Sei su un pulmino che ti sta portando a Gossace. Ne hai sentito parlare in diverse riunioni del Consiglio Direttivo del Bhalobasa, da Armando e da altri ragazzi che ci sono stati l’anno passato.
Hai sentito l’urgenza nelle loro voci del “fare” e del “fare velocemente”…. Per un anno ti sei anche chiesto come mai questo posto toccava i cuori in questo modo…..
Pensi che ormai, dopo tanti viaggi nel sud del mondo, sei aimè, abituato a tutto…

Dopo un’ora e mezzo dalla partenza da Kampala il pulman si ferma e monta un uomo.
Non ti immagini che quell’uomo possa diventare presto un riferimento per te, ma comincia a raccontare la sua storia e improvvisamente ti trovi, insieme ad altri 13 ragazzi che condividono con te questo viaggio, coinvolto nella sua storia.

E’ un ingegnere elettronico che si è ammalato di Aids 12 anni fa ed è stato immediatamente licenziato dalla sua Azienda. Dopo varie peripezie, lavori umilianti e di emergenza, ha deciso di fare qualcosa per aiutare chi, come lui ha contratto il virus dell’Hiv.

Da qui l’idea di Gossace.

Dopo un’altra ora di pulman nel mezzo della giungla, finalmente arrivi.

Sei già emozionato e coinvolto, ma non è niente rispetto a quello che sarai dopo…..

Gossace: 3 strutture che fungono da aule di giorno e da dormitorio di notte. 188 bambini orfani, il 25% circa malato di Aids, abbandonati, malnutriti e che dormono in 7 per ogni materasso. 5 professori, anch’essi malati, che con dignità e amore sacrificano ulteriormente la loro situazione e mettono i loro insegnamenti al servizio dei bambini, per dargli una speranza, ….almeno una….
Dormono in capanne, mangiano una manciata di riso al giorno e un po’ di fagioli.
Quando parlano della loro “scuola” ne sono orgogliosi. Qua, 3 anni, fa non c’era niente.

Giochi con i bambini con il cuore che piange e non puoi far a meno di vedere che, rispetto agli altri bambini Ugandesi, (già sfortunati anch’essi), questi sono più tristi, più stanchi…. Alcuni non ce la fanno neanche a fare un girotondo e sono sdraiati sull’erba…

Cerchi di regalargli almeno una giornata di felicità, ma vivi nell’impotenza…

Adesso stai tornando a Kampala, è sera. Non hai voglia di parlare…. Ad un certo punto ti giri…vedi che sul pulman stanno soffrendo tutti…ad alcuni escono lacrime, ad altri no, ma stanno piangendo tutti….

Torni in Italia, ma, per fortuna il cuore ti fa sempre male…. E ricominci a fare qualcosa…. Per loro… giuri a te stesso che farai di tutto e speri dentro di te di avere la forza per mantenere la tua parola…

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