di Claudio Marabotti.

Claudio Marabotti è dirigente medico e cardiologo dell’ospedale di Cecina e sta portando avanti con Bhalobasa, e i coordinatori Irene Giorgi e Massimo Bettini, un importante progetto contro la malnutrizione infantile in India, in alcuni villaggi del Bengala occidentale.

Il punto della situazione:

“Solo due mesi fa in India c’erano circa 100 morti al giorno per Covid, oggi siamo a più di 4000.

Immagini angoscianti di pire improvvisate nelle periferie delle città per bruciare le salme che non trovano posto altrove, cadaveri gettati nei fiumi che riaffiorano dopo giorni a valle.

Rappresentazioni infernali che non si riesce a guardare senza provare tristezza e dolore infiniti.

Ed è purtroppo verosimile che siano numeri molto sottostimati.

Non ci dimentichiamo delle proporzioni: l’india ha oltre un miliardo e trecento milioni di abitanti, oltre 20 volte l’Italia. Per questo i ‘nostri’ 221 decessi di ieri, 11 maggio, (che consideriamo in qualche modo rassicuranti) corrisponderebbero proprio ai 4000 morti idell’India.

Chi conosce l’India sa benissimo che i sistemi di registrazione anagrafica, le procedure di accertamento della causa di morte, la semplice trasmissione di notizie dalle sterminate aree rurali ai centri di raccolta informazioni sono talmente carenti che i decessi reali possono essere maggiori di molti ordini di grandezza.

Da cosa dipende questo disastro, dopo un periodo di apparente relativa stabilità epidemica?

Sicuramente i motivi sono molti.

▪️La storica inadeguatezza dei servizi sanitari indiani.

▪️La fine di un lockdown durissimo e lunghissimo.

▪️Il via libera a manifestazioni di massa come il Kumbh Mela a Haridwar (oltre 9 milioni di pellegrini concentrati in poche settimane).

▪️La diffusione di credenze pericolose, come il ruolo protettivo di “farmaci” ayurvedici o di pratiche magiche varie.

▪️La scarsa disponibilità di vaccini, e la scarsa fiducia in essi.

L’India produce vaccini per conto di Astra Zeneca, ma la qualità del prodotto è giudicata estremamente carente, tanto che molti medici hanno deciso di non usare quel vaccino e di aspettare lo Sputnik russo (su cui peraltro esistono ancora molti dubbi).

In poche parole, quella del Covid sull’India sembra esattamente una ‘tempesta perfetta’, con diversi elementi che si sono combinati così da far precipitare quel Paese e quel popolo, che molti di noi considerano con affetto una ‘seconda patria, in un incubo di cui, per adesso non sembra di intravedere una fine.”

Per fare donazioni al nuovo progetto di supporto del Paese, in accordo con i nostri referenti e la nostra responsabile dell’ufficio indiano, Sharmistha Singha Roy, vista la fortissima recrudescenza dell’emergenza in India: www.bhalobasa.it/2021/05/un-nuovo-progetto-per-lindia-la-pandemia-non-lascia-tregua

di Luisa Scordamaglia

Bhalobasa ha dato il via alle varie iniziative che animeranno quest’anno del trentennale e ha cominciato inaugurando la nuova sede operativa che condividerà con l’OdV El Comedor , che si trova all’interno del Circolo ARCI Balalaika, in via Leopoldo Pilla a Pisa.
Grazie a tutti coloro che hanno voluto vivere con noi questo momento molto bello.
Grazie agli amici dell’OdV El Comedor, con i quali, siamo sicuri, inizierà una meravigliosa rete di collaborazione.
Per la nostra associazione avere un luogo di riferimento a Pisa è un grande risultato e una bella ripartenza.

 

Un nuovo progetto per sostenere l’India, la fine del tunnel si è allontanata notevolmente

Le immagini delle persone ricoverate per strada davanti al Sikh Temple di Delhi ci hanno colpito, riportandoci in quei luoghi visitati alcuni anni fa; uno dei templi moderni più belli dell’India molto attivo sul piano sociale con una mensa che può ospitare centinaia di persone tutti i giorni ed altri servizi di supporto alle migliaia di abitanti della capitale che vivono di
espedienti.
Non si scappa a questo destino, si nasce, si vive, si va all’ospedale e si muore tutto per strada. Maggio e giugno sono di norma i mesi più caldi e la temperatura che può anche andare oltre i quaranta gradi complica ancora la situazione di questa gente.
Gli ospedali pubblici che abbiamo visitato non sono in grado di affrontare minimamente questa situazione e anche i lussuosi ospedali privati, molto diffusi nelle città, si sono trovati impreparati per personale e attrezzature a questa pandemia.
La referente di Bhalobasa in India Sharmisha Singha Roy è andata addirittura in aiuto anche di queste strutture riuscendo a fornire mascherine, guanti, camici.
In India non esistono cassa integrazione, ristori e tutte le altre piccole o grandi sicurezze a cui siamo abituati in Europa, si mangia se si lavora. Ci sono moltissimi lavoratori impegnati sette giorni su sette, i muratori, gli agricoltori, i piccoli artigiani. Penso a quegli uomini che stanno tutto il giorno lungo una strada con un piccolo e scassato compressore per gonfiare i malandati pneumatici delle auto indiane per dieci rupie (1 € vale 90 rupie), o i negozietti nei villaggi che vendono qualche biscotto, sacchettini lillipuziani di patatine, piccoli giochi di plastica per i bambini. Come impedire loro di lavorare, come impedire di viaggiare su quei treni strapieni, o sui tetti di autobus che hanno anche quaranta, cinquanta anni di vita? L’India è un assembramento continuo, vive sulle strade, lungo le ferrovie, i tuguri degli slum accolgono solo nella notte magari otto persone in pochi metri quadrati, si fa la fila per l’acqua, si fa la fila per gli alimenti di scarso valore distribuiti dai governi locali, entrare nella metro di Kolkata vuol dire scontrarsi faccia a faccia con la moltitudine che esce, i mercati sono immensi e sempre affollati. Il governo che inizialmente aveva preso misure molto dure per il contenimento del virus, ricordiamoci il lungo lockdown che ha portato alla fame milioni di persone, ha poi riaperto tutto dando l’idea che il peggio fosse passato. Quindi sono ripartite tutte le attività escluse le scuole, sono ricominciate le adunate religiose e politiche e addirittura in questo periodo si sono svolte le elezioni locali in alcuni stati.
I numeri della pandemia si sono di nuovo impennati (basti pensare che nelle ultime 24 ore sono stati registrati 414.188 contagi, mai così tanti dall’inizio dell’emergenza sanitaria in tutto il mondo, e ci sono stati circa 4.000 morti) e adesso la fine del tunnel si è allontanata notevolmente.

Abbiamo attivato un nuovo progetto per sostenere il Paese in questo tragico momento: “Supporto per acquisto farmaci e materiale sanitario a seguito dell’emergenza causata da COVID 19”, il numero è il 608 e si trova a questo link. Vi chiediamo di aiutarci a condividerlo e a divulgarlo, per aiutare l’India a respirare, ad andare avanti, a superare anche questa terribile crisi… a vivere: https://www.bhalobasa.it/progetti/info-progetto/?id=608

A woman with a breathing problem receives oxygen support for free at a Gurudwara (Sikh temple), amidst the spread of coronavirus disease (COVID-19), in Ghaziabad, India, April 24, 2021. Picture taken April 24, 2021. REUTERS/Danish Siddiqui

“Vaccini: a che punto siamo?”, tavola rotonda di ACLI Pisa con il professor Francesco Menichetti, Federico Gelli e Nicoletta Dentico.
L’appuntamento è per martedì 4 maggio, alle 21.15, e potrà essere seguito in diretta Facebook sulla pagina delle Acli Provinciali Pisa

Quali sono i vaccini e per chi sono indicati? Sono tutti sicuri ed efficaci? Come garantire l’accesso in tutti i Paesi? Sono solo alcuni degli interrogativi al centro dell’incontro pubblico.

Il presidente delle Acli Pisa Martinelli: “proveremo ad affrontarlo con un approccio ‘popolare’ ossia il più possibile comprensibile all’uomo della strada senza banalizzare un tema che è d’importanza basilare nell’impegno per debellare il contagio”

Pfizer e BioNtech e e Comirnaty, ma anche Moderna, AstraZeneca, Janssen di Johnson&Johnson: quali sono e soprattutto per chi sono indicati i vaccini anti Covid-19? Quanto dura la loro immunità? I vaccini approvati sono sicuri ed efficaci? Chi può vaccinarsi e quando? Perché ci sono problemi di approvvigionamenti su scala globale e come possibile garantire un libero accesso alle campagne vaccinali nei Paesi più poveri?

Sono solo alcune delle domande al centro dell’incontro pubblico promosso dalle Acli provinciali di Pisa per martedì 4 maggio alle 21.15, intitolato “Vaccini: a che punto siamo?” e che potrà essere seguito in diretta Facebook dal profilo Acli Provinciali Pisa.

Risponderanno il professor Francesco Menichetti, primario dell’Unità Operativa di malattie Infettive dell’Azienda Ospedaliero Pisana, Federico Gelli, coordinatore dell’Unità Sanitaria di Crisi dell’Azienda Usl Toscana Centro per l’emergenza pandemica e Nicoletta Dentico, giornalista, già direttrice di Medici senza Frontiere Italia e attuale responsabile del programma di salute globale Society for International Development.

Modererà Alessandro Cipriano, dirigente medico di Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso dell’Azienda Ospedaliero Pisana, oltreché presidente dell’associazione Bhalobasa.

“E’ un’altra tessera di quel percorso di formazione popolare che stiamo promuovendo da alcuni anni _ spiega il presidente della Acli Provinciali Pisa, Paolo Martinelli _ ci siamo resi conto che il molto discutere che si è fatto in questi mesi sul tema dei vaccini ha avuto un effetto a volte disorientante nell’opinione pubblica data la complessità e le diverse posizioni sull’argomento. Proveremo ad affrontarlo con un approccio ‘popolare’, ossia il più possibile comprensibile all’uomo della strada ma senza banalizzare un tema che è d’importanza basilare nell’impegno per debellare il contagio: il profilo dei relatori che interverranno, da questo punto di vista, è una garanzia.”

L’iniziativa è in collaborazione con il circolo Acli L.Tellini di San Prospeto, il circolo Acli Il Punto, il Centro studi i Cappuccini, Aforisma e Bhalobasa OdV.

di Don Armando Zappolini
Fondatore e Presidente onorario di Bhalobasa OdV

Le notizie che ci arrivano dall’India ci riempiono il cuore di preoccupazione e di tristezza.

Le immagini fugaci dei TG ed i dati sempre più preoccupanti per noi hanno dei volti e delle storie…

Trenta anni di incontri e di amicizie non ci permettono di pensare solo ai numeri del problema.

I nostri bambini, le suore, gli insegnanti, padre Orson, padre Wilson, tanti nostri amici sono dentro quei numeri.

Quante storie e quante immagini portiamo con noi!

Padre Orson e Sharmista ci mandano immagini e racconti… vorremmo poter essere accanto a loro, come lo siamo stati in questi trenta anni.

Vorremmo essere loro vicini e camminare con loro accanto alla loro gente, a quella bella gente dell’India che tante volte ci ha accolto nelle scuole e nei villaggi.

Torneremo ancora a danzare e giocare con loro.

Ne abbiamo bisogno…