli allievi che per i docenti-arrangiatori dell’Accademia, durato oltre sei mesi, poiché non esistendo in commercio spartito alcuno è stato necessario trascrivere “a orecchio” ogni singola nota, ridistribuendo fra i diversi strumenti di oltre 50 elementi le stesse melodie che musicisti del calibro di Franco Mussida (chitarre), Lucio Fabbrio (violino), Franz Di Cioccio (percussioni) suonarono nel tour che tra il 1978 e il 1979 portarono i P.F.M. e De André in giro per l’Italia e da cui furono tratti i due indimenticabili album.
La voce di De André sarà interpretata da cinque talentuose allieve delle classi di canto dell’Accademia (Zoe Ciulli, Maria Elena Di Sarli, Erica Macchi, Daria Paola ed Eva Silvestri), metafora dell’eterna attualità che le melodie di Faber hanno ormai assunto, proprio come accade ai grandi classici.
La direzione musicale è affidata al Maestro Giovanni Sbolci, Maestro dell’orchestra fin dalla sua nascita, dieci anni fa, mentre l’organizzazione generale è a cura del Direttore della scuola di musica, Luigi Nannetti che desidera ringraziare tutti i docenti che hanno prestato il loro prezioso lavoro di trascrizione e arrangiamento: Roberto Cecchetti, Raffaele Della Croce, Mirko Malacarne, Luigi Nannetti, Giovanni Sbolci, Lorenzo Petrizzo e Marco Vanni.
L’Accademia della Chitarra conta oggi 400 allievi, impegnati nello studio di tutti i principali strumenti, classici e moderni, e grazie alle sue dimensioni e alla doppia convenzione firmata con i Conservatori di Livorno e di Lucca, è riconosciuta tra le migliori in Toscana, per qualità e varietà dell’offerta didattica.

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI, ENTRO IL 22 GIUGNO
L’invito rivolto a tutti e a tutte, dunque, è per lunedì 25 giugno, nella splendida cornice del Teatro Era di Pontedera: il concerto sarà aperto dal Coro di Voci Bianche ‘Mi Cantino’, diretto dal Maestro Auro Maggini, e dalla JuniOrchestra, diretta da Luigi Nannetti, formati dagli allievi e dalle allieve under 12 dell’Accademia. Sarà una magnifica serata di musica e solidarietà… per i nostri “amici fragili”!
Per prenotare scrivere, entro il 22 giugno, una mail a comunicazione@bhalobasa.it o un messaggio WhatsApp (no sms o telefonate) al numero: 349/4298444 entro il 22 giugno. Ingresso a offerta, il ricavato confluirà nel progetto “Una scuola per l’infanzia a Toécé”, in Burkina Faso.

IL PROGETTO
Toécé è un villaggio a circa 100 chilometri a sud della capitale del Burkina Faso, Ouagadougou, sulla strada per Po. In quella zona Bhalobasa, durante i suoi frequenti viaggi nel Paese, ha conosciuto un gruppo di suore che lavoran nel centro nutrizionale e seguono la parrocchia. Durante uno dei viaggi nel 2017 abbiamo proposto loro di attivare alcuni sostegni a distanza e la collaborazione con quest referenti si sta rafforzando.
Le suore vogliono costruire una scuola per l’infanzia perché ci sono molte donne con figli piccoli che lavorano e sarebbe un grosso aiuto per loro. C’è già un progetto pronto e per la realizzazione dell’edificio lavoriamo in team con un’associazione e un gruppo di persone, molto esperte di Burkina, che conosciamo da tempo, cari amici e care amiche sui quali contare. Il terreno dove sorgerà la scuola è già stato acquistato. Nelle vicinanze, inoltre, esiste un pozzo utilizzabile, indispensabile per l’esecuzione dei lavori. Per informazioni: progetti@bhalobasa.it.
A questo progetto abbiamo dedicato anche la cena annuale di Lavaiano del 9 giugno per riuscire, nel più breve tempo possibile, a costruire la scuola!




Nel 2012, grazie alla professoressa Elisabetta Marini, abbiamo dato avvio, dapprima in Uganda e Tanzania, a un progetto contro la malnutrizione in collaborazione con l’Università di Cagliari.
Ne sono seguiti tanti viaggi, numerosi convegni, pubblicazioni scientifiche, tradotte in più lingue, e risultati importanti, soprattutto per i bambini e le bambine che hanno adesso una qualità di vita decisamente migliore. E ne è seguita una prestigiosa pubblicazione scientifica sull’American Journal of Human Biology a cura di Elisabetta Marini, Ornella Comandini, Alessandro Cipriano, il nostro presidente, Giovanni Carmignani, il referente del settore progetti di Bhalobasa, Gabriele Carmignani e Deodatus Tiba, nostro referente a Bumbire, in Tanzania.
Per la copertina è stata scelta una foto che richiama la pubblicazione all’interno, scattata in Tanzania, sull’isola di Bumbire, da Simona Caroti, referente del settore comunicazione, proprio all’inizio del progetto. Ritrae una bambina con una storia bella e intensa, come i suoi occhi, che stava, in quel momento, portando gli avocado alla mamma. Un incontro che portiamo nel cuore.
Per leggere l’articolo completo su American Journa of Human Biology: onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1002/ajhb.23098
Per informazioni sul progetto: progetti@bhalobasa.it.

CONVOCAZIONE ASSEMBLEA ORDINARIA
È stata convocata l’assemblea ordinaria per il 14 giugno 2018, alle ore 20:30 in prima convocazione e alle ore 21:00 in seconda convocazione, al Centro Pastorale Madre Teresa di Perignano, con il seguente ordine del giorno:
1. Approvazione bilancio consuntivo 2018 e preventivo 2019;
2. Incontro con Padre Orson;
3. Verifica cena annuale di sabato 9 Giugno 2018;
4. Comunicazioni del Presidente Alessandro Cipriano.
Aspettandovi numerosi all’assemblea e all’evento del 9 giugno porgo i miei più cordiali saluti a
tutti i soci.
❇️Allego anche la locandina/invito alla presentazione del libro del nostro fondatore e presidente onorario Don Armando Zappolini.
Il presidente, Alessandro Cipriano

Gentilissimi e gentilissime, il 25 maggio ha avuto piena applicazione il nuovo regolamento europeo sulla privacy. Il vostro indirizzo email è presente nel nostro database con il solo scopo di inviarvi news, aggiornamenti sulle nostre attività e sui viaggi nei Paesi in cui operiamo, inviti a eventi e iniziative solidali. Se desiderate continuare a ricevere le nostre comunicazioni non è necessario compiere altre azioni: ci avrete automaticamente autorizzato a tenervi informati sulla vita di Bhalobasa.
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Vi ringraziamo per l’attenzione.