È il 16 marzo e sei anni fa, in questo giorno che non potremo mai dimenticare, eravamo insieme a un’iniziativa di solidarietà per l’India, grazie agli amici di San Lorenzo a Pagnatico. L’obiettivo era donare un apparecchio a una bambina ipoacusica indiana… poco dopo ci raggiunse la triste notizia della scomparsa di Alessandra Tognoni che stava lottando contro una grave malattia da tempo, con una forza rara e un sorriso per tutti.
Ci precipitammo a casa sua e la trovammo avvolta nel suo sari, con intorno la famiglia, lei che amava profondamente l’India e che nel 2011 ci era tornata con Bhalo per la venticinquesima volta.
In un momento abbiamo perso un’amica importante, la segretaria storica e una delle fondatrici della nostra associazione, la persona che conosceva tutti i nomi dei bambini sostenuti a mente e che non scordava mai una ricorrenza, un compleanno, una nascita, un matrimonio di noi volontari.
Ale, per noi Acciuga, sempre pronta a riprenderci e a rincuorarci, a guidarci per le strade del mondo che conosceva come quelle del suo paese, Perignano, a festeggiarci per un traguardo, a starci vicina in un periodo critico, a organizzare cene e incontri con l’accoglienza tipica della famiglia Tognoni!
Sono trascorsi sei anni, ma è sempre con noi. In viaggio, in ogni progetto realizzato, al raggiungimento del diploma di ogni bambino e bambina, in ogni esperienza bella e anche in quelle difficili, in cui l’eco della sua voce e della sua esperienza ci orienta e ci fa capire meglio.
Ale che parlava le lingue del mondo con l’amore, assediata dai bambini che non la facevano camminare pur di stare con lei, Acciuga generosa e testarda, sincera e determinata. Insostituibile… come donna e come volontaria.
Ci manca tantissimo… ma ci ha lasciato così tanto che la sua generosità e il suo esempio ci danno sollievo nei momenti in cui il vuoto si fa sentire di più.
Anche quest’anno stiamo organizzando il Premio che porta il suo nome, mille euro destinati a un ragazzo o una ragazza tra i 18 e i 30 anni, di qualsiasi nazionalità, che si siano distinti nella promozione dei diritti umani, con progetti concreti. Una cifra che Bhalobasa, nel nome di Alessandra, destina attraverso questi giovani al loro progetto o associazione affinché continuino nella loro attività a favore degli altri. Nel 2019 ci siamo orientati sul sostegno a bambini e persone con disabilità.
Presto tutti i dettagli, in memoria di Ale, facendo il bene come ci ha trasmesso lei!

Spettacolo di solidarietà “Donna! Grazia e grinta: le idee dentro la donna, archetipi femminili e altro ancora” e “Parole Danzanti” tratto dal libro “Una donna!”, domenica 17 marzo alle 16.00 al Teatro Verdi di Casciana Terme.

Spettacolo di solidarietà per Bhalobasa, da un’idea di Raffaella Teleschi. Lo spettacolo rientra anche nella rassegna Marzo Mese della donna del Comune di Casciana Terme Lari.
LO SPETTACOLO, TEATRO E DANZA PER RIFLESSIONI IMPORTANTI
– L’associazione Bhalobasa Onlus, con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Casciana Terme Lari e la disponibilità e ospitalità di Guascone Teatro, presenta il 17 marzo alle ore 16.00, al Teatro Verdi-Casciana Terme: “Donna! Grazia e grinta: le idee dentro la donna, archetipi femminili e altro ancora” di Ilaria Magonzi, monologo interpretato da Cristian Quagli, e “Parole danzanti” tratto dal libro “Una donna!” di Francesca Cagnoni e Riccardo Pesatori (disponibile alla vendita, sempre per solidarietà, anche il pomeriggio dello spettacolo).
– L’ingresso è gratuito, le offerte e le donazioni confluiranno nel progetto “Un pozzo per la scuola di Mubende, in Uganda”.

– PRENOTAZIONE caldamente consigliata (per essere certi di trovare posto) scrivendo a comunicazione@bhalobasa.it

IL PROGETTO
Un nuovo pozzo per i bambini e le bambine che vanno a scuola a Mubende, nel distretto di Kibalinga, in Uganda. L’acqua di stagnante di alcune pozze viene filtrata, ma spesso i piccoli hanno sete e la prelevano direttamente per placare l’arsura. Non va bene, dobbiamo provvedere, abbiamo la possibilità di farlo, insieme!
Da qualche anno Bhalobasa ha consolidato, dopo la preziosa e lunga permanenza di Ivana Kleva e Gabriele Carm, e il viaggio del 2016 guidato dal responsabile del settore progetti, Giovanni Carmignani, la relazione e la collaborazione con i referenti di Mubende.
Le storie e le vite delle persone possono davvero cambiare, passo dopo passo, se ognuno di noi fa o dà qualcosa, quello che può, a volte basta la partecipazione a un evento benefico, stare bene insieme, vedere uno spettacolo bello e intenso, fatto di teatro e di danza, arte con risvolti di impegno civile e sociale, per fare del bene. Qui, nelle nostre comunità, in ogni parte del mondo in cui si saldino bisogno, progettazione, impegno, voglia di fare e relazione.

– Per informazioni più dettagliate: progetti@bhalobasa.it

Ringraziamo il settimanale diocesano di San Miniato, La Domenica, e il suo direttore,Don Francesco Ricciarelli, per aver dato così tanto spazio, nell’ultimo numero, al nostro più recente viaggio in Burkina Faso, agli incontri e alle storie che ne hanno fatto parte e alla nostra associazione. A questo link il settimanale nella sua veste completa:
http://sanminiato.chiesacattolica.it/wp-content/uploads/sites/2/2018/12/La-Domenica-2018-12-23.pdf

di Simona Caroti
BHALOBASA: STORIE E VOLTI DAL BURKINA FASO
Siamo tornati in Burkina Faso tra novembre e dicembre 2018, torneremo presto dai nostri amici burkinabè. 
Nel Paese che Thomas Sankara ribattezzò “Terra degli uomini integri” (Burkina Faso significa appunto questo, nelle due lingue burkinabè principali: môre e dioula) Bhalobasa opera dal 2006 con sostegni a distanza e progetti, in gran parte del territorio. 
La nostra associazione ha portato in Burkina l’esperienza maturata dal 1991 (anno in cui è nata a Kolkata, in Bengala Occidentale) in India, fondata da Don Armando Zappolini e da Padre Orson Wells, vicina all’esperienza di Madre Teresa con la quale noi volontari e volontarie abbiamo stretto un solido rapporto fino alla sua morte. 
Dopo dodici anni di attività in Burkina Faso è sorprendente ogni volta tornare, durante i nostri viaggi di verifica, e renderci conto di cosa è nato e prosperato nel tempo: conquiste faticate e maturate piano, centimetro dopo centimetro, tra la arida brousse, i tramonti profondi e le piogge che a volte sembrano senza fine. I nostri referenti e le nostre referenti hanno spesso dedicato la vita, o parte di essa, a far crescere un Paese complesso, difficile, dalle condizioni oggettive molto ostiche, eppure estremamente accogliente, aperto, ospitale, sincero. Sankara affermava ripetutamente che il vero aiuto è quello che permette alle persone di aiutarsi da sole e proprio questo la nostra associazione e noi come volontari e volontarie cerchiamo dall’inizio: con i sostegni a distanza, con la scuola e l’istruzione per i bambini e le bambine, con i progetti in ambito sanitario, alimentare, agricolo, contro malattie e malnutrizione. 
Nel nostro decalogo del viaggiatore (nato da mille e una chiacchierata dei vari gruppi, di età, professioni, percorsi diversi, dai discorsi spontanei che facciamo, condividendo esperienze intense, particolari e belle, emozioni anche travolgenti, delusioni e risultati importanti) abbiamo scritto, tra le altre cose: “non chiedermi dove vado, ma chi incontro”. Ogni viaggio è fatto di incontri, di storie, come la nostra associazione. Di questo ultimo viaggio ne vogliamo raccontare due che secondo noi sono un buon compendio di tutto quello che abbiamo vissuto e che, nella sua completezza, non riusciremmo mai a esprimere a parole. 

LA STORIA DI DAMASE
Ha poco più di vent’anni, viene dal villaggio di Tougouri e adesso frequenta l’università a Ouagadougou, la capitale. Ha studiato grazie a Bhalobasa (e anche la sua insegnante ha vissuto la stessa esperienza) e nella sua storia c’è tutto il senso del sostegno a distanza, della generosità di una o più persone che decidono di dare fiducia a un bambino o a una bambina lontani geograficamente, ma vicini in lettere e scambi di racconti sulle proprie vite, e di permettere loro di studiare (con 57 Euro all’anno, nel caso del Burkina Faso) cambiando per sempre il corso della loro esistenza. Damase conosce tre lingue e sta studiando con profitto la quarta, l’italiano, vuole diventare giornalista e lavorare come cooperante, “conosco bene le risorse e le criticità del mio Paese, per questo voglio aiutarlo più che posso”. Il ciclo della povertà che si spezza per sempre, un ragazzo uscito da una piccola casa di un piccolo villaggio, molto amato dalla sua famiglia che però non poteva provvedere economicamente ai suoi studi se non aiutata, è riuscito a trasferirsi nella capitale del Burkina, ad andare all’università, a mettere concrete basi ai suoi sogni e a breve potrà trasformare la fiducia dei suo sostenitori in aiuto e sviluppo per il suo Paese. Nelson Mandela diceva che l’educazione è l’arma più potente che può cambiare il mondo. Ci crediamo molto, lo abbiamo toccato con mano, negli anni, nei Paesi in cui operiamo, dove centinaia e migliaia di vite di bambini e di ragazzi sono cambiate per sempre. Giovani che lavorano, aiutano altri bambini in difficoltà, le loro famiglie, i loro villaggi, il proprio Paese, anche perché desiderosi di “restituire”, come ci dicono spesso, in qualche modo ciò che è stato loro dato, tramite Bhalobasa. 

LA STORIA DI GRAZIA E PATRIZIA
Ci siamo chiesti tante volte come le difficoltà, le complessità, il caos, la stanchezza, le sensazioni che ti stringono il cuore in una morsa, nel bene e nel male, potessero alla fine di un viaggio con Bhalobasa fondersi in un movimento armonico… come sudore, scomodità, macinare chilometri, spostarsi molto, dormire poco ecc. potessero dare risorse nuove, allargare il cuore e lucidare la mente. Conoscere Grazia Le Mura e Patrizia Zerla, due delle preziose referenti di Bhalobasa, è uno di quegli incontri che dà risposte.
Vivono in Burkina Faso, prima a Bobo Dioulasso, poi a Sokourani stabilmente, hanno la cittadinanza burkinabè, in questi ultimi anni hanno cambiato il volto di questi luoghi unendo umanità e spirito imprenditoriale, ascolto e visione, pragmatismo e solidarietà.
A Bobo sono andate nelle periferie della città, tra i più poveri tra i poveri, ispirandosi a Madre Teresa, e molti adesso hanno lavoro, i loro figli vanno a scuola, il futuro li circonda e aspetta.
Hanno accolto a I Dansé (benvenuto in lingua dioula) bambini e donne rimaste da sole, bambini denutriti e donne in difficoltà, istituendo un PAM, programma di accompagnamento nutrizionale. Grazie a loro i bambini e le bambine che non avevano neanche un pasto o al massimo avevano un pasto del tutto insufficiente per la crescita mangiano in modo equilibrato e crescono bene.
Poi è nata Casa S.A.R.A., a Sokourani, uno dei villaggi vicino a Bobo. Casa, centro polivalente, punto di accoglienza, fattoria e molto di più… Sara, scomparsa a soli venti anni, è il nome della ragazza alla quale è stato dedicato il centro e la cui famiglia ha permesso l’iniziale costruzione. S.A.R.A. è anche un acronimo: “sentirsi amati ridona amore”. Perché chi viene ospitato in questa struttura e lavora lì ha molto amore da ricevere per quello che ha passato, a volte è rimasto solo _ capita a molti bambini… _ ma ricevendo amore e fiducia a sua volta li rimette in circolo sotto forma di servizio, di affetto e di aiuto verso gli altri.
Un dinamismo formato famiglia che fa sentire a casa e che fa prosperare il centro e la fattoria grazie alle idee e alle capacità di Grazia e Patrizia.

IL VIAGGIO 
Il viaggio Bhalo comincia sempre quando termina, quando dopo tutto quello che si è visto e incontrato e vissuto ci si rende conto pian piano di saper dare sempre più valore alla vita degli altri, ai loro bisogni, senza distogliere lo sguardo da chi è più fragile, qui o in altre parti del mondo. La fragilità non è un ostacolo, non è un giudizio, non è una colpa, fa parte di ciascuno di noi. La fragilità è una condizione e spesso basta non voltarsi, ascoltare e dare il poco che si può per trasformarla in forza sia in chi dà sia in chi riceve. Perché dare e ricevere sono due dimensioni così contigue, sovrapponibili e reciproche che diventano subito una cosa sola. 

di Chiara Del Carlo

“Il vero viaggio inizia quando torni”.
Questa frase di Stefania Bagnoli (segretaria di Bhalobasa e capogruppo del viaggio con David Pistolesi, ndr) la capisco a poco a poco, realizzando ogni giorno che una parte di me ancora non è tornata del tutto.
Alcune immagini sono incollate dentro al cuore, e questa “mia Africa” è vicina nonostante la lontananza geografica.
Il ritmo delle persone ispira pace, tranquillità ma nello stesso tempo ad ogni passo dimostra la maestosità e la fierezza dell’esserci; i loro gesti sono dosati, pacati, mai fuori luogo, mai offensivi. Nonostante il pulsare della vita lungo le strade di Kampala, nonostante il traffico che affoga gli spostamenti, tutto sembra perfettamente regolato da un equilibrio interiore.
Il senso di comunità è un altro aspetto tutto africano che mi ha toccato profondamente. Dal villaggio, in cui comunità vuol dire cantare e ballare tutti insieme dentro alla Chiesa aperta per l’oc- casione, allo slum, in cui comunità è farsi carico di una ragazza madre con problemi mentali, regalandole una casa di lamiere e cartoni che è tutta la sua vita.
Gli sguardi africani, poi. Ti segnano, ti incidono. A volte li ho sentiti curiosi, al limite quasi della sfacciataggine, altre volte spaventati dal mio essere bianca, alcune volte insondabili, per la mia impossibilità anche solo di immaginare ciò su cui hanno dovuto posarsi. Mai accusatori, mai insidiosi. E sono stati proprio gli sguardi così sinceri a farmi sentire inadatta, in imbarazzo.
Che cosa ci sto a fare io in mezzo a questo slum? Con quale presunzione io, bianca, ricca, arrivo qua e guardo la loro vita, giudicandola secondo il mio metro di giudizio?
L’Africa è tante domande che non hanno risposta.
“Perché?” questa è forse la domanda più dolorosa, almeno di quelle che mi sono posta io, poiché è intimamente collegata con “Che cosa posso fare io per cambiare tutto questo?”.
Quello che ho capito grazie a questo viaggio è che non si può cambiare “tutto”, ma che ciò che fa la differenza è un “qualcosa”, che per noi può essere un minimo e insignificante gesto, ma che per qualcuno può voler dire “tutto”. Quello che mi ha preso la gola e il cuore quando siamo entrati nello slum di Kampala e che mi ha paralizzato per tutto il tempo è stato il senso di impotenza, che si è attenuato solo alla visione delle lacrime di gioia di una bambina a cui viene regalata un’uni- forme per poter frequentare la scuola che tanto desidera.
È stato davvero un viaggio in tutti i sensi, dentro e fuori. Per questo devo ringraziare moltissimo anche i miei compagni di avventura, di riflessioni, di risate, di lacrime. L’Africa mi sarebbe sembra- ta un posto con un po’ meno luce senza la loro presenza.
Io, da “piccolina” del gruppo, a tratti spaventata dalla differenza di età, ho scoperto in loro un’inaspettata fonte di forza e di vicinanza, che mi porto dentro insieme a tutti gli altri insegnamenti che, pole pole, si rivelano nella mia vita. Anche questo, per me, ha significato questo viaggio: la conferma che ciò che conta davvero non sono i numeri, non sono le differenze esteriori, ma l’energia, lo scopo, la strada che permette alle persone di incrociare i propri sentieri e scambiarsi qualche pezzetto di vita.

La DAB PUMPS SPA di Mestrino (Padova) ci ha donato dieci pompe che serviranno a estrarre acqua a Bobo Dioulasso, in Burkina Faso, a Casa S.A.R.A., dove le nostre referenti Grazia Le Mura e Patrizia Zerla gestiscono una struttura di accoglienza per bambini e bambine sole, per donne sole con figli e persone in difficoltà, e una fattoria e dove siamo tornati di recente, nel novembre e dicembre scorso.

Sara è il nome della ragazza, scomparsa purtroppo a soli 20 anni, la cui famiglia ha permesso l’iniziale costruzione del centro. S.A.R.A. è anche un acronimo: sentirsi amati ridona amore perché le persone che vengono accolte e che qui trovano ospitalità e affetto, lavoro e

Faremo arrivare appena possibile, tramite container, le pompe in Burkina, paese dove servono in modo intensivo vista l’aridità del terreno, la siccità assoluta della stagione secca e la scarsità di acqua per tutti gli usi.

Ringraziamo DAB PUMPS SPA per questa donazione quanto mai preziosa, l’acqua è davvero vita!