18 Mar 2026
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Ramadan Kareem Buona Quaresima

di Simona Caroti

In questi giorni, per una coincidenza rara del calendario, iniziano quasi insieme due grandi tempi spirituali: la Quaresima, per i cristiani, e il Ramadan, per i musulmani.
Sono percorsi diversi, ma attraversati da parole simili:
digiuno, riflessione, attenzione all’essenziale, cura degli altri.
Lo ha ricordato anche il Cardinale Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana – da anni impegnato nel dialogo interreligioso e in iniziative di pace e mediazione internazionale – sottolineando come questa coincidenza possa essere “simbolo di un incontro profondo” e un invito a cercare “vie comuni di pace e collaborazione”.
Bhalobasa lavora da oltre 35 anni in contesti dove le fedi non si contrappongono: si incontrano.
In India, in Africa, nei territori in cui operiamo, capita spesso che attorno allo stesso tavolo siedano persone di religioni diverse – o anche di nessuna religione – per progettare insieme un intervento in una scuola, in un ambulatorio, in un villaggio, in una comunità, in uno slum…
In quei momenti, ciò che conta non è l’appartenenza, ma l’obiettivo condiviso: il bene di chi accompagniamo nel percorso più difficile e più bello – quello che porta dall’essere aiutati al poter camminare con le proprie gambe.
L’autonomia è il risultato più alto della solidarietà.
Per questo, in un tempo in cui il mondo sembra attraversato da diffidenze e parole che dividono, vogliamo raccogliere l’invito a “disarmare il linguaggio”.
A digiunare – ciascuno a modo proprio – anche da:
– parole offensive
– parole di odio
– giudizi e pregiudizi
– narrazioni che escludono
– ⁠discriminazioni
– ⁠indifferenza
E a nutrire, invece, gesti concreti di bene.
A tutte e tutti coloro che in queste settimane iniziano un tempo di riflessione, rivolgiamo il nostro augurio:
Ramadan Kareem.
Buona Quaresima.
Come ricorda la nostra Carta dei Valori, la solidarietà non è mai un gesto isolato, ma un cammino condiviso che riconosce nell’altro e nell’altra una persona, mai un “altro”.
La solidarietà non chiede da dove vieni.