Un progetto sta crescendo, sta prendendo forma ed è una sensazione unica per i volontari e tutte le persone del posto che si impegnano da mesi.

Parliamo del progetto di costruzione di un pozzo nel villaggio di Mugulu, in Uganda.
Ricordiamo che Mugulu è un villaggio a 260km da Kampala, la capitale, con circa 3000 abitanti che per uso domestico e alimentare sono costretti a prendere l’acqua da uno stagno, non avendo acqua pulita a disposizione.
Il progetto nasce dalla visita al villaggio di una nostra volontaria, Stefania Bagnoli, insieme a Daniel Yawe, nostro referente in Uganda.
Il progetto di costruzione del pozzo si compone anche di altre due fasi importanti, cioè la formazione di un gruppo di persone per il mantenimento e la gestione del pozzo e la sensibilizzazione degli abitanti del villaggio sull’importanza dell’uso dell’acqua pulita.

Ad oggi la costruzione del pozzo con pompa manuale è completata.
Completati sono anche gli incontri di formazione, organizzati dalla ditta di costruzione del pozzo, la Water Power Engineering Services, e rivolti ad un gruppo di persone dell’associazione Mbogo Community Development Association. Anche per questa seconda fase abbiamo avuto in loco l’aiuto di Daniel Yawe, che ha monitorato i progressi.

Domenica 8 agosto è stato inaugurato il pozzo insieme agli abitanti del villaggio. Condividiamo con voi le parole di Daniel:

“L’acqua pulita è una necessità per ogni famiglia, è sempre la priorità numero uno.

È importante avere acqua pulita e da un ambiente sicuro, lontano da contaminazioni e malattie.

Con il supporto dei nostri amici di Bhalobasa OdV siamo stati in grado di costruire un nuovo pozzo per il villaggio di Mugulu nel distretto di Mityana per fornire acqua pulita e sicura alla comunità.

Ringraziamo tutti i membri di Bhalobasa per questo sostegno e la grande collaborazione e non vediamo l’ora di camminare insieme verso altri grandi risultati”

Il progetto sta andando avanti, la terza fase inizierà a breve. Quest’ultima azione sarà importante tanto quanto le precedenti perché permetterà agli abitanti del villaggio di prendere maggiore consapevolezza sull’utilizzo di acqua pulita. Sarà un’azione non solo di sensibilizzazione diretta, ma anche una forma di peer education.

Tutto questo continua grazie al contributo dei volontari e dei nostri sostenitori.
Se vuoi sostenere il progetto con una donazione visita la sezione Progetti del sito
Progetto n.583.

Questo fine settimana Daniel, nostro referente in Uganda, ci ha aiutato a portare avanti un progetto, la distribuzione di cibo, mascherine e materiale essenziale alle persone più vulnerabili del villaggio di Mugulu, in Uganda
Mugulu è un villaggio con circa 840 famiglie, di cui almeno 200 sono considerate più vulnerabili perché comprendono persone con malattie, anziani, donne incinte e orfani.
Grazie a questo progetto e al supporto dell’associazione MCDA in Uganda, è stato possibile rispondere alle esigenze di queste famiglie in un periodo in cui, ancora una volta, l’Uganda si trova in lockdown.

Daniel ci scrive: “L’Uganda è di nuovo in lockdown con tutte le scuole chiuse, la maggior parte dei centri d’affari chiusi e con nessun trasporto pubblico o privato accessibile. È devastante e la vita quotidiana è diventata difficile. Infatti, la maggior parte delle persone vive giorno-giorno, il lockdown ha fermato tutto e le famiglie non sono in grado di provvedere ai bisogni di base. In collaborazione con Bhalobasa siamo riusciti a distribuire aiuti alimentari come riso, fagioli, mais, farina, zucchero e sale, e mascherine a più di 200 famiglie con le persone più vulnerabili come bambini, donne, malati, persone con disabilità (PWD)…ecc. per permettere a queste famiglie di sopravvivere durante questo difficile periodo della seconda ondata del virus.”

Il progetto comprende, oltre che la distribuzione del materiale necessario, anche un periodo di formazione condotto dall’associazione MCDA per le persone del villaggio rispetto all’uso delle mascherine e alle misure preventive verso il Covid.

Rispetto al momento di formazione Daniel ci scrive: “Abbiamo formato la gente del villaggio, specialmente bambini, donne, giovani e uomini sulle misure preventive per fermare la diffusione del virus, queste misure includevano: indossare le mascherine e lavarsi le mani. Queste misure preventive sono molto importanti in questo momento poiché la maggior parte Paesi africani non ha ancora abbastanza vaccini per coprire la maggior parte della popolazione e questo ha lasciato molti dei Paesi africani indietro nella lotta contro il COVID-19. Poiché “Prevenire è meglio che curare” abbiamo pensato di mettere molto impegno sulle misure preventive come lavarsi le mani e indossare mascherine mentre aspettiamo che i vaccini riescano a coprire la maggior parte della popolazione in Africa. Crediamo che la lotta contro il COVID-19 non sia ancora finita e dobbiamo combatterla insieme con tutto quello che possiamo.”

Tutti noi di Bhalobasa siamo stati poi sorpresi da una bellissima iniziativa organizzata da Daniel per festeggiare i 30 anni dell’associazione. Sono state create delle mascherine e delle maglie riportanti il logo di Bhalobasa e il logo dell’associazione MCDA.
“Together we stand”, questa la scritta riportata sulle maglie, perché nonostante le difficoltà in Italia e in Uganda in questi ultimi mesi, siamo sempre uniti, ci facciamo forza e insieme superiamo gli ostacoli. Quando diciamo che Bhalobasa è una grande famiglia intendiamo proprio questo.
Ringraziamo Daniel e tutte le persone che hanno collaborato a questa sorpresa. Essere vicini, anche se lontani, è il regalo più bello per questi 30 anni.

Un ringraziamento ci arriva anche da parte di Daniel e di tutte le persone del villaggio: “A nome della gente del villaggio, colgo l’occasione per ringraziare Bhalobasa per il sostegno a questo progetto. Siamo sempre uniti e desideriamo festeggiare di nuovo con tutti con amore, felicità e sostegno dopo che questo periodo impegnativo di COVID-19 sarà passato. Continuiamo a dire a tutti voi che “Together We Stand” e festeggiamo con voi i trent’anni di Bhalobasa, guardando al futuro, ai prossimi viaggi e incontri felici con le persone e i bambini.

Per sostenere questo progetto n.614 visitare https://www.bhalobasa.it/progetti/progetti-uganda/

Rashpur è un villaggio di medie dimensioni situato nella zona di Jangipara e abitato da circa 350 famiglie.
In India circa il 70% delle strutture sanitarie sono concentrate nelle aree urbane dove  vive il 29% della popolazione. Le aree rurali, come Rashpur, molto spesso non sono attrezzate per un’assistenza sanitaria di qualità.
La struttura sanitaria più vicina al villaggio di Rashpur è un “Centro statale di cure primarie”, che deve servire anche gli altri 127 villaggi della zona e che non riesce a soddisfare le esigenze di una popolazione così numerosa.
I malati con problematiche serie devono essere portati all’ospedale della città di Calcutta, ma le spese da affrontare in questo caso sono molto alte e gli abitanti del
villaggio non possono permettersele.
Così molte malattie vengono trascurate.
L’associazione SGGT, partner di Bhalobasa, ha organizzato un ambulatorio per diminuire i disagi di queste persone. 

Nel dispensario sono svolte le seguenti attività:

– visite e cure gratuite per gli abitanti del villaggio da parte di un medico generico o di un infermiere

– presenza periodica nell’ambulatorio di medici specialisti che possano fornire assistenza nei casi difficili.

– controlli sanitari regolari soprattutto per donne e bambini per la prevenzione delle malattie più comuni.

– organizzazione di corsi per fornire un minimo di conoscenze igienico-sanitarie alla
popolazione

– organizzazione di percorsi di formazione rivolti alle donne per sensibilizzarle  sull’importanza dell’igiene personale e dell’uso dei servizi igienici.

di Claudio Marabotti.

Claudio Marabotti è dirigente medico e cardiologo dell’ospedale di Cecina e sta portando avanti con Bhalobasa, e i coordinatori Irene Giorgi e Massimo Bettini, un importante progetto contro la malnutrizione infantile in India, in alcuni villaggi del Bengala occidentale.

Il punto della situazione:

“Solo due mesi fa in India c’erano circa 100 morti al giorno per Covid, oggi siamo a più di 4000.

Immagini angoscianti di pire improvvisate nelle periferie delle città per bruciare le salme che non trovano posto altrove, cadaveri gettati nei fiumi che riaffiorano dopo giorni a valle.

Rappresentazioni infernali che non si riesce a guardare senza provare tristezza e dolore infiniti.

Ed è purtroppo verosimile che siano numeri molto sottostimati.

Non ci dimentichiamo delle proporzioni: l’india ha oltre un miliardo e trecento milioni di abitanti, oltre 20 volte l’Italia. Per questo i ‘nostri’ 221 decessi di ieri, 11 maggio, (che consideriamo in qualche modo rassicuranti) corrisponderebbero proprio ai 4000 morti idell’India.

Chi conosce l’India sa benissimo che i sistemi di registrazione anagrafica, le procedure di accertamento della causa di morte, la semplice trasmissione di notizie dalle sterminate aree rurali ai centri di raccolta informazioni sono talmente carenti che i decessi reali possono essere maggiori di molti ordini di grandezza.

Da cosa dipende questo disastro, dopo un periodo di apparente relativa stabilità epidemica?

Sicuramente i motivi sono molti.

▪️La storica inadeguatezza dei servizi sanitari indiani.

▪️La fine di un lockdown durissimo e lunghissimo.

▪️Il via libera a manifestazioni di massa come il Kumbh Mela a Haridwar (oltre 9 milioni di pellegrini concentrati in poche settimane).

▪️La diffusione di credenze pericolose, come il ruolo protettivo di “farmaci” ayurvedici o di pratiche magiche varie.

▪️La scarsa disponibilità di vaccini, e la scarsa fiducia in essi.

L’India produce vaccini per conto di Astra Zeneca, ma la qualità del prodotto è giudicata estremamente carente, tanto che molti medici hanno deciso di non usare quel vaccino e di aspettare lo Sputnik russo (su cui peraltro esistono ancora molti dubbi).

In poche parole, quella del Covid sull’India sembra esattamente una ‘tempesta perfetta’, con diversi elementi che si sono combinati così da far precipitare quel Paese e quel popolo, che molti di noi considerano con affetto una ‘seconda patria, in un incubo di cui, per adesso non sembra di intravedere una fine.”

Per fare donazioni al nuovo progetto di supporto del Paese, in accordo con i nostri referenti e la nostra responsabile dell’ufficio indiano, Sharmistha Singha Roy, vista la fortissima recrudescenza dell’emergenza in India: www.bhalobasa.it/2021/05/un-nuovo-progetto-per-lindia-la-pandemia-non-lascia-tregua

di Daniel Yawe e Francesca Isolani

A inizio 2020, durante l’ultimo viaggio Bhalobasa in Uganda, Stefania Bagnoli, nostra volontaria, ha visitato il villaggio di Mugulu, a circa 160 km da Kampala, accompagnata da Daniel Yawe, nostro referente e amico nonché originario del villaggio.

A Mugulu e nei villaggi limitrofi vivono circa 3000 persone. Nel villaggio ci sono tre scuole primarie, segno di una presenza importante di bambini e bambine. Tutte queste persone vivono senza acqua potabile e raccolgono acqua sporca e non sicura da un piccolo stagno.

A Stefania sono bastate queste informazioni per capire che era indispensabile la costruzione di un pozzo. Bhalobasa ha accolto la proposta ed è così che è nato il progetto della costruzione di un pozzo nel villaggio di Mugulu.

Ma che cos’è Mugulu? Perché il progetto di un pozzo è importante? Abbiamo voluto farcelo raccontare proprio da Daniel Yawe, il quale ci scrive

“…Il villaggio di Mugulu è una provincia nel distretto di Mitiyana situato nella regione centrale dell’Uganda. Posso dire che Mugulu è la mia origine. Mio padre è nato in questo villaggio e, proprio per questo, il progetto di costruzione di un nuovo pozzo è per me importante ed è essenziale per le persone che ci vivono. Il problema dell’acqua non pulita per uso domestico e quotidiano è stato una sfida per Mugulu per molto tempo, proprio come per la maggior parte dei villaggi in Uganda.

Immaginate di raccogliere l’acqua da un piccolo stagno condiviso con gli animali e contenente acqua sporca non sicura. Questo ha portato cattive condizioni di salute come malattie intestinali, colpendo molte famiglie, specialmente i bambini che si ammalano e non riescono a frequentare la scuola.

Attraverso la costruzione del pozzo per il villaggio, tanti problemi antigienici causati dall’uso di acqua sporca saranno risolti e la vita di molte persone sarà migliorata. È un progetto molto importante perché oltre 3000 persone nel mio villaggio e nei villaggi circostanti potranno raccogliere acqua pulita e non dovranno più condividere acqua con gli animali. Attraverso il sostegno di Bhalobasa per la costruzione di un nuovo pozzo, molte famiglie e villaggi vicini saranno in grado di accedere all’acqua pulita per la prima volta…”

Sì, per la prima volta. Per la prima volta avranno la possibilità di accedere ad acqua pulita e potabile. Ecco l’importanza di questo progetto.

L’obiettivo è quello di contribuire al miglioramento delle condizioni di vita degli abitanti del villaggio. Per raggiungerlo, Bhalobasa ha pensato a tre azioni:

  • Costruzione del pozzo: la realizzazione del pozzo per acqua pulita nel villaggio di Mugulu, in accordo con il capo clan del villaggio. L’acqua sarà accessibile gratuitamente non solo agli abitanti di Mugulu, ma anche ai villaggi limitrofi.
  • Formazione di un gruppo per la gestione del pozzo: l’obiettivo di quest’azione è quello di contribuire al raggiungimento dell’autonomia del villaggio nella manutenzione e gestione del pozzo. Un’associazione di abitanti di Mugulu, la Mbogo Community Development Association, creata con l’aiuto di Daniel, individuerà un gruppo di lavoro di 10 persone a cui verrà affidata la gestione del pozzo, a seguito della partecipazione a incontri formativi sulla manutenzione del pozzo e sull’importanza dell’uso dell’acqua pulita.
  • Sensibilizzazione del villaggio per l’uso di acqua pulita: quest’azione sarà realizzata attraverso incontri formativi rivolti a 50 famiglie chiave (per un totale di circa 250 persone) e, successivamente, attraverso la diffusione informativa che i componenti delle 50 famiglie effettueranno nel villaggio.

L’utilizzo di acqua pulita a scopo domestico e alimentare contribuirà al miglioramento delle condizioni di salute degli abitanti del villaggio e conseguentemente contribuirà alla diminuzione delle assenze scolastiche per malattia.

Come ci scrive Daniel

“…La gente di Mugulu è entusiasta e prontissima ad iniziare a raccogliere acqua pulita dal nuovo pozzo dopo il completamento. Questo progetto davvero cambierà la vita di moltissime persone e bambini portando acqua pulita e una rinnovata salute alle persone di Mugulu…”

Nella sezione Progetti potete trovare maggiori informazioni e le modalità per fare una donazione (Progetto n. 583)

“…Grazie,

Daniel Yawe.”

…Grazie,

Bhalobasa.