Ultimi giorni in India. Progetti e incontri.

di Maurizio Lapini

Oggi siamo stati, sempre guidati dalla bravissima Sharmistha, a verificare due progetti molto interessanti, finanziati in parte da Bhalobasa.

 Il primo è ubicato all’interno dell’area della Cattedrale di Kolkata, dove ci ha accolto padre Franklin che ci fatto visitare la chiesa.

Siamo poi passati nelle aule della scuola non formale dove abbiamo incontrato gli alunni e gli insegnanti. I 60 bambini che la frequentano hanno un avvenire molto incerto, perché, come molti altri qui a Calcutta, non vanno a scuola, iniziano a lavorare quando sono ancora piccoli dato che appartengono a famiglie poverissime, senza casa, che abitano sui marciapiedi.

In questo luogo trovano un ambiente confortevole e stimolante che permette loro di apprendere le prime nozioni scolastiche, di imparare l’inglese e di poter successivamente essere inseriti nella scuola pubblica. La scuola ci ha sorpreso per il fatto che ha anche un’aula dedicata a una didattica innovativa, in quanto i ragazzi imparano con una forma di autoapprendimento. Il loro strumento di lavoro è il tablet con cuffie, con tanto di figure, parole e verifica della pronuncia rigorosamente in inglese. Si dice che durante la lezione ci sia un silenzio “assordante”.

Padre Franklin si mostra molto orgoglioso e soddisfatto di questo metodo. I bambini e le bambine arrivano la mattina e dopo pranzo molti di loro vanno a lavorare. Bhalobasa copre i costi del pasto di questi angeli senza colpe.

Successivamente abbiamo incontrato un altro gruppo di 50 ragazzi, più o meno nella stessa situazione dei precedenti, con i quali Sharmistha aveva preso un appuntamento in un negozio di scarpe! Ne abbiamo fatto scegliere un paio a ciascuno e le useranno per andare a scuola. Poi siamo andati nella loro scuola non formale (una stanza e mezzo…), al terzo piano, in uno stradone trafficatissimo dove le migliaia di mezzi di trasporto producono un rumore di clacson assordante!

Siamo stati accolti con grande gioia ed entusiasmo con canti e balli, nei quali siamo stati coinvolti, che ci hanno donato allegria ed entusiasmo.

Abbiamo consegnato loro le scarpe: di fatto sono le uniche che possiedono e questo li ha resi felicissimi. Così come noi… perché donare e ricevere è una bellissima sensazione reciproca! Questa donazione delle scarpe, che per noi è solo una briciola, è stata un’iniziativa estemporanea del nostro gruppo.

Questi ragazzi e ragazze, tra i quali diversi di età sopra i 16 anni, vivono in uno slum, in condizioni proibitive. Ma erano comunque felici.

I più grandi ci hanno voluto accompagnare e fatto toccare con mano la loro tremenda realtà!

Baracche ricavate con pali di bambù e coperture di incerato, con un letto (diciamo pure un tavolaccio rialzato con pezzi di legno) sul quale dormono 5, 6 o 7 persone, tra i quali molto spesso, purtroppo, padri alcolizzati e violenti. Nello slum ci sono bagni comuni e vi lascio immaginare in che condizioni igieniche…

Ci sarebbe da raccontare molto altro ma l’emozione mi sopraffà…