Questo l’ho pubblicato adesso con le foto

“Come nasce un Progetto?”. Questa domanda mi è stata posta durante un incontro in cui raccontavo cosa fa l’Associazione “Tante mani per… uno sviluppo solidale” in Burkina Faso. “Dalla vita”, ho risposto senza esitare. Sì, dalla vita! Vivi in terra di missione e incameri sollecitazioni che arrivano dritte al cuore, ascolti i battiti del quotidiano, scruti la sofferenza della gente con cui condividi la fatica del vivere in un contesto in cui tutto sembra essere contro, ascolti, custodisci, rifletti, coltivi idee, fai crescere dentro di te semi di speranza e sogni un giorno di realizzare quello che culli nel cuore. Poi, almeno questa è la mia storia, accade che il sogno del cuore incontra una mano che chiede “cosa si può fare per il Burkina”. È il momento della Provvidenza e il sogno diventa realtà.
Tanti Progetti sono stati realizzati a Bobo Dioulasso e a Sokourani grazie al sostegno di Bhalobasa. Tanti piccoli-grandi sogni sono diventati realtà. In piena emergenza Covid ci arriva l’affettuosa domanda di Bhalobasa: “cosa possiamo fare per il vostro villaggio?”. Ed ecco nascere un Progetto che, partendo dalla vita e dai bisogni reali, ha coinvolto 40 famiglie di Sokourani. Un Progetto con due fasi che ha entusiasmato tutti e ridato speranza ai nostri cuori provati dal confinamento. La prima fase attenzionava il bisogno di igiene e la seconda il bisogno di una maggiore autonomia economica. Nella prima fase, “Facilitare il festo-barriera di lavarsi lavamani”, è stato consegnato a ogni famiglia un lavamani con una piccola scorta di sapone. Nella seconda fase, “Prevenire la crisi economica avviando un’attività generatrice di reddito”, ogni famiglia ha ricevuto un gallo e due galline con abbeveratoio mangiatoia e mangime per avviare un piccolo allevamento domestico.
Stavamo gustando la gioia dei risultati di questo straordinario Progetto nato non a tavolino ma scrutando i bisogni del momento, quando alla porta del nostro impegno è arrivato un nuovo “toc toc” di Bhalobasa. Giovanni Carmignani, responsabile dei Progetti di Bhalobasa, ci scrive che è uscito un bando del Ministero degli Esteri per il finanziamento di Progetti volti a iniziative di pace e umanitarie in sede internazionale e ci sollecita a redigere un Progetto. Gli amici di Bhalobasa, con affetto e stima, ci stimolano a intraprendere sempre nuovi cammini, a non fermare i nostri passi, ad avere il coraggio di osare.
Il tema della pace in Burkina è molto sentito e la pace è costantemente minata dai continui attacchi terroristici che stanno mettendo in ginocchio l’intero Paese. Il Burkina è quasi tutto “zona rossa” e l’efferata violenza degli attacchi scoraggia chiunque a viaggiare e a investire nel nostro paese. Il tema tocca le corde del cuore e sveglia un sogno che riposa in un cantuccio: educare al dialogo i più piccoli per costruire ponti di pace. Ed ecco che, nonostante l’intensa e complicata stagione delle piogge e i bambini di CASA SARA che a turno si ammalano, nasce il Progetto “Imparare a dialogare per costruire la pace”. Mentre si redige il Progetto e prende volto il sogno, tra l’incertezza dell’approvazione e la convinzione che è urgente avviare una capillare sensibilizzazione al tema del dialogo e della pace, cresce il desiderio di far crescere semi di convivialità e di raddoppiare l’impegno nel seminare speranza tra i solchi di questa terra martoriata dalle difficoltà.
Abbiamo una struttura, ma priva di arredo: il progetto, in una prima fase, prevede l’arredamento della struttura per adibirla a luogo d’incontro e formazione. Poi, la realizzazione di una biblioteca che abbia al centro il tema della pace. Infine, ma non per ultimo, la realizzazione di per-corsi sul tema del dialogo e della pace, delle differenze e della convivialità. L’arredamento sarà realizzato in loco da giovani artigiani burkinabè e, pertanto, il Progetto porterà lavoro qui, darà opportunità economiche e farà crescere professionalmente giovani che faticosamente stanno costruendo il loro futuro.
Arriva il responso: il nostro progetto è 3° in graduatoria, ha ottenuto il finanziamento e adesso bisogna rimboccarsi le maniche.
Conosciamo bene quella bellissima sensazione di entusiasmo che accarezza dolcemente la fatica e fa gioire nel vedere in prospettiva un altro sogno che diventa realtà. Sì, i progetti nascono dalla vita.

Diario dall’India, ai tempi del Covid-19, di Irene Giorgi
Pubblichiamo uno scambio di mail tra la nostra ‘responsabile India’, Irene Giorgi, e la nostra segretaria e referente in India, Sharmistha Singha Roy.
Il carteggio risale ai mesi più centrali e critici del Covid-19 nel Paese, aggravati anche da un ciclone devastante, e leggendolo si ha una idea chiara di quello che è stato l’impatto del virus nella società indiana.
Una descrizione lucida, per questo estremamente dolente, ma pervasa dalla costante voglia di progettare e di fare, di agire a favore delle persone più fragili, nonostante tutto.

Ringraziamo Irene, che ha redatto questo scambio sotto forma di diario, e Sharmistha, per tutto quello che ha fatto e sta facendo, senza fermarsi, nel contesto di una situazione davvero drammatica.

Breve aggiornamento
Secondo i dati dell’Oms, aggiornati alla fine di settembre, è ancora l’India il Paese che nel mondo ha registrato più nuovi contagi da coronavirus in 24 ore (oltre 82.000).
Nel Paese però, il 29 settembre, ci sono state 776 vittime in un giorno, il dato più basso da inizio agosto.

Bhalobasa continua a supportare l’India, oggi ancora più di ieri, a questo link i progetti: www.bhalobasa.it/progetti/progetti-india/

Lettere dall’India durante la pandemia

Sono Irene, una volontaria di Bhalobasa. Con mio marito Massimo sono stata molte volte e per periodi lunghi a Calcutta e in altre zone del West Bengala, dove l’associazione opera con sostegni a distanza e con progetti. A Calcutta, Sharmista, la nostra referente indiana, e alcuni dei suoi collaboratori lavorano in un modesto ufficio. Due di essi lavorano per Bhalobasa, altri per “SGGT – Friends in need “, che è una associazione no profit indiana gestita da Sharmista da vari anni e con la quale collaboriamo strettamente.
Conosco molto bene Sharmista, della quale ormai sono amica, anche se, per rispetto, mi chiama “mam” (cioè “signora”) perché per età potrei essere la sua mamma. Quando sono in Italia siamo spesso in contatto via e-mail ed anche in questi mesi ho ricevuto molte lettere dalle quali ho stralciato questi brani che illustrano quanto hanno vissuto e stanno ancora vivendo le popolazioni di quelle zone.

21 marzo
Cara Irene mam,
sappiamo della disastrosa situazione in Italia e preghiamo per voi! In questo momento qui nel centro di Calcutta ci è stato chiesto di rimanere a casa. E’ stato trovato positivo un ragazzo dello slum* di Balligunge (vicino al nostro ufficio) e le cose sembrano peggiorare ogni giorno, portando paura e ansia. Noi abbiamo chiuso l’ufficio.

*Slum, quartiere urbano di abitazioni minuscole e malsane, spesso fatte solo di legno e teli di plastica, privo di adeguati servizi igienici e sociali.

24 marzo
Buongiorno! Non voglio stressarti in questa brutta situazione per voi in Italia, ma ti scrivo prima di tutto per ringraziarvi perché state continuando ad aiutarci per far sì che noi possiamo andare avanti nel nostro lavoro in questa situazione di emergenza. Se la situazione è difficile per voi, puoi immaginare cosa è qui! Da oggi abbiamo il lockdown. Il numero dei malati di Covid che viene diffuso è almeno di 10 volte inferiore a quello reale. Noi non possiamo avere diagnosi, non abbiamo né abbastanza laboratori né Kit per i test. Le persone in isolamento in ospedale non hanno sufficiente cibo, letti, medicine e neanche bagni utilizzabili! La gente scappa perché sente che se rimane in ospedale morirà. Chi è a casa e si ammala nasconde i sintomi finché può e comunque il test viene fatto solo ai malati più gravi.
Le cose sono ancora più difficili per i poveri perché ora non hanno più lavoro, e quindi non hanno cibo, la polizia è molto severa nell’attività di mantenere le persone a casa e picchia la gente che trova per strada. Ieri perfino alcuni poliziotti sono stati bastonati da altri poliziotti nella confusione, questa è India!
Vi ringrazio tanto di stare accanto alle famiglie che vivono in strada, negli slums e nei villaggi perché tutti soffriranno, se non di corona virus sicuramente di fame.

1 aprile
Cara Irene mam,
qui le cose non stanno andando bene. Negli ospedali neanche i dottori e le infermiere hanno abbastanza mascherine, camici e guanti, immagina la gente comune! Questa settimana ho fornito 4000 mascherine a persone in quarantena e ai villaggi. Anche la distribuzione del cibo va avanti in diversi villaggi. Ma la popolazione è spaventata. Qui il numero delle persone è così alto, non ci sono abbastanza test, il Governo non riesce a gestire la situazione. Le scuole sono chiuse e molti ragazzi non hanno fatto gli esami annuali, anche i collegi sono stati evacuati.

6 aprile
Cara Irene mam,
SGGT* sta lavorando nelle zone di Hoogly, Burdwan, Birbhum e Calcutta, un’area più vasta del solito, perché cerchiamo di raggiungere più persone, sia degli slum, sia in strada, nei villaggi tribali, nelle comunità mussulmane e anche dei transgender.

*SGGT è una associazione no profit indiana che gestisce Sharmista da vari anni e con la quale collaboriamo strettamente.

7 aprile
troverete in allegato le richieste per progetti per l’emergenza COVID dall’SGGT, e dalla diocesi di Baruipur, dalla diocesi di Calcutta e da quella di Asansol.
Vi chiedo anche a nome degli altri centri, di poter utilizzare, per comprare cibo alle famiglie che sono rimaste senza lavoro, non solo quanto ci manderete con i progetti COVID, ma anche i soldi che ci avete inviato il 30 marzo per i sostegni a distanza. Infatti, come sapete, sia le scuole che i collegi sono chiusi.

14 aprile
In questi giorni ho distribuito del cibo in diverse parti di Calcutta e in vari villaggi. Saremo ancora in lockdown fino al 3 maggio e io devo andare agli uffici municipali per avere il permesso di portare il cibo ai poveri. Il governo sta mantenendo un linea dura per far stare la gente in casa, ma negli slum se in una stanza abitano 10-12 persone e i gabinetti e la fonte dell’acqua sono in comune per 50- 60 famiglie puoi capire che non è facile. Inoltre è impossibile mantenere la distanza sociale! Il governo, alcuni privati e le associazioni stanno unendo le forze (di personale e di danaro) per fornire da mangiare ai poveri. Anche io, con SGGT, sto collaborando con il governo (cioè la Polizia, agenzie sociali governative, dipartimenti della salute ecc) e in questo modo raggiungeremo più persone.

15 aprile
Oggi il primo ministro ha detto che il lockdown sarà esteso fino al 3 maggio. E’ un brutto colpo per i lavoratori dei campi a giornata perché questo è il periodo dei raccolti del riso e delle patate: loro rimangono tutti senza paga non potendo andare a lavorare e tutti i raccolti rimangono a marcire nei campi.
Negli slum la gente è bloccata e deve aspettare che venga loro portato il cibo fornito dal governo e portato dagli assistenti sociali o dai volontari. Ma la fornitura di cibo è sempre più scarsa e molte donne piangono durante le mie visite perché devono far sopravvivere tutta la famiglia con razioni di poco riso allungato con tanta acqua.
Adesso anche le persone delle classi medie, che avevano piccole o piccolissime imprese, sono in difficoltà. Molti piccoli negozi e micro imprese chiuderanno perché dopo il lockdown le materie prime avranno prezzi troppo alti per gli Indiani e così aumenterà molto il numero dei disoccupati.
La polizia sta rinforzando i controlli per il lockdown ma un enorme numero di persone che vivono in strada e negli slum stanno soffrendo la fame. Anche per andare a distribuire il cibo le associazioni devono avere permessi speciali. I confini dei vari distretti sono sigillati e la polizia a volte picchia per errore i volontari che vanno a distribuire il cibo. In alcune zone devo essere presente io di persona per assicurare la sicurezza dei volontari e delle persone del mio staff.
Io posso solo dirvi grazie per essere con noi. Sì, il coronavirus è un problema, ma per il nostro paese il maggior problema è la fame. Io sono consapevole che anche voi avete dei grossi problemi e il coronavirus è uno dei più grandi disastri per l’Italia, ma nonostante questo voi pensate anche a noi, al popolo indiano. Grazie!

11 maggio
Cara Irene mam,
nei giorni scorsi mi sono trattenuta da scrivervi sul nostro lavoro perché penso che anche per voi sia un periodo duro e non volevo angustiarti ulteriormente.
Il Governo qui è costretto a considerare come se la pandemia fosse finita perché se si andasse avanti così la gente morirà più per le conseguenze sociali che per il coronavirus.
Tu dovresti aver visto sui giornali che i lavoratori immigrati stanno morendo per strada e travolti dai treni mentre dormono sulle rotaie cercando di raggiungere a piedi i loro villaggi distanti centinaia di chilometri dalle città dove avevano un lavoro. La pubblicità fa vedere l’India ancora in una situazione stabile, ma ora anche la classe media sta diventando povera. Ci sono donne che si suicidano insieme ai figli per la fame. Tutti gli slum hanno circa l’80% di persone infettate e non arrivano gli aiuti per il rischio del contagio. Quando io ci sono stata ho visto con i miei occhi bambini e donne con la febbre, genitori che stanno morendo.

15 maggio
Salve, grazie per la vostra preoccupazione per me. Io sto bene e lo stesso il mio staff e la mia famiglia. Purtroppo molto spesso ci sono morti nella mia zona, ed è traumatico, ma noi dobbiamo imparare a convivere con questa situazione. Fonti ufficiali ci dicono che il West Bengala è il 4° stato Indiano per morti da covid, ma le informazioni ufficiose dicono molto peggio. Non possiamo neanche parlare molto di questo, infatti in alcune aree internet è stato bloccato. Vi ringrazio anche a nome di tutti i responsabili dei centri, per la possibilità che ci avete dato riguardo ai soldi che sono arrivati per i sostegni a distanza, di utilizzarli per l’emergenza COVID e in particolare per comprare cibo per le famiglie che, a causa del lockdown, hanno perso la possibilità di guadagnare qualcosa per la sopravvivenza.
Molti dottori e infermieri stanno morendo ogni giorno per la mancanza di protezioni mentre trattano i pazienti. Difficile è anche la protezione personale di coloro che vanno negli slum, io ho fornito loro 8 equipaggiamenti di protezione personale.
Oggi ho ricevuto la richiesta di aiuto dai 450 ex lavoratori di una casa editrice perché tutte le scuole e università sono chiuse e quindi non c’è più lavoro per loro.

20 maggio
Il ciclone Amphani sta arrivando nella zona del Sunderband*. Tutte le chiese** sono state aperte per permettere alle persone che abitano nelle capanne di fango di trovare rifugio. Dopo mezzanotte arriverà a Calcutta. E’ cominciato a piovere forte da stamattina.

*Sunderband, l’area del delta del Gange, a est di Calcutta, formata da una miriade di isole e isolette circondate dalle acque del Gange e coperte da foreste di mangrovie. Nelle isole più grandi vivono migliaia di persone in vari villaggi. Le altre sono disabitate e sono l’habitat della Tigre del Bengala e di altri animali selvatici come coccodrilli. Il Sunderband è un parco nazionale riconosciuto dall’Unesco.
** Le chiese, cattoliche o protestanti, sono edifici di mattoni.

21 maggio
Distruzione a Calcutta. Strade e case completamente allagate, alberi caduti, edifici danneggiati. Anche il nostro ufficio ha subito notevoli danni. Fin da ieri mattina abbiamo cercato di dare un riparo a più persone possibile che vivono per strada. Le famiglie sono spaventate perché molti alberi sono pericolanti e loro hanno perso l’ombra della pianta sotto cui vivevano. Ho detto ai genitori di tenere i bambini vicini e di stare riuniti ai bordi della strada. Anche nel Sunderband la situazione è molto grave. Molte case e capanne danneggiate o distrutte. Lo stesso nel distretto di Hoogly. Le persone chiedono i teloni di plastica per ripararsi, e cibo e utensili per la casa.

*Hoogly è un distretto esteso fra Calcutta e il Sunderband.

27 maggio
Anche stamattina molte donne sono venute a chiedere teloni di plastica. E’ così difficile affrontare tanti problemi! Se tu cominci a parlare con qualsiasi donna, entro 5 minuti si mette a piangere. Anche i bimbi piccoli hanno capito che la polizia pesta tutti quelli che trova in giro, le persone degli slum sono come intoccabili, a nessuno è permesso entrare nella loro area, né si può uscirne. E’ solo perché io lavoro con loro da diversi anni e tramite alcune mie conoscenze che mi è stato accordato il permesso di andare ad aiutare queste persone in difficoltà. Tutta la gente è sotto shock, indipendentemente dalla loro condizione economica, ognuno è guardato con sospetto. E’ incredibile quanti problemi dobbiamo affrontare in questo periodo: il coronavirus, il ciclone, le tensioni religiose e sociali…

3 giugno
Calcutta è stata riaperta dal 1 giugno e c’è una folla pazzesca dovunque. Non ci sono abbastanza mezzi pubblici, le strade sono piene di gente e il distanziamento sociale è un mito. Il numero di morti è aumentato, anche se non abbiamo cifre ufficiali al momento. Nelle banche sono arrivati i sussidi statali per le persone svantaggiate e quindi tutti gli sportelli bancari sono superaffollati.

29 giugno
Buongiorno. Qualche giorno fa un mio parente è stato ricoverato per il covid ma per fortuna ora sta meglio. Io sto bene, anche se penso che sia un miracolo perché quasi ogni giorno vado con alcuni poliziotti ad aiutare persone in zone ad alto rischio. Molti del personale sanitario e della polizia sono stati contagiati. La distanza sociale è solo un sogno, sia a Calcutta che nei villaggi, dove la gente è analfabeta e è difficile far loro capire il problema. In città la gente è più consapevole del pericolo, ma la riapertura degli uffici e il rischio di perdere il lavoro spingono le persone ad andare a lavorare affollando gli autobus e le strade. La povertà e la fame aumentano sempre più, spesso anche nei giornali vengono riportate notizie di persone morte di fame. Il disagio sociale è fortissimo e ci sono risse ogni giorno. Questo è il periodo più difficile a livello sociale che io abbia mai affrontato.

1 luglio
Siccome ancora non sono state riaperte le scuole e per i bambini non ci sono lezioni né in presenza né on-line, è stato deciso dall’amministrazione governativa di distribuire, insieme al cibo, anche libri per esercizi scolastici e altro materiale come quaderni, penne ecc.

7 luglio
In questo periodo stiamo portando forniture di cibo ad alcuni villaggi all’interno delle foreste, lontani dalle città, dove vivono famiglie che sopravvivevano vendendo prodotti di artigianato come piatti di foglie, ceste, statuine di ottone e manufatti di stagno. Ora nessuno compra i loro prodotti e non ricevono aiuti governativi sia perché è difficile raggiungerli, specie ora che è cominciata la stagione dei monsoni, sia perché molte famiglie non risultano residenti e quindi sono sconosciute alle amministrazioni. Questa gente sta sopravvivendo da settimane mangiando solo riso soffiato allungato con acqua.
La situazione in India sta peggiorando ancora e io penso che non abbiamo nessuna possibilità di combattere il virus finché non arriverà un vaccino. Probabilmente per molto tempo ancora dovremo affrontare il rischio di essere contagiati e perdere qualche persona cara. La moglie di Rohit* ha perso il bambino che stava aspettando molto probabilmente a causa del coronavirus, infatti è risultata positiva. Anche il padre di un ragazzo che noi sosteniamo è morto. Aveva 34 anni. Da oggi il West Bengala è di nuovo in Lockdown. Uffici, industrie, centri commerciali, trasporti sono stati richiusi.

* collaboratore di Sharmista che lavora per Bhalobasa

17 luglio
Cara Irene mam,
come avrete letto, in India oggi abbiamo superato un milione di casi. Ma i numeri che vengono divulgati sono solo quelli dei casi che sono stati testati e registrati, la realtà è molto diversa. In questo periodo persone che conosco, specialmente di famiglie che vivono negli slum, hanno perso la vita. Molto recentemente un altro bambino dei nostri ha perso suo padre che aveva 37 anni. Qui tutti sono sotto shock e panico, molte persone infette hanno paura di dirlo o andare dai medici, per non essere isolate dalla società. Molte volte capiamo che la persona è infetta solo dopo che è morta. Spero che il prossimo futuro ci porti qualche no

vità migliore. Di nuovo porgo la mia sincera gratitudine a voi tutti, ai volontari, ai benefattori per ogni vostro sforzo, per essere con noi in questa difficile situazione.

5 agosto
Come sapete in questo momento l’India è lo stato con il più alto numero di morti e di nuovi casi al giorno. La situzione sta ancora peggiorando e la gente è più preoccupata per la povertà e la mancanza di lavoro che per il Covid. Noi stiamo imparando ad affrontare il virus ogni giorno. Il governo promuove l’aumento dei livelli di immunità, ma tu immagina i milioni di persone che vivono per strada e nei villaggi senza lavoro, colpiti da alluvioni e frane, mentre combattono per un pugno di cibo…l’immunità è una grande questione per un paese come l’India.
Durante questo periodo di pandemia i nostri collaboratori sono stati in prima linea, per portare il cibo e materiale scolastico alle famiglie dei villaggi che vengono sostenute dagli aiuti statali. Hanno fatto campagne di sensibilizzazione sulla protezione contro il virus a quelle popolazioni ancora analfabete, hanno fornito i dati al governo locale sugli emigranti ritornati ai villaggi e hanno assicurato che facessero la quarantena all’interno delle scuole statali. Alcuni di loro si sono ammalati, ma una volta guariti sono tornati sul campo. Oggi è ancora una giornata di lockdown completo e ce ne saranno altre durante tutto il mese di agosto. Ma durante questo mese ci sono anche diverse festività civili e religiose e in quei giorni non ci sarà lockdown e la gente sicuramente sarà in giro più dei giorni normali….

La situazione ufficiale dell’India al 17 agosto è la seguente: 2,6 milioni di contagiati, 50.000 morti per covid. Noi amici di Bhalobasa ci chiediamo: quanti morti per Covid non diagnosticato? E per fame e stenti?

L’India registra oggi, 27 agosto 2020, purtroppo, il più alto numero di casi di Covid-19 registrati in 24 ore in un solo Paese: quasi 76.000 positivi. Sono oltre 59.000 le vittime.
Il totale delle persone positive dall’inizio della pandemia ha superato i 3.300.000.

Una situazione terribile che ci fa stare in grande apprensione, per i nostri referenti, amici, per i ‘nostri’ bambini e bambine, e che ci spinge a cercare di fare sempre di più, a impegnarci ancora più intensamente per il Paese in cui la nostra associazione è nata, 29 anni fa, e per il Bengala Occidentale, Kolkata, le città e i villaggi in cui abbiamo sostegni a distanza e progetti (la loro lista completa nella sezione progetti di questo sito, cliccando sull’India nella cartina, per informazioni: progetti@bhalobasa.it.

La nostra volontaria Benedetta Ferri, del settore progetti, che collabora con noi dalla Sardegna e che ringraziamo per la sua passione e per tutto quello che sta facendo per Bhalobasa, ha redatto questo report che sintetizza i principali interventi che stiamo portando avanti nel Paese.
A breve pubblicheremo anche un estratto del carteggio con la responsabile del nostro ufficio indiano, Sharmistha Singha Roy, dall’inizio della pandemia. Una testimonianza lucida e dolorosa, unica.

“A marzo iniziò così, con questa foto e un vostro immenso augurio per tutti noi italiani, e ora a distanza di mesi siamo noi che vi pensiamo ogni giorno, confidando che possiate ripartire più forti di prima con il coraggio e il sorriso che vi contraddistingue e che ci sbalordisce sempre più.
Il Paese, come è noto, ha il terzo numero di casi più alto al mondo dopo gli Stati Uniti e il Brasile. Ma come poter stimare il numero reale di morti? Da mesi ormai, con la chiusura totale di tutte le attività e la proibizione di spostamenti, la parte più povera della popolazione indiana, quella che sopravviveva grazie a piccole attività saltuarie, è caduta in una miseria ancora più marcata. E poi, come si fa chiedere di restare a casa se migliaia di famiglie vivono sui marciapiedi di Calcutta?
La nostra ONLUS collabora con alcune organizzazioni no profit nello stato indiano del Bengala Occidentale e ha deciso di sostenere le persone più in difficoltà, fornendo loro beni di prima necessità.
Bhalobasa, in accordo con i suoi referenti locali, sta quindi portando avanti alcune attività, per supportare le persone più deboli della popolazione:
🔸formazione di operatori sanitari, di personale di supporto, di personale delle ONG, nel distretto di Burdwan e Hooghly;
🔹promozione di campagne di sensibilizzazione e comunicazione sulla prevenzione del contagio;
🔸visite porta a porta a Burdwan, Birbhum, Hooghly, Parganas e Calcutta
🔹consegna di mascherine, distribuzione di sapone, disinfettante e igienizzante a 10.000 persone;
🔸distribuzione di pasti a base di cibi cotti a famiglie di Calcutta senza casa e che vivono per strada e sui marciapiedi:
🔹distribuzione di generi alimentari alle famiglie dei villaggi.”

STORIA DI DEBBY, PIANISTA SULL’OCEANO,
di Silvia Marini

Le cose vanno così, nella grande famiglia Bhalobasa. Tutto nasce un po’ per caso, da una scintilla che si accende e, in qualche modo, indica il percorso.
Nel 2017 un gruppo di viaggiatori approda nell’isola di Gossaba, sul delta del Gange, luogo un po’ magico, ai confini del mondo… Massimo e Irene, con la consapevole esperienza, maturata in lunghi viaggi in India, guidano il gruppo. Tante persone diverse, mosse da diversi perché, lasciano agio e comodità, per intraprendere un cammino di conoscenza, che apre porte e lascia segni indelebili nella coscienza.
Ed ecco dunque l’isola di Gossaba! Father Ujjwal Mondal, parroco di Gossaba, con cui Bhalobasa collabora da anni, presenta una terra bellissima e sofferente, dove le persone lottano per soddisfare bisogni elementari, dove i contrasti appaiono nella loro drammatica evidenza.
Father Hujjwal è persona concreta, abituata ad affrontare problemi e spesso a risolverli. Ci parla di un bambino, della sua mamma, del suo destino. Ed è così che incontriamo Debby! Il ragazzo è sveglio, intelligente e sensibile, ama la musica e la conoscenza. Frequenta una English Medium School e suona il pianoforte. Talenti a profusione che si scontrano con un antico ostacolo: il denaro, la mancanza cronica di possibilità economiche. La situazione diventa drammatica alla morte del padre di Debby. Il fragile equilibrio precipita. Orfani e vedove non hanno vita facile in alcuni angoli del mondo. Debby e la mamma vengono accolti da uno zio, ma per poco tempo. Devono trovare una nuova sistemazione, che consenta loro di vivere serenamente e permetta al ragazzo di proseguire gli studi.
Ed è su questo terreno che ci incontriamo. Ed è così che nascono le storie belle di cui è costellato il cammino di Bhalobasa. Father Ujjwal chiede collaborazione. I viaggiatori non hanno dubbi. Contatti frenetici India – Italia, decisioni rapide, dettate dal bisogno istintivo di scegliere la via del fare, la via del bene.

Il progetto parte. Un gruppo di amici si innamora del piccolo pianista sull’oceano indiano, decide di sostenerne gli studi e, più recentemente, anche di finanziare la costruzione di un’abitazione dignitosa per la mamma. E noi seguiamo il nostro amico, mentre, nelle vesti di piccolo muratore, contribuisce alla costruzione della casa che li accoglierà.
Nasce così il progetto n. 548 “Un tetto per Debby e la sua mamma”, cui molti hanno collaborato, inviando donazioni. https://www.bhalobasa.it/progetti/info-progetto/?id=548

La storia di Debby e della sua mamma è emblematica, ben rappresenta la realtà indiana, a doppia velocità: crescita per pochi, dura fatica quotidiana per tanti.
Ancora una volta pensiamo che noi non cambieremo il mondo, ma forse possiamo facilitare il cammino delle persone che incontriamo. Animati da questa convinzione, regaliamo a chi ci ha seguito, note di speranza…