Sentimenti contrastanti, domande che girano per la testa e rincorrono risposte che sto cercando di trovare.

Odori, colori, suoni, persone, occhi, sorrisi, gesti…

Calcutta non se ne va da me. Chiudo gli occhi e sono ancora lì, a cantare e danzare con i bambini nelle scuole e nelle tribù…trepidanti, felici di accoglierci e passare del tempo con noi. Sono ancora lì nel lebbrosario di Titagarh, la sorprendente scoperta di un posto dove non dominano la rassegnazione e il dolore ma la dignità e la voglia di vivere.

Sono ancora seduta lì, accanto a quel bambino recuperato dalla polizia e portato alla centrale di Child Line…che tremava e aveva smesso di parlare. Chissá cosa avranno vistoi suoi occhioni smarriti e affamati d’amore.

Sono ancora lì, in mezzo alle strade che brulicano di persone, animali, auto, bici,risciò…dove ognuno porta con sè un carico troppo grande e pesante per il mezzo che ha a disposizione.

Mi sembra sempre di sentire il suono assordante dei clacson…ed il silenzio discreto dell’operare confortante delle suore e delle volontarie che si trovano in prima linea a tutela degli ultimi.

Ed in questa realtà surreale, violentemente drammatica ma allo stesso tempo carica di gioia e di speranza ho conosciuto persone ed ascoltato storie… Come un’eco rimbombano dentro di me le parole semplici e disarmanti del piccolo Jit  “Siamo una famiglia povera ma per questo felice.”

Torno a casa sconvolta dalle emozioni ma con una certezza. Dare una possibilità a questi bambini ed una dignità alle persone emarginate non è solo un loro diritto, ma un nostro dovere. E se quello che facciamo è solo una goccia nell’oceano, non importa…se non ci fosse quella goccia all’oceano mancherebbe.

Grazie Bhalobasa…il vero viaggio comincia adesso.

Viaggio a Calcutta: i bambini, la loro accoglienza… una grande lezione di vita!

In un viaggio Bhalo ognuno di noi cerca qualcosa

Io ho cercato e trovato me stessa e soprattutto rafforzato la mia Fede

È dal 2002 che voglio fare questo viaggio… è dal 2002 che l’idea, il desiderio si ripresenta più volte ma non riesco a concretizzare, a partire!

Anziché farmi prendere dalla tristezza o dalla rabbia per l’impossibilità, mi faccio forza dicendo a me stessa “tanto prima o poi lo farò… ci riuscirò a farlo…” e nel frattempo sospiro, respiro e “faccio mia” i viaggi degli altri volontari, con i loro racconti e le loro foto d’India, d’Africa, passando dal Brasile e negli altri luoghi del sud del mondo, dove Bhalobasa opera da più di vent’anni.

Mi decido a partire per il Congo, ma poi non vado… è a Calcutta che devo andare: è là che mi chiamano!

A Calcutta ho conosciuto il lato più neutro e non condizionato (né condizionabile) della mia anima: senza pregiudizi o aspettative alcune, ho egoisticamente goduto di ogni attimo facendolo mio, di ogni situazione sentendomici dentro fino all’osso, di ogni persona che ho incontrato, conosciuto, scoperto, nuova o diversa da come pensavo. Di ogni angolo, scorcio, prospettiva ho assorbito positivamente anche i disagi, le delusioni, i contrasti, i “Perché?”, che partono da premesse assurde e che restano spesso senza risposta.

A sera, con i piedi stanchi e gonfi x il caldo umido e per il cammino sulle strade di Calcutta e nel fango dei villaggi, mi scoprivo incredibilmente serena e gioiosa, con una serenità e una pace nel cuore inspiegabili, quasi stucchevoli, nonostante la fatica fisica e le cose incredibili e difficili da spiegare.

I bambini d’India ti travolgono, ti restano dentro, per sempre.

L’accoglienza dei bambini indiani è una cosa che andrebbe provata almeno una volta nella vita… i loro occhi rigorosamente neri ti trasmettono tanto amore, dolcezza, serenità ed ammirazione. Non sempre è facile ritrovare tutto questo nello sguardo dei nostri bambini.

Ti accolgono con incensi, collane di fiori freschi… fiori dappertutto…in mazzi improvvisati ma bellissimi, petali lanciati per aria, sopra le nostre teste o a delineare le strade che percorriamo; danzano per te, hanno gioia di sorriderti e nel salutarti. Toccano le tue mani, spesso con un’iniziale timidezza, quasi una vergogna, che ti trasporta in un vortice di manine mollicce, di sorrisi. Non sono mai invadenti anche se, nella loro riservatezza e timidezza, traboccano di affetto e di amore.

Nelle scuole dove andiamo, coi loro canti ti dicono “noi ti amiamo” “Voi siete i nostri angeli…è grazie a voi se avremo un futuro”; per loro siamo stars, una specie di eroi! Hanno un’eleganza e una leggerezza nelle loro danze… sembrano volare, sembrano farfalle colorate nei loro indumenti multicolor. Possiedono una armonia ed una ritmica quasi perfetta che non ha niente da invidiare alle nostre scuole di danza.

Creano coreografie bellissime, perfette in cui i loro corpi si sfiorano in inchini e piccoli salti. I loro canti sono solo pieni di parole solari, di dolcezza e di ottimismo.

“We are Happy” cantano all’unisono, con le manine alzate al cielo mentre chiudono i balli.

Poi iniziamo noi, con la nostra accoglienza, improvvisando un ballo di gruppo da animatori turistici: l’obiettivo è divertirli ma anche fare loro “paura” con urli vari e con un effetto finale a sorpresa: li assaliamo, li prendiamo in collo, facciamo girotondi, imitiamo le loro danze, ridiamo, scherziamo quasi ebri di gioia.

Quando a sera li lasci, senti già la mancanza dei loro sguardi su di te, delle loro vocine acute, delle loro attenzioni.

A Calcutta i bambini piccoli che dormono da soli sui marciapiedi,esistono davvero e mi spezzano il cuore.

A Calcutta, lo smog pazzesco e il caldo “che ti fa sudare perfino gli occhi” si mescola alla pioggia del pomeriggio con una facilità incredibile. Quando piove a Calcutta le strade si allagano anch’esse con una facilità incredibile. Non poteva nascere che qui, in queste strade, l’esperienza di Madre Teresa di Calcutta: in uno dei posti più “disumani” del mondo!

Qualcuno mi ha detto: “L’India non è terzo mondo; l’India è il “primo mondo” che ha scordato parte dei suoi abitanti”.

Il mio viaggio a Calcutta rientra nella “categoria “Viaggi che destabilizzano” e che ti porti dietro e dentro di te per molto tempo.

Può bastare una vita per digerirlo?

Intanto un sogno è divenuto realtà.

Grazie Signore, grazie.

 

Le strade di Kolkata

Si spengono le luci nelle strade di Calcutta.

Si spengono gli odori

di cibo raffermo

di sudore collettivo.

Si spengono i rumori

dei clacson impazziti

dei timidi campanelli dei risciò walla.

 

In strada,

mentre qualcuno trova desiderio e modo di fare l’amore silenziosamente,

i cani lottano tra loro

e latrano di dolore per le ferite lancinanti

che si fisseranno,

per sempre,

sulla loro pelle

come l’odore

delle strade di Calcutta

sulla mia.

 

claudiabatoni   22 ottobre 2013

 

La notizia è di quelle, parafrasando De André, che non ha bisogno di nessun giornale. Ma siamo così contenti che Padre Wilson Fernandes, uno dei nostri referenti in India, nel distretto di Burdwan, e grande amico, ci faccia visita e stia con noi dal 24 al 27 ottobre che non potevamo non annunciarvelo subito!
Wilson
Stiamo ancora preparando il programma del suo soggiorno qui, ma ci sarà sicuramente un momento di confronto e di festa tutti insieme. Perciò, come si suol dire, blindate le agende e preparatevi a nuove, grandi emozioni! Sia per chi ha conosciuto Wilson in viaggio sia per chi lo incontrerà la prima volta.
Dettagli del programma e dell’incontro nelle prossime news, restate sintonizzati!

di Elisabetta Macumelli
Mentre l’incenso brucia un odore più che piacevole, familiare, riempie la stanza e le mie narici. Cominciamo dalla fine: mancano solo 2 giorni al rientro in Italia e uno strano disagio sale su per la spina dorsale. Non ci penso, siamo arrivati a Shisu Bhavan, orfanotrofio tenuto dalle Missionarie della Carità, per incontrare 2 piccoli ospiti in particolare. Il loro sorriso, dopo qualche istante di timidezza, e la loro spontaneità nell’interagire con me, stregano tutto il gruppo, compresi i nostri accompagnatori occasionali (2 ragazzi indiani della parrocchia di Fr. Orson) La visita è finita e corriamo alla prossima meta, una scuola non lontana dove l’accoglienza è già pronta, vivace e anche piuttosto irruenta!
Madidi di sudore per i balli e i giochi con le studentesse saltiamo in macchina pronti ad approdare alla Lorento Convent School, la scuola dove anche Madre Teresa ha insegnato. Di nuovo accoglienza, emozioni, balli, discorsi improvvisati e tanta euforia. Tutto accade così velocemente che non ho il tempo di riflettere. Una passeggiata notturna mi rivela una sensazione di agio che non ero consapevole di provare. Incredibile India, è riuscita a stregare anche me. Ma quando è successo?
Ripercorro gli ultimi 10 giorni e si srotola un elenco di piccole immagini che possono non avere significato, se non per me. Madre Teresa nei colori degli abiti che d’improvviso incroci per strada e nella pezza sporca di un uomo che la possiede come unico cencio. Il rumore assordante dei clacson e il traffico a cui non ti abitui mai, ma che mi fa sorridere. Gustare il chai offerto da un negoziante mentre la discussione su cosa comprare e quanto pagarlo si protrae per quasi un’ora!
E ancora il volto sereno delle suore di Serampore o di Chetna, anche in situazioni come quella che devono affrontare ogni giorno nei loro centri. Le storie difficili dei ragazzi loro ospiti che commuovono, ma ci danno anche la forza di scambiare un sorriso enorme e caloroso con loro. Il lebbrosario, luogo di sofferenza e di potenziale emarginazione (ancora la lebbra è vista dalla maggior parte della popolazione come una sorta di punizione e un male incurabile) che diventa per noi insegnamento passo dopo passo, letto dopo letto; e Namastè (il saluto indiano che significa “ti dono me stesso”) scambiato con tutti gli ospiti di questa struttura e l’abbraccio con una delle donne più anziane.
Tutti i dispensari che abbiamo visitato, quelli sostenuti dal Bhalobasa, le cliniche, e un vero e proprio ospedale, mille domande sul loro funzionamento e i pazienti che aiutano, per scoprire che per quanto piccoli o senza la presenza costante di professionisti, sono una fonte importante per gli abitanti di quelle zone che non avrebbero altrimenti l’accesso all’assistenza medica.
I giorni trascorsi nella diocesi di Burdwan, in piccoli villaggi abitati dalla tribù Santali, dove l’istruzione si conferma l’aiuto primario che desiderano e che può cambiare la situazione di tante famiglie. In uno di questi addirittura non avevamo mai ricevuto la visita dei loro amici dalla pelle decisamente troppo chiara!
L’accoglienza ricevuta in ognuna delle scuole, villaggio o struttura che abbiamo visitato rimarrà oltre che nella nostra mente, anche nei nostri cuori, ricordi in cui le emozioni non possono perdersi, tanto sono state travolgenti.
E anche tutte le riunioni, a volte brevi a volte interminabili, con referenti e direttori delle scuole per affrontare insieme problemi e proposte nuove per il Programma di Sostegni a Distanza, nato proprio in questa terra e che ormai conto oltre 2000 sostegni.
E poi non solo le mie personali emozioni, ma lo sguardo molteplice, colorato, particolare, di ognuno dei miei compagni di viaggio raccontato non solo mentre eravamo là ma che continuanoo a condividere anche a 2 mesi dal giorno in cui siamo tornati.

Quello di Giulia…
Non è semplice raccontare le impressioni di un viaggio così breve ma intenso, un viaggio che ti mette innanzi a dure verità, un viaggio in cui c’è un coinvolgimento continuo in tutto ciò che viene fatto e non si mai soli, ma allo stesso tempo un viaggio in cui si riallaccia un rapporto con la propria interiorità.

E lo sguardo di Manuela…
Se fossi un pittore, per Calcutta dipingerei una tela grigia e nel mezzo una margherita rossa.
Calcutta è una margherita gigante che conta milioni di petali; milioni di persone allineate lungo i marciapiedi, ammassate alle stazioni, appiccicate dentro i treni. Calcutta è una margherita rossa. Rossa perché rosso è il colore dell’amore.
Calcutta… Mi ci è voluto un po’ per volerti bene, per capire che i tuoi milioni di occhi sono tutti uguali ai miei. Dietro ad ognuno c’è un’anima che vive da sempre, come la mia.. che pensa tutto il giorno, che si agita, che soffre, che ha bisogno d’amore …. Lo capisco quando andiamo al lebbrosario: quei corpi mezzi tumefatti ci salutano con un sorriso, grati dell’amore che hanno ricevuto e che ha ridato loro dignità. L’uomo prima del pane ha bisogno d’amore.

E le impressioni di Domenico…
L’india è un paese che ti stordisce, ti rapisce e si impossessa dei tuoi pensieri come nessun altro posto al mondo. E’ un paese pieno di contraddizioni: il rumore assordante dei clacson e il silenzio dei luoghi di preghiera, i colori sgargianti dei sari indiani e il grigio delle strade di Kolkata, la ricchezza dei templi e le abitazioni fatiscenti, il profumo del cibo speziato e l’odore delle vie della città, la vegetazione rigogliosa e i corpi denutriti dei guidatori di risciò walla, la gioia dei bambini di Moropai e i volti rassegnati della povera gente. Se dovessi descrivere l’India userei un ossimoro: “dolce e amara” così com’è la sua gente, la sua terra, senza mai capire il confine tra le due cose perché in realtà è un tutt’uno e come tale non può essere diviso. Un grazie a Bhalobasha per avermi dato la possibilità di fare questa splendida esperienza.

E tutte le altre che non sono state scritte ma che ricordo parola per parola, sorriso, lacrima, abbraccio, fastidio risata, tenerezza, dubbio, indignazione, confidenza, gesto per gesto.
Grazie anche a tutti loro ho imparato ad amare questo fin’ora per me strano luogo.

Più di 70 persone si sono ritrovate a Vicopisano, presso il Palazzo del Pretorio per la presentazione del libro “Macchiata di Neve” di Silvia Marini.
E’ stata una serata meravigliosa, in cui i partecipanti hanno condiviso un’atmosfera magica fatta di solidarietà e amicizia.
Alla presentazione “istituzionale” sono intervenuti il sindaco di Vicopisano, Juri Taglioli, Don Armando, l’autrice del libro Silvia Marini, e l’arcivescovo emerito di Pisa, Alessandro Plotti. Quest’ultimo è venuto appositamente da Roma per rivivere quelle esperienze che lui stesso ha provato in un recente viaggio a Calcutta con il Bhalobasa.

Dopo la presentazione i partecipanti sono saliti al secondo piano del Palazzo nelle carceri, simbolo dell’ingiusta oppressione verso i paesi del sud del mondo (tanto bene descritti da Silvia in “Macchiata di Neve”) , e Alessandro Scalpellini ha letto il racconto emozionando tutti i presenti.

La serata è stata inoltre accompagnata dalla musica di Marco Chiavistelli che, come Alessandro, ha offerto gratuitamente il suo contributo a una serata che rimarrà per sempre in noi.

A nome dell’Associazione un grazie a tutti per aver partecipato così numerosi e per quanto ci avete permesso di condividere.

A Silvia, nostra sorella e compagna di viaggio della nostra ormai grande famiglia, un pensiero speciale per quanto ci ha fatto provare….grazie davvero.