N.B.Piccola e doverosa premessa alla news. A seguito dell’attentato del 15 gennaio e delle raccomandazioni ferree (tuttora valide e in corso) di non recarsi in Burkina Faso da parte della Farnesina i due gruppi allora in partenza hanno dovuto rinunciare ai viaggi programmati. Per uno dei gruppi è stata la seconda volta consecutiva, dopo il colpo di stato di fine 2014. Durante un direttivo ad hoc abbiamo preso la decisione, sofferta, prudente e responsabile stante la situazione, di chiudere i viaggi a partecipanti esterni e di far partire solo, una volta possibile e sicuro anche per i nostri referenti, gruppi molto ridotti di volontari esperti (David Tosi è il referente del Burkina Faso ed è già stato molte volte nel Paese, con la moglie Maria Grazia e Alessandro e Giulietta). Vogliamo continuare la nostra opera nel Paese, con sempre più incisività, e portare avanti sostegni a distanza e progetti in Burkina, stando vicini ai nostri amici, ai referenti e ai bambini e alle persone che sosteniamo, senza mettere a rischio nessuno. Bhalobasa è cuore, grande, ma quando si fa volontariato in luoghi delicati occorre usare ancora di più la testa e mantenersi lucidi per continuare ad aiutare davvero. Non appena possibile riapriremo i viaggi solidali in Burkina, ma per il momento è necessario e indispensabile agire solo attraverso viaggi meramente tecnici, di verifica e lavoro. Grazie ancora ai nostri volontari che sono partiti, portandoci informazioni importanti. Grazie a voi per l’attenzione.
(associazione Bhalobasa Onlus)

“Je suis africain” campeggia su uno striscione apposto davanti all’hotel Splendid di Ouagadougou. Di quello che resta dell’hotel Splendid dopo l’attentato del 15 gennaio.
Mi è venuto spontaneo ripeterlo e poi tutti insieme. Siamo africani. Non solo per trasporto di cuore, ma per la condivisione di speranze, paure e passioni.
Le valigie nel corridoio hanno atteso invano di essere caricate e di andare verso l’aeroporto; la notizia dell’attentato ci colse già pronti a partire; ansia, voli annullati, sia nell’immediato che nella settimana seguente, a metà gennaio.
La voglia di vedere i nostri amici che, tutti, ci chiedevano di non essere abbandonati o dimenticati, ci ha fatto superare sia la paura che le difficoltà economiche e organizzative. L’ambasciata burkinabè di Roma ci ha rinnovato il visto senza aggravio di costi, ma questa è stata l’unica concessione.
E poi si parte! Ed il viaggio è quell’avventura umana che Bhalobasa ci ha insegnato a vivere! Anche un viaggio di verifica ci rinnova gioia ed emozioni.
Si verificano i sostegni, se i bimbi vanno a scuola: Alessandro fa le foto, Giulietta annota i tratti che ce li possano far riconoscere una volta rientrati, Maria Grazia aiuta a cercare i nomi sulla lista, io cerco di scrivere tutto in modo leggibile mentre cerco di capire il francese imparato da poco da tutti questi bimbi.
Abbiamo incontrato 36 bambini fra Po e Tiébélè, circa un quarto di tutti quelli sostenuti da Bhalobasa in zona. Ci hanno raccontato di sé, delle loro aspirazioni e dei problemi. “Vorrei diventare medico”, “Io maestra!”, “Io voglio fare la suora infermiera!”, “Io il doganiere”, “Io voglio fare il pompiere, così avrò l’acqua per potermi lavare tutti i giorni!”. Ed in cuore sappiamo che sarà dura, ma che cercheremo di fare del nostro meglio perché il loro sogno si realizzi.
I 40 gradi sono spesso superati, di notte non si scende mai sotto 30°. Il vento di harmattan è impietoso: caldo, caldo, caldo e pieno di polvere che entra dappertutto.
Verifichiamo anche i progetti, quelli che sono stati chiusi da poco o che sono in corso, valutiamo insieme ai nostri amici se sono stati utili, se serve cambiare qualcosa, se tutto procede come pianificato. L’obsolescenza da queste parti è molto più rapida che da noi.
Grazia e Patrizia a Sokourani ci aspettano e vorrebbero che stessimo di più con loro. Ci vorremmo stare un mese, tre mesi, un anno a condividere e costruire questo angolo di accoglienza per tanti bambini e ragazze in difficoltà, ultimi fra gli ultimi, ai quali cercano di fornire la spinta in più per essere almeno pari ai più fortunati nella scuola e nella vita. Occhi e mani di bimbi ci accolgono festanti, bisognosi di vicinanza e contatto umano. Io non so se c’è un motivo diverso per voler affrontare tante traversie ed incomprensioni, e volersi confrontare con le proprie paure ed i propri limiti, ma quest’incontro a noi basta. La relazione privilegia le persone sulle cose e sul denaro, questo è il valore del Bhalo, non solo sulla carta, ma che diviene esperienza concreta.
Mille emozioni ci accompagnano, mille occhi ci rimangono nella memoria, la voglia di ripartire subito è fortissima perché non andiamo per turismo, noi in realtà stiamo tornando a casa, perché “siamo africani”.
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In foto: noi quattro, con Irene, a Tougouri. Irene si è diplomata ed ora vorrebbe andare all’Università a studiare lingua tedesca

di Sabrina Favilli

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Burkina: un viaggio indimenticabile che ho avuto la fortuna di fare e che mi ha lasciato l’immediato desiderio di ripartire. Ora che sono a casa mi sento un po’ spaesata e faccio una grande fatica a parlarne… difficile trovare le parole per descrivere tante emozioni e ricordi.
Sarà per i 47 gradi che ho lasciato, o forse per il brusco cambio di colori… la terra rossa che si sedimenta nei vestiti e non va via con l’acqua del pozzo, che ricopre la pelle e tinge i capelli, che fa avanzare dubbi e speranze, che rapisce gli occhi e ipnotizza la mente.
Sarà perché stamattina non mi sono svegliata prestissimo con il canto degli uccelli o quello del gallo.
Sarà che oggi non ho strinto le tante manine sudaticcie dei bambini…
Sarà che oggi la Fi-Pi-Li ha preso il posto della brousse, e delle strade impolverate.
Sarà che oggi non ho incrociato volti sorridenti, e quelli che ho incontrato alla posta mentre attendevo il mio turno non sono uguali a quelli che ho incontrato tra quelli di chi, non avendo nulla da offrirti, ti offre il cuore e l’amicizia.
Sarà che le bollette da pagare che ho trovato nella cassetta delle lettere e il quotidiano hanno ripreso il
posto dei pensieri che mi hanno accompagnato là, negli incontri con i nostri referenti, con i bambini delle scuole, nei villaggi… a giocare con loro, nelle sere a chiaccherare davanti una bottiglia di Brackina, senza luce e acqua sotto un cielo infinito di stelle…
… Sarà MAL D’AFRICA?

Mi capita spesso di pensare ai viaggi fatti con il Bhalobasa, ma il primo viaggio che facemmo in Burkina nell’Aprile 2006 per tanti versi è stato davvero speciale, e adesso, a più di due anni e mezzo di distanza, con tanti progetti realizzati, tanti bambini sostenuti e tanto altro ancora, è ancora più bello ripensare a quei giorni.

Ripenso a….

….alla partenza dei 4 pionieri del Burkina, (Alessandra, David, Alessandro ed io) mandati da Armando con poche informazioni…e aleatorie…ma con la sua spinta e la sua carica che quello che stavamo facendo poteva essere davvero importante…per loro e per noi…

….alla forza che ci ha dato l’approccio iniziale di ogni viaggio del Bhalo: fare amicizia, conoscersi, costruire “Ponti tra le persone, tra le culture, tra i popoli….”

Ripenso a….

……alla creazione di una serie di relazioni con persone stupende del luogo, e con dei missionari in un paese, Tougourì, dove il clima e l’aridità danno veramente poche speranze agli abitanti.

…..all’incontro con Barbara, Baldo e Oliviero, persone diversissime, ma tutte speciali che ci hanno ospitato e ci hanno fatto integrare con quella realtà sfortunata ma meravigliosa…

…..agli occhi dei nostri amici Burkinabè, ai loro sorrisi, al loro entusiasmo, al loro amore…

E’ bellissimo adesso pensare ai tanti progetti realizzati, dall’ospedale di Tanghen, al sostegno al Centro Nutrizionale e al nuovo ostello del villaggio, all’aiuto all’associazione dei malati di AIDS o all’intervento per la crescita delle associazioni di lavoratori del luogo…..ai tantissimi bambini che sosteniamo, e al fatto che una nostra volontaria, Serena, vivrà tre anni a Tougouri, insieme con loro, grazie a un Progetto che abbiamo fatto in collaborazione con la Diocesi di San Miniato.

Spero che questi ricordi rimangano sempre indelebili dentro me… spero di ritrovarmi a scrivere ancora emozioni come queste…emozioni che condivido con la famiglia del Bhalobasa ma anche con gli amici del Burkina…